Il tradizionalismo (di Scruton) ci salverà


Il 12 GENNAIO 2021 RICORRE IL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI ROGER SCRUTON, UN FILOSOFO INGLESE CHE MIRA A RECUPERARE UN PENSIERO FORTE, A DIFFERENZA DEI TANTI ‘DECOSTRUZIONISTI’ D’OGGI…

Di Alessandro Puma

Oggi, 12 Gennaio, ricorre il primo anniversario della morte di un filosofo inglese, Roger Scruton, che, semplicemente per le sue puntuali osservazioni anti-moderne, è stato definito controverso o “tradizionalista” (come se l’essere tradizionalista fosse un qualcosa che, in automatico, si oppone alla società contemporanea e non un modo di vedere le cose).

Nato nel 1944, Scruton è morto di cancro nel 2020 a 75 anni. Ha lasciato la moglie Sophie e i suoi due figli, dopo aver dato un’impronta notevole alla filosofia contemporanea grazie all’applicazione del suo conservatorismo tradizionalista che faceva personalmente risalire al critico inglese della Rivoluzione francese, Edmund Burke.

Accademico, giornalista, avvocato, romanziere e compositore, ha scritto più di 50 libri sugli argomenti più vari e disparati: filosofia (“Guida filosofica per tipi intelligenti”), politica, religione, sesso (“Sexual desire”), giustizia e persino recensioni di vini sul quotidiano New statesman.

Accusato per aver definito anormali i matrimoni gay nel Regno Unito e, ingiustamente, per aver designato i cinesi ‘tutti uguali, come dei robot’ (in una frase appositamente presa fuori dal contesto per la quale gli sarebbero state fatte delle pubbliche scuse dallo stesso giornale che l’aveva pubblicata ma che gli era ormai costato il licenziamento dal governo britannico di cui era consulente), Scruton ha sempre portato avanti, filosoficamente, l’idea di gratitudine in opposizione a quella del risentimento, che sarebbe invece tipica della società contemporanea.

Cantore delle origini cristiane dell’Europa, la cui potenza religiosa, prima che culturale, è riuscita ad affascinare, dopo la caduta dell’Impero Romano, orde di barbari come Longobardi e Franchi in primis, in uno stupefacente amalgama di cultura germanica e latina, Scruton non ha mai smesso di chiedersi in che direzione stia andando oggi l’Europa, soprattutto nei due incontri pubblici a Milano e a Roma, del 2006, intitolati “Quo vadis Italia? Quo vadis Europa?”.

Come lui stesso affermava: “Una piccola cappella sulla Via Appia Antica ci ricorda il nostro destino. Fu qui che, secondo la leggenda, San Pietro, mentre cercava di sfuggire alla persecuzione da parte delle autorità romane, fu fermato nella sua corsa dalla figura di Gesù, che gli apparve improvvisamente come spuntando fuori dal nulla. Domine, quo vadis? – domandò Pietro. Ma Gesù gli rispose facendogli la medesima domanda, e Pietro comprese che cosa doveva fare: tornò a Roma e portò a termine la sua missione. Oggi questa domanda batte nel cuore di tutti noi. ‘Dove stiamo andando?’. L’Europa sembra fuggire dal proprio passato, dalla propria eredità, dalla propria missione cristiana. Ma fugge senza avere una meta verso la quale dirigersi. Il grande progetto europeo, che dovrebbe giustificare tutti i mutamenti sociali, legali e politici che ci vengono imposti, ha improvvisamente perso la maschera e rivelato tutta la sua nullità. I politici hanno fatto calare questo progetto sulla nostra testa a forza di trucchi e di inganni. Gli Stati-nazione dell’Europa, così ci hanno detto, resteranno liberi e democratici. Vogliamo soltanto dare vita ad una riunione di amici, facilitare gli scambi commerciali e promuovere gli interessi comuni. Ma, poco a poco, la burocrazia è cresciuta, i nostri poteri legislativi ci sono stati sottratti e l’idea di lealtà nazionale è stata rifiutata e calpestata. A quale scopo? Leggete la proposta di Costituzione Europea e lo capirete. In nessun punto parla della religione dell’Europa, delle glorie e delle imprese del passato europeo o della grande cultura che il nostro continente ha saputo produrre. Pagine e pagine di parole vuote, che rivelano una velata ostilità nei confronti dello Stato-nazione; un’agenda politica sostanzialmente socialista, e una sistematica confisca dei poteri legislativi spettanti alle nazioni. […] Questo documento non è altro che un sistematico rinnegamento del passato europeo”.

Oltre a queste illuminanti – e vere – affermazioni sull’Europa, Scruton non ha avuto neanche peli sulla lingua nei confronti dei musulmani, anche se alcune l’Islam è pur sempre una religione tradizionalista.

Sostanzialmente Scruton afferma che i valori e gli ideali della comunità islamica, teocratica e idealistica, non potranno mai sposare o accettare i valori della nostra società occidentale, laica e democratica, proprio perché società, comunque dissolute come la nostra, non hanno più come punto di riferimento Dio e quindi possono manifestare idee ed opinioni diversificate che ai musulmani sembrano eretiche e imbevute di eccessiva secolarizzazione. Quella secolarizzazione che i paesi islamici non hanno (ancora) mai conosciuto. E soprattutto questo a rendere quasi impossibile la loro integrazione con i popoli europei.

Sempre nel corso dei due convegni italiani, Scruton ha affermato: “Proprio qui in Italia abbiamo visto la conseguenza concreta della loro intolleranza, quando un convertito musulmano di origine scozzese ha avviato una causa giudiziaria per chiedere la rimozione del crocifisso dalle aule delle scuole pubbliche, sostenendo che è offensivo per la minoranza musulmana. Ora, la risposta più giusta a una protesta di questo genere è molto semplice. Il crocifisso è un simbolo della religione della maggioranza degli italiani, altrettanto sacro per i cristiani quanto il Corano lo è per i musulmani. Se i musulmani si sentono offesi dal crocifisso, sono liberi di andare da un’altra parte, in Scozia, per esempio, dove non ci sono crocifissi nelle aule scolastiche, a meno che non si tratti di una scuola privata. Se le minoranze hanno il diritto di affermare la propria identità, lo stesso vale per le maggioranze”.

Grande presa di posizione, come si vede, di un tradizionalista che mira a recuperare un pensiero forte, che va in direzione opposta a quella scelta dai tanti ‘decostruzionisti’ e fautori di un pensiero debole e rinunciatario degli ultimi anni.

 


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