Shemà. Commento al Vangelo del 28 dicembre della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

***

IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mt 2, 13-18

lunedì 28 dicembre 2020

I SANTI INNOCENTI

Oggi, in questa festività del Natale del Signore che la liturgia ci fa continuare a vivere, contempliamo l’innocenza uccisa e violata da chi si lascia accecare gli occhi del cuore e trama violenza contro la vita. Ogni volta che l’innocenza viene uccisa in realtà si uccide la vita, si opera per la distruzione, la morte e il dolore. Il vangelo ci mostra la motivazione per cui Erode, uomo corrotto e diventato ormai oggetto del male, decide di uccidere tutti i bambini di Betlemme: i Magi erano passati per un’altra strada, non erano tornati da lui a dare informazioni sul bambino. Ecco il Vangelo ci avverte in modo chiaro che quando noi scegliamo di prendere un’altra strada rispetto alle illusioni e alle adulazioni del mondo, il male sempre risponde con le sue armi e le sue minacce. Ma noi non possiamo non scegliere la via della luce, perché abbiamo fiducia in Dio e crediamo nella tenerezza potente del piccolo Bambino divino, crediamo che Gesù Bambino è il mite agnello redentore, che redime il male del mondo e porta consolazione alle madri e agli innocenti privati della vita, in anticipo.

La profezia citata alla fine di questo testo del Vangelo secondo Matteo che, più degli altri Vangeli,  si preoccupa di mostrare come in Gesù si compiano  tutte le profezie, ci trasmette la profezia del dolore delle madri che vedono la violazione della vita, la privazione dell’innocenza e dell’infanzia, la morte, anticipata dalle trame malefiche di chi si lascia dominare dall’odio, che toglie la speranza. Oggi il Vangelo ci annuncia che anche questa profezia di dolore e di tormento trova consolazione solo in Gesù Bambino, nella celebrazione del Natale del Signore, perché nel mistero della Natività si contempla la nascita di Gesù come redenzione, quella redenzione che Gesù compie sulla croce, nella Sua Pasqua, in cui tutti siamo immersi grazie al dono della fede battesimale della Chiesa. Ma il Vangelo di oggi ci suggerisce anche il metodo più efficace per restare puri di cuore e vivere  nell’innocenza che il Bambino Gesù desidera donarci. Il grande rimedio che il vangelo ci indica per non comprometterci col male e perché le nostre azioni non arrivino mai a compiere atti contro la vita, è comportarci come Giuseppe che, lo leggiamo nel testo, non scende a compromessi, non si dà il tempo di dubitare, ma agisce a favore della vita, per difendere la vita della sua famiglia, la vita del piccolo Bambino divino che gli è stato affidato per vocazione, diventando lui salvatore di Colui che ci salva tutti.  Giuseppe ancora una volta, come quando accolse Maria, si fida del suo sogno e diventa per noi un esempio di vittoria davanti alle trame del male perché anche lui si dirige per una nuova via e và verso l’Egitto, compie un giro strano, ma è il viaggio dell’Esodo, fa un nuovo esodo, per compiere ancora la profezia che rievoca la Pasqua del popolo ebraico. Giuseppe, con la sua famiglia, vive una Pasqua nascosta agli occhi di tutti, ma il cui valore profetico è fondamentale perché è profezia della redenzione e ci mostra come solo Gesù Bambino, il Salvatore salvato dalla strage del male grazie all’integrità di Giuseppe, è il Signore della vita a cui possiamo affidare ogni nostro dolore. Ricordiamolo in questo giorno di luce: non esiste macchia o colpa che il Bambino Gesù non sia in grado di consolare, non esiste vita che il Bambino Gesù non possa redimere. Buona giornata e buon Natale!

Mt 2, 13-18

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments