2021 anno di riscatto, pandemico e senza antidoto


RISCATTO È LA PAROLA DEL 2021. CON L’AUGURIO CHE DAL DESIDERIO DI RISCATTO POSSIATE ESSERE CONTAGIATI COPIOSAMENTE, CHE NESSUN ANTIDOTO POSSA CURARVI E NESSUN VACCINO POSSA RENDERVI IMMUNI.”

Di Dalila di Dio

Così, ci siamo lasciati alle spalle il 2020.

L’annus horribilis.

Quello che alcuni hanno definito lo spartiacque tra una vecchia e una nuova concezione del mondo.

L’anno in cui l’Italia ha conosciuto il significato della parola lockdown, la privazione della libertà per atto amministrativo, le autocertificazioni con cui giustificare all’esercito, per strada, i propri spostamenti.

L’anno in cui abbiamo appreso che il Governo “permette”, “consente”, scandisce – con un elenco piuttosto confuso – ciò che è possibile e non possibile fare.

È stato l’anno delle dirette in prima serata per scoprire che ne sarebbe stato di noi. Tutti davanti alla televisione per conoscere il nostro colore e con quel colore la misura della libertà consentita per quella settimana.

Un tempo era “a letto dopo Carosello”. Oggi tutti a nanna dopo Casalino, che domani grazie alle FAQ – nuova fonte del diritto – comprenderemo il perimetro della libertà di ciascuno.

Il 2020 è stato l’anno in cui abbiamo cominciato a guardarci l’un l’altro con sospetto.

Affacciati alle finestre a gridare contro quelle tre persone ferme a scambiare qualche parola per strada: “Assembramento, che delinquenti!”

È stato l’anno in cui molti Italiani hanno cominciato a fotografare la gente per le vie, per esporla al pubblico ludibrio dei social.

Troppa gente in giro e certamente senza una buona ragione.

Loro, invece – le sentinelle – una buona ragione per stare in giro ce l’avevano sempre.

È stato l’anno in cui qualcuno ha pensato di denunciare il vicino che aveva troppe persone in casa.

L’anno sublime per legalisti, attaccabrighe professionisti, cercatori di pretesti: mille e una opportunità per impicciarsi degli affari altrui, catechizzare il prossimo, dare il via alla reprimenda.

È stato l’anno in cui “dovete stare a casa!”, “con tutti questi morti come potete pensare al ristorante!”, “siete ridicoli a parlare di parrucchieri e centri estetici!”: parola di gente con lo stipendio garantito e/o con il conto in banca pingue.

Il 2020 è stato l’anno del distanziamento sociale, della mascherina che copre i volti, del divieto di abbracci e strette di mano.

L’anno del lavoro da casa, della scuola da casa, della formazione da casa, dell’allenamento a casa.

Qualcuno ha cominciato presto, troppo presto, a farsene una ragione.

Prima ti stranisci, poi accetti, dopo di abitui ed infine impari ad amare la gabbia.

Impari a vedere il bello in questa nuova realtà, scarsa di umanità: l’era D.C.

Non più avanti Cristo e dopo Cristo ma avanti Covid e dopo Covid“: così sussurrava, mellifluo, il sopravvissuto Massimo Giannini nelle decine di passerelle televisive post tampone positivo.

Paura. La parola del 2020 è stata paura.

Non Covid, non tampone, non asintomatico.

PAURA. Che è cosa diversa da consapevolezza, responsabilità, buonsenso.

È qualcosa che abolisce ogni altro criterio di valutazione.

Quella paura fatta di martellamento continuo e costante, di condanna del dissenso, del dubbio.

Quella paura con la quale vi hanno convinti a lasciar perdere col pensiero razionale, ad accettare tutto “per il vostro bene”, a non contestare le assurdità di una gestione quantomeno discutibile perché “ci vuole unità”.

Il 2020 è stato l’anno in cui – per quella paura – molti, troppi, hanno abiurato, hanno desistito, hanno rimesso nelle mani di chi comanda – non governa, comanda – le sorti della loro esistenza e di un Paese intero, rinunciando a porsi domande, a sollevare questioni, ad opporre resistenza.

L’anno in cui vi hanno convinti che quando le cose andavano bene fosse merito loro, quando andavano male colpa del Popolo.

È stato l’anno in cui – con la paura- vi hanno convinti che la salute fosse più importante della libertà, della dignità, della famiglia, del lavoro.

Quella paura con la quale vi hanno persuasi a barattare “la libertà con la sanità, il lavoro con la salute, la comunità con l’immunità, la dignità con la sopravvivenza, la famiglia con l’incolumità, i diritti con la protezione, la salvezza con la pubblica sicurezza” (così, Marcello Veneziani su La Verità, il 31.12.2020).

Ciononostante, non ne siamo venuti fuori. Ciononostante, siamo il Paese con il maggior numero di morti per 100mila abitanti.

E qualcuno si ostina a dirvi che non dovete dubitare, che ci è andata bene, che sarebbe potuta andare peggio, che “se ci fossero stati quegli altri – quali altri? -saremmo perduti!”

Il mio augurio, per l’anno appena iniziato, è che possiate liberarvi della paura e ritrovare la strada.

Che questo Paese possa riprendere il controllo che ha lasciato ad una pletora di impostori e rifiutarsi di accettare la “nuova normalità” imposta per decreto.

‘Che c’è un solo spartiacque nella storia dell’umanità, uno solo innanzi a cui prostrarsi, uno solo in cui avere fede, e non sarà mai un virus o un vaccino.

‘Che siamo Popolo ma non sudditi.

‘Che la libertà è il bene più prezioso, supremo, senza tutto il resto perde di senso e di valore.

Riscatto è la mia parola per l’anno nuovo, con l’augurio che dal desiderio di riscatto possiate essere contagiati copiosamente, che nessun antidoto possa curarvi e nessun vaccino possa rendervi immuni.

Buon 2021 di riscatto.


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