La centralità della difesa della vita umana per la Dottrina sociale della Chiesa


È PRIORITARIO “SITUARE LA RIFLESSIONE SULLA DIFESA DELLA VITA, ANCHE QUELLA CONDOTTA DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO-MEDICO, DENTRO LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, OSSIA DENTRO IL RAPPORTO DELLA CHIESA CON IL MONDO”

Di Giuseppe Brienza

La “Marcia nazionale per la vita” ha preso avvio nel nostro Paese nel 2011 in un piccolo centro, Desenzano del Garda (Vr), riscuotendo una tale adesione, pur nell’assenza di ogni “copertura” mediatica di rilievo (compresa quella delle Tv e testate cattoliche nazionali), da indurre gli organizzatori a ripeterla a partire dal 2012 anno a Roma, sempre nel mese di maggio.

La manifestazione è frutto anche del movimento europeo promotore delle “Marce per Vita” che, da diversi anni ormai, ha “innalzato” il livello della mobilitazione non più per attenuare le legislazioni abortiste, secondo una strategia finora perdente, ma per annullarle del tutto.

Come ha sottolineato al proposito il portavoce della Marcia italiana, il giornalista del “Foglio” e de “il Timone” Francesco Agnoli, si è trattato di manifestare «in favore del principio dell’indisponibilità della vita umana innocente e lottare contro l’ingiusta legge 194 del 1978 che ha introdotto l’aborto nel nostro ordinamento nazionale».

Ogni Marcia è preceduta da una giornata di studio, nel corso della quale sono assegnati anche i riconoscimenti a diversi esponenti del mondo pro-life.

Fra le relazioni di particolare interesse tenute durante la consegna di uno di questi riconoscimenti va menzionata quella dell’arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, che ha richiamato la necessità di collocare, in tutto il drammatico rilievo che merita soprattutto ai nostri tempi, il tema della difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale, all’interno della Dottrina sociale della Chiesa.

Il presule, che è anche il fondatore e il Presidente dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa, ha infatti dedicato il principio del suo intervento a ribadire la priorità di «situare la riflessione sulla difesa della vita, anche quella condotta dal punto di vista scientifico-medico, dentro la Dottrina sociale della Chiesa, ossia dentro il rapporto della Chiesa con il mondo. Perché in questo consiste il ruolo pubblico della fede cattolica, che non parla solo all’interiorità delle persone, ma esprime la regalità di Cristo anche sull’ordine temporale e attende la ricapitolazione di tutte le cose in Lui, Alfa e Omega. La regalità di Cristo ha un significato spirituale, certamente, ma ne ha anche uno cosmico e sociale. Senza questa dimensione pubblica, la fede cattolica diventa una gnosi individuale, un culto non del Dio Vero ed Unico ma degli dèi, una setta che persegue obiettivi di rassicurazione psicologica rispetto alla paura di essere “gettati” nell’esistenza» (G. Crepaldi, Il principio della difesa della vita umana e l’impegno pubblico della fede cattolica, in www.vanthuanoservatory.org, 11 maggio 2013).

Evitando tale pericolo, che è morale e intellettuale insieme, ha aggiunto mons. Crepaldi, la Chiesa ed i cattolici ricordano al mondo «che esiste una natura e, in particolare, una natura umana. Non ci sono altre motivazioni valide per chiedere il rispetto del diritto alla vita e, per contro, chi non lo rispetta è perché nega l’esistenza di una natura umana o la riduce ad una serie di fenomeni governati dalla necessità. La vita, invece, ci riconduce alla natura orientata finalisticamente, come lingua, come codice. La nostra cultura ha perso l’idea di fine. Ha cominciato a perderla quando Cartesio ha interpretato il mondo come una macchina e Dio come colui che ha dato un calcio al mondo, o forse anche prima. Oggi viviamo in una cultura postnaturale, come dimostra ampiamente il perversare dell’ideologia del gender, da vedersi come una cultura post-finalistica. Il principio di causalità, che nella filosofia classica, era connesso con quello di finalità, se ne è staccato. La realtà non esprime più un disegno ma solo una sequenza di cause materiali. Rilanciare una cultura della difesa della vita significa allora anche recuperare la cultura della natura e la cultura dei fini».

Il tema della difesa della vita così inteso, ha spiegato l’arcivescovo concludendo il suo intervento al convegno, evidenzia «tutta l’importanza non solo della Marcia per la vita, ma anche di un convegno come questo. Tutta l’importanza del multiforme impegno di chi mi ascolta e delle realtà associative che ognuno di voi ha dietro di sé, a difesa della vita umana nascente. Risultano anche, per contrasto, le gravi conseguenze che un affievolimento di questo impegno porta con sé, e non solo in ordine al tema specifico, appunto la difesa della vita, ma anche in ordine alla vita della fede. La fede nella vita è benefica anche per la vita della fede. Per ottenere questo risultato è necessario collocare il tema della difesa della vita dentro la Dottrina sociale della Chiesa, come del resto ha fatto il Magistero a cominciare dalla Evangelium vitae. In questo caso non si chiude il tema della vita dentro un recinto. In realtà così facendo lo si colloca là dove la Chiesa si interfaccia con il mondo e dove ragione pubblica e fede pubblica dialogano tra loro dentro l’unità della Verità».

 

Mons. Crepaldi, un episcopato al servizio della Chiesa e della Dottrina Sociale Cattolica

A cura di Giuseppe Brienza e Omar Ebrahime

Mons. Giampaolo Crepaldi, nato a Pettorazza Grimani (Rovigo) il 29 settembre 1947, sacerdote dal 1971, è ordinato Vescovo da Giovanni Paolo II il 19 marzo 2001. Attualmente è Arcivescovo di Trieste, Presidente della Commissione “Caritas in veritate” del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e Presidente dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuan” sulla Dottrina Sociale della Chiesa. Autore di numerosi saggi, ha approfondito le questioni relative all’impegno pubblico del cattolico, oltre a quelle connesse dello “statuto” della politica, in volumi di grande interesse e vasto successo come Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa (Cantagalli, prima edizione, Siena 2010). In questo studio assume e rilancia quella visione metafisica della politica che, sola, può restituire un fondamento etico ed epistemologico all’impegno per il bene comune.

Per dirla con Joseph De Maistre, Crepaldi ripropone la visione cattolica di sempre della politica che, va ricordato, risale prima di tutto e rimanda ad una questione teologica. Come ha evidenziato del resto il presidente della Conferenza Episcopale Italiana cardinal Angelo Bagnasco che, nella prefazione curata per Il cattolico in politica, conferma nel modo più chiaro che, questo libro di Crepaldi, “è dedicato al politico, a chi intende, o già lo fa, impegnarsi in un partito, candidarsi alle cariche pubbliche, esercitare ruoli istituzionali o amministrativi”. Come pastore dalla cattedrale di San Giusto, 106mo vescovo di Trieste (dal 4 luglio 2009) Crepaldi ha sempre mostrato operare in piena unità con il Magistero di Pietro, con una fedeltà che non ha mancato di procurargli incomprensioni e, talvolta, contestazioni, ma che lo ha visto sempre proseguire in uno sforzo eroico per incarnare la Tradizione apostolica a garanzia dell’immutabilità del deposito della Fede. Fra le sue iniziative più rilevanti per l’apostolato contemporaneo della cultura, merita senza dubbio menzionare la pubblicazione del “Rapporto annuale sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo”, il fiore all’occhiello dell’attività dell’OsservatorioVan Thuan, documento che è arrivato quest’anno alla quarta edizione e che rappresenta un vero unicum in questo campo. Il Rapporto, che dal 2009 è pubblicato in Italia, in Francia, in Perù per l’America latina e in Spagna, nasce dalla collaborazione di cinque Istituzioni internazionali che si dedicano alla Dottrina sociale della Chiesa. Edito dalle edizioni Cantagalli di Siena, in quasi 200 pagine reca informazioni, sintesi e valutazioni su quanto è stato fatto o rilevato nei cinque continenti nel campo della diffusione della Dottrina sociale della Chiesa. Curato da Mons. Crepaldi insieme al direttore dell’Osservatorio Van Thuan Stefano Fontana, il Rapporto presenta sistematicamente una sintesi introduttiva, una analisi del Magistero del Santo Padre nell’anno in esame, un’analisi delle problematiche emergenti nei cinque continenti e, infine, uno o più studi specialistici affidati ad esperti di rilievo internazionale come Stefano Zamagni o lo stesso Fontana. Tutti gli amici e lettori delle Serate di San Pietroburgo sono invitati condividere con noi la preghiera affinché nell’aiuto del Signore, Mons. Crepaldi possa trovare sempre la forza per il suo magistero episcopale, il governo della Chiesa di Trieste e il suo multiforme impegno per la Dottrina sociale della Chiesa.

Riduzione da

La centralità della difesa della vita umana
per la Dottrina sociale della Chiesa

In Il Corriere del Sud, n. 4

anno XXII/13, p. 3


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