Manuel Foderà, il piccolo guerriero della luce


QUANDO IL PROFUMO DELLA SANTITÀ CI RAGGIUNGE ATTRAVERSO LA STORIA DI UN BAMBINO, LA SUA LUCE RISPLENDE IN UN MODO INCOMPARABILE.

Di Enzo Vitale

«C’è aria di vita e forza di Vangelo»: queste le parole nella presentazione al testo firmata dal Vescovo di Trapani, Mons. Fragnelli, alla nuova edizione del testo Manuel, il piccolo guerriero della luce, pubblicato dalla casa editrice Elledici lo scorso Ottobre 2020. Il libro, arricchito da molte testimonianze rispetto alla precedente edizione, racconta la vita breve ma intensa di Manuel Foderà, morto all’età di 10 anni a causa di una malattia che lo ha lentamente consumato. Il testo è scritto a quattro mani da Enza Maria Milana, la mamma del piccolo “guerriero della luce” come lui stesso ama definirsi e che condivide il diario della malattia del bimbo, assieme a Valerio Bocci, per otto anni direttore della Elledici.

Sin dal maggio del 2000, dopo la beatificazione del Pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta, oggi santi, abbiamo capito che se la santità è anche per i bambini, certamente non è roba da bambini…  e ce ne rendiamo conto dalle parole che costituiscono gran parte del testo recensito!

Non si può fare a meno di ammirare ed essere spronati sulla strada della santità leggendo quanto ha vissuto, detto e fatto questo piccolo ometto, amico di Gesù, innamorato dell’eucaristia e di tutte quelle cose che colorano il mondo di un ragazzino che non si è lasciato rubare l’infanzia, ma l’ha trasformata in una missione vissuta pienamente grazie alla sua malattia.

Questa la sua presentazione: «Mi chiamo Manuel. Ho un carattere allegro, socievole e molto scherzoso… Amo molto Gesù e la Madonnina e prego molto… La mia giornata, oltre allo studio, la dedico al Signore scrivendo tante preghiere che mando ai miei amici sacerdoti, suore, seminaristi e vescovi e a tutti quelli che soffrono nel corpo e nello spirito… Ho chiamato questa missione “missione luce”, perché cerco di aiutare tanta gente ad avvicinarsi a Gesù… Dovete scrivere molti libri su di me perché i cuori induriti si convertano».

Chi vorrà potrà leggere il libro e, probabilmente, qualche lacrima gli righerà il volto nel comprendere quanta confidenza si possa avere nei confronti di Dio e di quanto coraggio possa essere capace un bambino che prega con cuore puro, pur vivendo una malattia che ti mangia dall’interno.

Buona lettura!

Di seguito vi condivido la mia testimonianza pubblicata nel libro richiestami dal papà, Peppe.

 

IL PICCOLO AMICO DI GESÙ

di P. Enzo Vitale icms

 

Non è semplice arrivare a Calatafimi. Devi uscire a Segesta, sull’autostrada Palermo Trapani.

Ti inerpichi tra montagne per strade di epoca fascista e quando arrivi nel punto più alto, dove da ogni lato il panorama si perde all’orizzonte, ti ritrovi davanti all’ingresso di un cimitero, luogo d’altri tempi, luogo per ogni tempo.

È lì che a volte mi sono rifugiato, quando avevo da chiedere, da pregare, senza essere disturbato, per ritrovare un pochino di pace. E non ero solo!

In fondo per capire se una strada è tortuosa, devi arrivare in fondo, nel luogo da cui puoi vedere tutto quanto hai percorso. Un cimitero è così. Ma è anche luogo di Vita, per chi ha la Grazia di credere nell’Eternità.

Tra i loculi che sembrano incontrarti con lo sguardo, quasi a sfidarti, ce n’è uno che, pur essendo di dimensioni e forma identico agli altri, si distingue perché tanto colorato e pieno di fiori.

È la tomba di questo piccolo guerriero, Manuel Foderà.

Io non so perché Dio faccia soffrire un Bambino come Manuel.

Ma so che alla fine di tutto, resto a bocca aperta perché quello che ha fatto è stato straordinario!

Solo nel fissare la foto di quel bambino, dal suo sguardo, capisci che è un bel tipino: sveglio, occhi furbi vivaci, intelligenti, capace cioè di guardare dentro, cogliere l’essenziale, ciò che conta e che fa la differenza e che, a quanto pare, Manuel ha saputo raccogliere nella sua brevissima vita ed ha proposto, quasi imposto, a chi lo incontra, con la forza della sua testimonianza d’amore per Gesù.

Ho conosciuto la storia di questo ragazzino grazie ad amici di amici.

Ero alle prese con l’organizzazione del Convegno Regionale della Sicilia del Movimento Famiglia del Cuore Immacolato di Maria. Ai tempi ero Rettore dell’Opera Santuario Nostra Signora di Fatima, di Birgi, nella campagna marsalese (Trapani), sede di riferimento del movimento per la Sicilia.

Era Pasquetta, ed ero a tavola con alcuni amici di persone a me care; avevano regalato questo testo (di cui si ristampa una nuova edizione) e mi parlarono di questo “ometto”.

Forse perché ero in difficoltà col programma del convegno.

Forse perché mancava poco tempo.

Forse perché non avevo altre idee… fatto sta che presi il libro, lo divorai e me ne innamorai.

Ebbi la consapevolezza di avere davanti non un “ometto”, ma un “uomo”, anche se piccolo di età e di statura. Un “uomo”, vero Amico di Colui che vuole essere Amico di tutti gli uomini, Gesù Cristo.

Le parole che lessi, le testimonianze video che ebbi modo di vedere ed ascoltare in seguito, i suoi brevi scritti, mi fecero capire che era un innamorato dell’eucaristia.

Un ragazzino che non temeva la sofferenza seppur grande per un bambino di quell’età; una sofferenza insopportabile per il dolore che nasceva da un male incurabile e che, troppe volte ha vinto uomini apparentemente più forti trasformandoli in bambini.

Per Manuel, invece, sembrò essere il contrario: trasformare un bambino in un uomo, anche se con meno di 10 anni…

Quanta confidenza, quanta fiducia, quanto amore e capacità di unirsi all’unica Croce del Cristo con l’intento, consapevole e voluto, di riparare il male e unirsi al suo Amico, Gesù.

Da qualche parte ho letto e ascoltato che si parlava di Manuel come di un Guerriero.

Non spetta a noi dichiarare l’eroicità delle sue virtù.

Ma è obbligo per noi testimoniare la ricchezza trovata in un fanciullo le cui spoglie sono sepolte in uno sperduto cimitero nel cuore della Trinacria.

Oramai non vivo più in Sicilia, ma la mia mente e il mio cuore, si riposano nel pensiero di quel luogo dove si trova un bambino da cui, posso dire, ho tanto da imparare e al quale affido le mie intenzioni e quelle delle persone che amo… a partire da chi, allora, fu strumento per farmelo conoscere.


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