Grazie ad Obama le “Primavere arabe” continuano a produrre guerre, terrorismo islamico e paesi divisi


IL BILANCIO A 10 ANNI DALLE PRIMAVERE ARABE: TRA MACERIE E TERRORISMO ISLAMICO

Di Umberto Spiniello

Dieci anni fa presero il via le così dette primavere arabe.

Il rivenditore ambulante di frutta Mohamed Bouazizi si diede fuoco in strada per inscenare un’ultima estrema protesta contro i continui soprusi subiti per mano della polizia del regime di Zine el Abidine Ben Ali.

Il suo gesto scatenò un movimento inaspettato di rivolta contro la dittatura che dilagò l’anno successivo in tutto il mondo arabo.

Iniziò così il movimento conosciuto come Primavera araba, che convogliò l’entusiasmo e il desiderio di cambiamento di migliaia di giovani nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.

Negli Stati Uniti il premio Nobel per la pace Barack Obama, avviò delle mirate scelte di politica estera, volta a fomentare ed supportare queste rivolte, in particolare in Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen e Bahrein.

Ma ben presto tutto si trasformò rapidamente in incubo e a dieci anni di distanza di quell’esperienza rimangono soprattutto le macerie: centinaia di migliaia di morti, guerre civili, terrorismo islamico, paesi divisi  o distrutti, caos e disperazione che hanno fatto la fortuna sopratutto del leader turco Erdogan e portato alla luce la debolezza e la divisione dell’Unione Europea.

Le Primavere arabe non sarebbero state possibili senza la politica di Barack Obama.

Il presidente americano,  prima scaricò Tahrir Mubarak, alleato decennale degli Usa, dietro le pressanti proteste di piazza, poi salutò con entusiasmo l’elezione a presidente di Morsi, infine non denunciò mai il colpo di Stato di Al Sisi, lasciando dichiarare al suo segretario di Stato, John Kerry: “La rivoluzione è stata rubata dai Fratelli musulmani”.

Gravissimo anche l’improvviso via libera per il bombardamento della Libia, che portò il paese ad una sanguinosa guerra civile, e fece di tutto per appoggiare le milizie islamiche siriane e abbattere Assad.

Obama resta sordo alle richieste di aiuto internazionale per la repressione delle proteste in Bahrain, appoggiando militarmente la ricca Arabia Saudita a scapito dello Yemen.

Infine in Siria ha finanziato i ribelli siriani, facilitando la diffusione dell’Isis.

Purtroppo anche l’Unione Europea ha giocato il suo ruolo nel fomentare le primavere arabe: in Libia sono prevalsi gli egoismi nazionali della Francia, che hanno portato direttamente al disastro della crisi migratoria degli ultimi anni ed è l’Italia a pagarne le conseguenze peggiori.

In Siria i paesi europei hanno seguito ciecamente gli Stati Uniti di Obama alimentando la guerra e ignorando che grazie al conflitto, l’Isis diventava sempre più forte e reclutava sempre più terroristi proprio in Europa, spingendoli a compiere attentati nei loro stessi paesi. Infine, sperando di mitigare il fenomeno migratorio incontrollato, l’Ue si è ritrovata in una condizione di sudditanza  alla Turchia di Erdogan, il quale usa i migranti per ricattare l’Ue.

Il grave errore commesso dall’UE e dagli USA di Obama resta quello di aver considerato il valore della libertà politica al disopra della dignità umana. In questo senso suonano profetiche le parole che Fouad Twal, patriarca della Chiesa cattolica latina di Gerusalemme, disse nel 2013: “Tra vivere con un regime imperfetto, dittatoriale e cercare di cambiarlo facendo 80 mila morti e un milione e mezzo di rifugiati, ebbene, io preferisco vivere con un regime imperfetto e con un dittatore. Non si possono accettare 80 mila morti e milioni di rifugiati per il gusto di cambiare”. 

Dopo dieci anni gli 80 mila morti sono divenuti almeno 400 mila e gli sfollati quasi 10 milioni e il terrorismo islamico continua a reclutare combattenti.

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments