Shemà. Commento al Vangelo del 7 gennaio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: giovedì 7 gennaio 2021

Oggi il vangelo ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù, in Galilea dopo l’arresto di Giovanni Battista. Sorprende la scelta del Signore perché i suoi criteri non seguono la nostra logica sia per quanto riguarda il luogo, sia per quanto riguarda il tempo di questo inizio. Gesù non comincia a predicare dalla città santa, città in cui compirà la sua missione offrendo la vita per amore, ma inizia dalla Galilea. Stravolgente: il Signore privilegia i più lontani, dà la precedenza alle persone meno coinvolte nella pratica religiosa. La Galilea è una regione di confine, regione dove si parlavano più lingue, si accoglievano più culture, regione in cui la cultura pagana aveva spesso la meglio sulla legge di Mosè. E questo, dobbiamo ammetterlo, è esattamente il contrario di quello che avremmo fatto noi. Anche la dimensione temporale è sconvolgente: Gesù inizia a predicare quando il profeta Giovanni viene arrestato. Noi, io e te, avremmo aspettato che si calmassero un pò le acque, che la situazione diventasse più gestibile per lanciare un nuovo annuncio profetico. Sicuramente a Gesù dispiaceva dell’arresto di Giovanni, avrà sentito tristezza nel cuore, io e te ci saremmo detti: “non è il caso di iniziare a predicare in questo stato, col cuore triste”. E invece Gesù ci sorprende e ci insegna a cogliere il tempo di Dio, non il nostro tempo! Gesù non si tira indietro, non si nasconde, non lascia la Galilea senza profezia. Anzi! l’arresto del profeta per Lui è un’opportunità: non resta nella tristezza, non guarda se stesso, non si culla nei pensieri di dolore, ma esce, và verso gli altri, annuncia il Regno di Dio e và incontro alle sofferenze degli altri, per alleviare i loro dolori. Questo ci insegna Gesù nel Vangelo: le prove, i dolori, le contrarietà non sono inutili, ma possono essere anche per noi un’opportunità per andare verso chi soffre di più, nel quotidiano, per quello che possiamo. Basta semplicemente fare come Gesù: iniziare dal luogo in cui non ci sono più speranze, dalle persone più lontane, da quelle che abitano nelle tenebre, nelle zone di ombra e di morte. Iniziare nel tempo in cui non inizieremo mai, quando ci si sente tristi, vuoti, spenti. E’ allora che le nostre azioni di annuncio e di carità saranno vere, perché non saranno nostre, ma di Dio! E nel cuore verrà la gioia del Regno di Dio che si costruisce, perché non mettiamo più noi al centro, ma il Regno di Dio, l’amore di Dio. Allora oggi il Vangelo ci insegna ad accogliere il nuovo modo di agire di Dio, che ci cambia dentro, perché ci accende del Suo fuoco, del suo zelo per il Regno di Dio: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino“. Convertirsi, cioè  Questo cambiare modo di pensare e di agire, continuamente! per fare come ha fatto Gesù. Papa Francesco, in un’udienza svolta nell’anno giubilare della Misericordia, il 18.06.2016, ci diceva: «Quante volte anche noi sentiamo l’esigenza di un cambiamento che coinvolga tutta la nostra persona! Quante volte ci diciamo: ‘ma devo cambiare, io non posso continuare così, nella mia vita, per questa strada…ma Gesù, accanto a noi, con la mano tesa dice: ‘Vieni da me, il lavoro lo faccio io, io ti cambierò il cuore, la vita, io ti farò felice’. Credete questo o no? Credete o non credete questo?. È Gesù che ci invita a cambiare vita, è Lui che ci insegna questa inquietudine per cambiare vita, per essere un po’ migliori». Con le parole del papa, allora, accogliamo oggi l’annuncio di Gesù, accogliamo la sua logica perché anche noi possiamo annunciare la gioia del Vangelo a chi incontreremo oggi.  Buona giornata! 

Mt 4,12-17.23-25

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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