“Andiamo a bruciargli la casa”. I “nuovi boia” all’assalto di donna anti aborto


PRO VITA E FAMIGLIA: “SOLIDARIETÀ ALL’ASSESSORE DELLE MARCHE GIORGIA LATINI. VIOLENZA INAUDITA DEI NUOVI BOIA”

A cura di Angelica La Rosa

“Parole di una violenza inaudita contro l’assessore alle Pari Opportunità delle Marche, a cui esprimiamo la nostra solidarietà. Giorgia Latini è stata oggetto di minacce vergognose apparse su un cartellone esposto a Macerata riportante questo messaggio: «La storia ce lo insegna, andiamo a bruciargli la casa». Ecco cosa rischia chi oggi si esprime per difendere la vita e a sostegno della maternità. Siamo nella più feroce dittatura che la storia abbia mai visto, ma la chiamano democrazia e i boia del potere si credono moderni”. Così ha dichiarato Jacopo Coghe, vice presidente di Pro Vita e Famiglia onlus.

“L’assessore Latini si era detta contraria all’aborto, aveva anche espresso la volontà di mettere all’ordine del giorno della Giunta una riflessione sull’aborto farmacologico con la Ru486, tema affrontato nella nostra ultima campagna di sensibilizzazione sui rischi per la salute fisica e psicologica della donna. Evidentemente queste persone non operano affatto per il bene delle donne, ma sono disposte a sacrificarle sull’altare della più cieca ideologia insieme a chi tenta un cambiamento di approccio culturale sul tema”, ha concluso Coghe.

“Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza a Giorgia Latini, assessore alla Cultura, all’Istruzione e alle Pari opportunità della Regione Marche, che è stata oggetto di gravi minacce per il solo fatto di essersi detta contraria alle nuove linee guida del ministero della Salute in merito alla somministrazione della Ru486, la pillola abortiva, che è stata estesa fino alle nona settimana di gravidanza senza necessità di ricovero ospedaliero”. Così il leader del Family Day Massimo Gandolfini commenta i cartelli che esortavano a bruciare casa alla Latini, comparsi durante le manifestazioni di alcune sigle femministe. In altri cartelli è stato invece usato l’hashtag «questa è guerra».

“Quanto accaduto dimostra che in Italia è seriamente in pericolo la libertà di pensiero e qualsiasi forma di dissenso rispetto ai dettami del pensiero unico relativista, ma soprattutto dimostra che per molti settori della società l’aborto resta una questione ideologica, che non tiene conto né del bambino né del benessere della donna che, con le nuove linee guida, viene lasciata sola in un dramma che resta tra le quattro mura di casa, senza alcuna possibilità di entrare in contatto con i consultori che possono aiutare a scegliere per la vita e non per la morte”, ha proseguito il dottor Massimo Gandolfini, leader di Difendiamo i Nostri Figli.

“Mi preoccupa anche il silenzio di gran parte delle donne e degli uomini che ricoprono importanti ruoli istituzionali o all’interno del sistema dei media. La loro indignazione a intermittenza è molto pericolosa perché lascia intendere una malcelata tolleranza verso qualsiasi minaccia e offesa contro le donne che non appartengono ai loro circuiti liberal e progressisti”, ha concluso Gandolfini.


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