Shemà. Commento al Vangelo del 4 gennaio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

 

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: lunedì 4 Gennaio 2021

Oggi il Vangelo ci presenta quello che per gli esegeti può essere identificato come “il secondo giorno” della “settimana inaugurale della vita pubblica di Gesù”, per il fatto che, nel primo capitolo del vangelo secondo Giovanni, ricorre, per ben tre volte (vv. 29, 35 e 43), l’espressione temporale “il giorno dopo”. Nel primo giorno Giovanni, interrogato sulla realtà messianica della sua vocazione, dichiara di essere voce nel deserto per preparare la via al Messia; nel secondo giorno, che è appunto il nostro testo, il Battista invita due dei suoi discepoli, Andrea e il discepolo amato, a seguire  Gesù che appena prima aveva indicato come l’“Agnello di Dio”, (che nella lingua aramaica può significare anche “Servo di Dio”, e quindi, Messia). Lo stesso giorno Andrea, dopo essere stato a casa di Gesù, racconta la sua esperienza al fratello Simone e lo porta a incontrare personalmente Gesù. L’indicazione temporale si  ripeterà oltre il nostro testo per raccontare il giorno successivo, in cui avviene la chiamata dei due discepoli: Filippo e Natanaele (cf. Gv 1,43-51). Ci troviamo di fronte quindi a un testo intenso, le cui espressioni sono molto profonde, come proprio dello stile di Giovanni. Analizziamone solo alcune: il testo inizia e termina con l’espressione “fissare lo sguardo”, che significa, alla lettera “guardare dentro“. Il primo elemento che si può sottolineare, allora, è lo sguardo, che esprime la relazione intensa tra Giovanni e Gesù (v. 35); tra Gesù e i due discepoli (v. 38); tra i discepoli e Gesù (vv. 38-39); e perfino tra Gesù e tutti noi, attraverso la persona di Pietro (v. 42). Un altro elemento molto interessante è come in questo testo emerga la dinamica interiore del credente. Ma per descrivere questa dinamica, è importante prima osservare i movimenti di Gesù: innanzi tutto Gesù cammina lungo il mare, che simbolicamente indica la nostra vita; poi si volta e si ferma, per poter fissare lo sguardo nella vita dei due discepoli, per amarli. Il fatto che Gesù “si volta”, vuol dire che cambia direzione, perché lascia la sua condizione di prima e ne assume un’altra: quella che gli consente di parlare, di entrare in relazione con i discepoli. Gesù quindi si volta perché il nostro movimento, il movimento di chi lo segue, non sia un semplice andare dietro a una persona, ma un dirigersi verso la Persona del Figlio di Dio. E Gesù, nel voltarsi, pone anche una domanda fondamentale, che dovremmo sempre avere presente nella vita, ogni giorno: “Che cosa cercate?”. In tutto il Vangelo di Giovanni questa è la prima domanda di Gesù, a dire che prima di mettersi in cammino dietro di Lui è importante conoscere ciò che il nostro cuore desidera veramente. Solo se la nostra ricerca parte da un desiderio profondo e autentico è possibile iniziare davvero un cammino, un percorso che ci muove e ci cambia la vita. Infatti la risposta di Gesù è invito a questo tipo di movimento: “Venite e vedrete”. Andare verso di Lui, senza vedere adesso, ma fidandosi di Lui. Così anche i due primi discepoli  cambiano cammino: lasciano Giovanni, che per loro era una certezza, e mentre seguono Gesù, gradualmente, vivono l’invito di Gesù perché camminano nella fede, che li porterà a soddisfare i loro desideri, visto che il loro desiderio era quello di conoscere la dimora di Gesù. E il testo conferma che questi due discepoli entrarono nella dimora di Gesù e domorarono  con Lui. Ecco allora la dinamica del credente che questo testo mette in luce: cercare, seguire, dimorare. Ma questa, se ci pensiamo bene, è anche la dinamica dell’amore! Allora oggi non ci resta che chiedere allo Spirito Santo che, all’inizio di questo anno nuovo, anche noi possiamo sentirci spinti in questa dinamica dell’amore che ci mette in movimento, ci fa correre di gioia verso gli altri e , come Andrea, che troviamo alla fine di questo testo, annuciare a tutti “Abbiamo trovato il Messia”. Buona giornata! 

Gv 1,35-42

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos

 


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