Shemà. Commento al Vangelo del 5 gennaio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: martedì 5 gennaio 2021

Il Vangelo di oggi continua il movimento di luce e di vita in cui questo testo si inserisce. Siamo nel primo capitolo del Vangelo secondo Giovanni e, come abbiamo accennato ieri, secondo gli studiosi lo stile dinamico e simbolico di Giovanni lascia trasparire una scadenza temporale attraverso l’espressione “il giorno dopo“. Come però possiamo osservare, nel testo liturgico, cioè in quello quello che ascoltiamo nella liturgia, l’espressione “il giorno dopo” è sostituita con un generico “in quel tempo“. Questo avviene spesso  per i brani evangelici proposti nella celebrazione liturgica, non per macchinazioni strane, ma semplicemente perché la liturgia non dà così importanza al tempo in cui si svolgono storicamente i fatti, quanto piuttosto all’aspetto celebrativo della Parola di Dio per la vita dei credenti. Tuttavia, per inserire il testo nel suo giusto contesto, ci torna utile comunque sapere che  gli eventi raccontati dal Vangelo di oggi sono collocabili al giorno successivo rispetto agli eventi raccontati nel Vangelo ascoltato ieri, semplicemente perché ci si accorge di essere dentro un movimento che ha una scadenza temporale, di cui quasi si percepisce il ritmo. Ieri Gesù veniva seguito da Andrea e dal discepolo amato fino alla sua casa. Poi Andrea, uno dei due discepoli, tornato a casa sua, parla di Gesù a suo fratello Simone e lo fa incontrare personalmente con Gesù. Oggi Gesù è ancora in Galilea e viene seguito da Filippo, e si ripete quasi un passaggio simile a quello di ieri: Filippo porta Natanaele da Gesù. Viene come definito un ritmo che produce una dilatazione della grazia: Tutto nasce da un incontro con Gesù, ma da questo unico incontro si generano altri incontri. Nell’incontro, quindi, si sperimenta una chiamata, che invece è sempre la stessa per tutti:  “Seguimi!” “akolutheimi” in greco, che vuol dire camminare dietro, seguire il passo. Questo è richiesto ai discepoli: non fare penitenza, non eseguire delle istruzioni, non seguire delle idee o dei principi, ma camminare al passo di Gesù, insieme a Lui. Nella Bibbia l’atto del camminare è anche simbolico: chi cammina va avanti, progredisce e quindi non si ferma, ma vive! sarà quindi Filippo a parlare di Gesù a Natanaele, che si rivela scettico in quanto conoscitore delle profezie le quali attestano la venuta del Messia da Betlemme di  Giudea e non da Nazareth, ma Filippo non dà spiegazioni: «Vieni e vedi», gli risponde. Filippo ci insegna ad essere bravi evangelizzatori, perché possiamo portare tutti a Gesù: non imporre, ma invitare perché nessuno crede senza aver visto, senza avere le prove dell’amore di Dio che tocca e guarisce le ferite della vita. Questo succede a Natanaele, un uomo credente e studioso, che aspettava il messia secondo l’insegnamento ufficiale dell’epoca. Solo quando vede, anzi, qunado ha avuto la certezza di essere stato visto da Gesù in quel momento particolare della sua vita, quando era sotto il fico, allora ha saputo accogliere la possibilità che il progetto di Dio non sempre è come tutti immaginiamo o desideriamo che sia. Certo, gli studiosi si sono soffermati a cercare di capire cosa significhi “stare sotto al fico” e ci sono diverse spiegazioni: il tempo dedicato allo studio della Torah, oppure il simbolo di Israele (cf. Mi 4,4; Zc 3,10; 1Re 5,5), ma ciò che è importante è che in quell’incontro Natanaele cambia il suo modo di vedere e fa la sua professione di fede in Gesù: : “Maestro, tu sei il Figlio di Dio: tu sei il re di Israele“. E Gesù spinge in avanti la fiducia di Natanaele, invitandolo alla fedeltà, perché promette la visione del cielo aperto e di angeli salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo, visione che è poi il compimento della missione di Gesù. Per un israelita colto come Natanaele non era difficile accostare questa rivelazione che Gesù gli profetizza, con il celebre sogno di Giacobbe  (Gen 28,10-22). Gesù rivela che Lui è la realizzazione, il compimento di tutte le promesse e le benedizioni fatte a Israele nella storia. Preghiamo allora oggi che anche noi possiamo ricevere oggi la grazia non solo di seguire Gesù, ma di essergli fedeli per riconoscere in Gesù la fonte di ogni benedizione che abbiamo ricevuto nella nostra vita. Lodiamo Gesù che si è fatto incontrare da noi e ci apre gli occhi alla visione della sua  Presenza di luce che ci rende luminosi, per illuminare tutti quelli che incontreremo oggi. Buona giornata!

Gv 1,43-51

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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