Il rider aggredito è lo specchio dell’Italia d’oggi (e del perdono cristiano)


L’ITALIANO MEDIO CREDE CHE NEL DELINQUERE ORAMAI NON CI SIA QUASI PIÙ NULLA DI MALE! COME UN VERO CRISTIANO DOVREBBE SAPER FARE, IL RIDER AGGREDITO (E DERUBATO) HA PERDONATO I SUOI ASSALITORI

Di Alessandro Puma

Da TV e giornali abbiamo appreso la notizia del rider aggredito a Napoli da alcuni minorenni e da altri maggiorenni, unicamente per essere derubato del suo mezzo di lavoro, uno scooter, indispensabile appunto per potersi spostare per le vie della città nell’effettuare le sue consegne.

Il caso, in sé, purtroppo, non farebbe neanche notizia (la microcriminalità fa riferimento al famigerato quartiere di Secondigliano e al paese di Ottaviano, nella provincia napoletana) se non fosse che, nonostante sia stato malmenato e minacciato con coltello e pistola, l’onesto e integerrimo rider abbia dichiarato che, in realtà, “si tratta solo di ragazzini“.

Ora, al di là della stima che si può legittimamente provare nei confronti della vittima, che ha anche giustamente reagito per difendersi, il fatto che un furto con minaccia e aggressione possa essere definito una “ragazzata”, ci fa capire la tragicità in cui versa non solo la città di Napoli, abituata a forme di criminalità la cui quotidianità rende quasi normali, come un fatto fisiologico, ma l’Italia intera, la cui ‘napoletanitá’ ne rappresenta, in qualche modo, il lato oscuro.

Con questo termine intendo quella forma mentis che fa credere all’italiano medio che, nel delinquere, non ci sia ormai quasi più nulla di male e che, anzi, si tratti di un modo per ottenere quel che si vuole in barba alle convenzioni sociali.

Del resto, quando ormai anche la cosiddetta classe dirigenziale finisce sotto i riflettori per le sue più o meno frequenti ruberie, chi è che impedisce al cittadino un po’ più ‘furbo’ (o mafioso) dell’altro di far valere la sua prepotenza? Dov’è l’etica cristiana in tutto questo?

Per fortuna c’è ancora speranza, e anche questa volta ci viene data proprio dalla vittima della vessazione.

Cioè l’apparente semplicità del fatto – che non è mai semplice ma sempre umanamente, e maledettamente, difficile – che l’aggredito (e derubato) ha subito PERDONATO (mi siano consentite le maiuscole) i propri aggressori, esattamente come un vero cristiano dovrebbe saper fare.

Ciò è dovuto anche all’intelligenza della vittima che sa, come sapeva Gesù sulla croce, che quei ragazzini, o popolani, o farisei che dir si voglia, “non sanno quello che fanno”, molto probabilmente perché non hanno mai avuto esempi positivi in famiglia – per chi ce l’ha – che ha spiegato loro il modo in cui si sa ciò che si fa (cioè il modo di distinguere il bene dal male).

E’ stata notevole, del resto, la solidarietà del popolo napoletano che, va detto, ha stigmatizzato l’evento e ha preso le parti del malcapitato, il quale ne ha approfittato per segnalare come quello di rider non sia il suo vero mestiere, auspicando che possa tornare a fare quello realmente suo, cioè il macellaio.

L’uomo ha dato così voce, una volta di più, al malcontento generale di molti, troppi, italiani costretti a svolgere un lavoro di non propria competenza a causa di una crisi che dura ormai da parecchie generazioni e alla quale i politici di oggi sembrano sempre più indifferenti, impegnati come sono a spartirsi le poltrone.

 


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L’esercizio del perdono è oggi quanto mai necessario , reca un’urgenza sociale che mai prima d’ora richiama al bisogno di interiorizzare il male per estrarne il bene per fare in modo che il perdono diventi un collante che esula dalla socialità tecnocratica, il perdono e’ un cammino lentissimo e velocissimo allo stesso tempo , richiede la capacità di uscire dal proprio dolore per comprendere il male “Tu mi hai dato il tuo male, io l’ho accolto nel mio cuore ed è diventato dolore, da lì non se ne vuole andare perche’ vuole diventare AMORE”,questo io scrivo in “18 millimetri di indifferenza” e questo è quello che sta succedendo il male vuole farsi curare per diventare bene ??, ci vuole un coraggio senza limiti. La politica non puo’ sostituirsi alla fede la quale è interrogazione costante dell’esistente , di ciò che noi non capiamo,, la fede deve RITORNARE AD ESSERE AL CENTRO DELL’UOMO SOLO IN QUESTO MODO POSSIAMO SALVARCI dalla vendetta, dalla rabbia , dal male .

Il perdono da parte del derubato va bene, è cristiano. Sono d’accordo. Ma questo non può e non deve deresponsabilizzare lo Stato, nè dal cercare di prevenire, nè di reprimere, nè di punire. La delinquenza aumenta non perché una brava e buona persona perdona, aumenta per la connivenza o l’assenza dello Stato e delle sue istituzioni. Che alla fine anziché applicare le leggi che dovrebbero proteggere i cittadini dai delinquenti, di qualsiasi età, ragiona nello stesso modo del signore napoletano, come se anche i rappresentanti delle istituzioni fossero private persone. Penso anche che un eccesso di “perdonismo” non permette a questi giovanissimi di capire la gravità di ciò che hanno fatto, e che probabilmente non è nemmeno la prima volta. E se non capiscono la gravità di un certo modo di vivere, prima o poi la loro vita sarà completamente rovinata, perché nessuno ha insegnato loro, con le parole e con i fatti, che la vita è una responsabilità e non un video game al computer.