È mai esistita una vera destra, culturale e politica, in Italia?


LA DESTRA SEMBRA SCOMPARSA DAL PANORAMA POLITICO NAZIONALE. VI È TUTTAVIA NELLA SOCIETÀ CIVILE UNA DESTRA IN CERCA DI RAPPRESENTANZA. MA FORSE È IL MOMENTO DI ABBANDONARE UN CONCETTO DIVENUTO ORMAI INADEGUATO PER FAMILIARIZZARE CON UNO NUOVO: CONTRORIVOLUZIONE.

Di Pietro Licciardi

Dopo aver cercato di capire cosa è la destra (VEDI QUI e QUI) e cosa significa essere di destra (VEDI QUI) facciamoci adesso la domanda: è mai esistita una vera destra, culturale e politica, in Italia?

Manca qui lo spazio per esaminare in maniera approfondita un tema abbastanza complesso come questo ma se ripercorriamo la storia italiana dall’Unità ad oggi sembra proprio che se per un certo periodo vi è stata una “destra” in ambito sociale, dovuta alla fioritura di opere in ambito cattolico all’indomani della Rerum Novarum di Leone XIII che ha segnato in qualche modo la nascita della Dottrina sociale della Chiesa, è sempre mancata una destra politica, salvo forse che nel breve periodo in cui, dal 1946 ai primi anni Sessanta del secolo scorso hanno ricoperto ruoli di responsabilità all’interno dello Stato e della Democrazia Cristiana cattolici non collusi con le teorie e dottrine moderniste, che avrebbero in seguito portato la DC ad essere la “compagna di strada” delle forze socialiste e del PCI.

Come dovrebbe essere noto l’Italia è stata fatta con i soldi dell’Inghilterra e le armi francesi, paesi in cui era la Massoneria a tenere le fila del potere non soltanto politico. Massoneria che grazie alla Rivoluzione francese e gli eserciti napoleonici si è diffusa come un cancro in tutta Europa. Massoni erano tutti i personaggi che hanno fatto il Risorgimento: da Mazzini a Cavour, a Garibaldi; come massoni erano tutti i deputati che sedevano nei primi parlamenti post-unitari, indipendentemente dalla loro collocazione alla destra o alla sinistra dell’emiciclo.

Fu la Massoneria – che avrebbe alimentato la sinistra giacobina – ad accendere la miccia della Rivoluzione francese e da allora si è dedicata anima e corpo alla distruzione dei troni e dell’altare ingaggiando una guerra senza quartiere contro la Chiesa e i suoi principi, demolendone le fondamenta o capovolgendone il significato, a cominciare dalla libertè, egalitè e fraternitè.

Il monopolio massonico del Parlamento e delle istituzioni del Regno d’Italia si è attenuato solo durante il fascismo, che però fu un’altra ideologia dichiaratamente di sinistra, non soltanto per le origini socialiste di Benito Mussolini ma perché il fascismo si è sempre concepito, e presentato, come una forza rivoluzionaria, anticlericale, in continuità col Risorgimento e con lo stesso obbiettivo del massone Massimo Taparelli marchese d’Azeglio: rifare gli italiani.

Forse una vera destra poté affacciarsi nella vita politica italiana all’indomani delle elezioni del 1948, che videro la Democrazia Cristiana sconfiggere il Fronte democratico popolare. Allora i cattolici non solo ebbero la maggioranza alla Camera e al Senato ma poterono anche entrare nelle “stanze dei bottoni” di ministeri, apparati ed enti pubblici. Furono quei cattolici – che avevano ancora per guida Dio, la patria e la famiglia – e quella DC a ricostruire il paese e a innescare uno spettacolare boom economico e sociale.

Purtroppo durò poco, perché la Democrazia Cristiana, nata già inquinata da quel modernismo definito da Papa Pio X “sintesi di tutte le eresie”, dapprima liquidò i Comitato Civici di Luigi Gedda, artefici della rinascita culturale cattolica nella società ma ritenuti troppo “integralisti”, per poi diventare, secondo De Gasperi “un partito di centro che guarda a sinistra”, governando sottobanco col Pci fino a Tangentopoli per arrivare poi a fondersi col Partito Democratico.

Un’altra occasione persa per la destra in Italia fu la nascita del partito di Berlusconi che seppure mandò all’aria i piani di un golpe bianco del PCI, che grazie ai magistrati di “Mani pulite” aveva fatto piazza pulita di tutti i partiti antagonisti, non riuscì a radicare Forza Italia sul territorio e a raccogliere attorno a sé personaggi di rilievo di un mondo realmente antagonista alla sinistra. Berlusconi fece qualcosa di destra ma non incarnò una vera destra.

Per quanto riguarda l’oggi abbiamo formazioni politiche che per quanto auto-collocatesi a destra o sono eredi del Movimento sociale, a sua volta sorto dalle ceneri della rivoluzione fascista, o, come la Lega, pur avendo raccolto istanze di destra, come il rifiuto di un fisco opprimente, di un altrettanto opprimente centralismo statale, la rivendicazione di una maggiore libertà d’intrapresa, sono ancora oggi in cerca di una definita identità politica e culturale. E comunque tutto il “centrodestra” sembra oggi piuttosto incerto nella sua opposizione ad una sinistra di cui sembra non del tutto determinata a contrastarne certi dogmi, quasi ne condividesse l’ideologia di fondo.

Tuttavia esiste nella società italiana una destra che aspetta di essere rappresentata, costituita da una maggioranza di elettori che dal dopoguerra ad oggi si è sempre rifiutata con encomiabile ostinazione di votare i partiti della sinistra, che nonostante il clima da socialismo reale che si respira da decenni: stato onnipresente, fisco opprimente, burocrazia asfissiante, continua a lavorare, intraprendere, risparmiare, pensare in modo “politicamente scorretto”. Persone che ancora coltivano l’amor di patria, che tengono alle proprie tradizioni e alla propria cultura rifiutandosi di cedere alle sirene dell’immigrazionismo o che scendono in piazza per difendere la vita, i figli, la libertà.

Insomma, se una destra politica sembra assente perché culturalmente inadeguata e incapace di proporsi come una credibile alternativa alla sinistra e lo stesso termine “destra” ha perso quel significato positivo che dovrebbe essergli proprio è probabilmente arrivato il momento di conoscere e familiarizzare con due parole e concetti che meglio possono ricondurre al nocciolo della questione: Rivoluzione e Controrivoluzione.


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