Eutanasia, l’incredibile vicenda di un uomo che la madre cerca di salvare


COSA SUCCEDE QUANDO LA FEDE E L’ETICA CRISTIANA SI SCONTRANO CON LA FREDDA RAZIONALITÀ DELLE LEGGI UMANE CHE PRETENDONO DI SOSTITUIRSI A DIO, NEL DECIDERE DEL DESTINO DELL’UOMO?

Di Emanuela Maccarrone

R.S. sono le iniziali del cittadino polacco ricoverato d’urgenza, i primi del mese di novembre 2020, presso l’University Hospital Plymouth NHS Trust.

I medici hanno concluso in pochi giorni che era nel suo migliore interesse sospendere tutti i trattamenti di sostegno vitale.

Alla notizia, i parenti del sig. R. S., prima fra tutte la madre, hanno fatto appello alla Corte di protezione per difendere il diritto alla vita del paziente. Tuttavia il giudice che ha seguito il caso non era dello stesso parere.

Il Tribunale in questione ha sentito il parere dei soggetti coinvolti. I medici dell’NHS (il Servizio Sanitario Britannico) hanno sostenuto che il sig. R. S. con cure adeguate sarebbe sopravvissuto fino a cinque anni, ma in uno stato di “di coscienza minimo” che gli avrebbe consentito, a malapena, di “riconoscere la presenza di un altro essere umano”.

La moglie di R. S. ha dichiarato che nonostante egli fosse un fervente cattolico, sostenitore della vita, in caso di grave malattia, il sig. R. S. piuttosto che essere un “Fardello” sulla sua famiglia avrebbe preferito morire.

Dinanzi a queste dichiarazioni, il Tribunale inglese ha deciso per la sospensione degli alimenti dichiarando: “RS non vorrebbe essere tenuto in vita in uno stato che non gli fornisce alcuna capacità di ottenere alcun piacere e che è così sconvolgente per sua moglie e i suoi figli”.

La famiglia del paziente non si è arresa e ha presentato un appello che è stato esaminato con udienza d’urgenza il 23 dicembre.

L’appello presentato dalla famiglia di R. S. è stato respinto con esecuzione immediata, ossia senza consentire alla mamma del paziente di avere il tempo per un ultimo saluto. La signora si è vista costretta a partire la sera stessa per raggiungere il figlio, ma senza successo.

Il Ministro degli Esteri polacco, attraverso una richiesta formale urgente al ministro degli Esteri britannico Dominic Raab, è intervenuto nella vicenda chiedendo il rimpatrio del proprio cittadino.

Intanto, i familiari del paziente ricoverato, sostenute dal Christian Legal Center, si sono rivolti alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) sostenendo che la decisione della Corte di protezione del Regno Unito ha violato il diritto alla vita di R. S.

Il governo della Polonia è intervenuto nel procedimento, chiedendo alla Corte europea di emettere un’ordinanza provvisoria urgente che costringe il Regno Unito a fornire cibo e liquidi a R. S.

Grazie a questo intervento del Governo polacco, l’autorizzazione per la sospensione dei viveri è stata interrotta fino al giorno della decisione.

Un giudice della CEDU, Yonko Grozev, ha emesso una decisione che dichiarava “inammissibile” la domanda della famiglia decidendo, così, per la sospensione dell’alimentazione del sig. R. S.

In base a quanto comunica il SIR, la madre appellandosi al credo cattolico del figlio, per il quale egli non avrebbe mai voluto morire in quel modo, ha ottenuto dalla Corte di appello la riapertura del caso nella giornata dell’11 gennaio.

La Corte valuterà se il primo tribunale, Corte di Protezione, al quale si era appellata la famiglia, ha avuto ragione nel trascurare il parere dei medici secondo i quali il sig. R. S., attraverso cure adeguate, ha la possibilità di riprendersi e di diventare autonomo.

La drammatica storia, qui sintetizzata, è il risultato dell’approvazione e l’attuazione di leggi disumanizza che attribuiscono al giudizio dell’uomo il destino della vita altrui.

Il dolore e la sofferenza per una morte non naturale ma forzata dall’uomo, sono forse più traumatiche della stessa morte.

 


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