Shemà. Commento al Vangelo del 16 gennaio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: sabato 16 gennaio 2021

In questa settimana, in cui abbiamo iniziato il tempo ordinario della liturgia, il Vangelo ci ha dato occasione di meditare il ministero pubblico di Gesù, la sua vicinanza e prossimità con l’umanità. Abbiamo potuto considerare come gli inzi del ministero di Gesù siano stati raccontati nel vangelo secondo Marco come  caratterizzati da un seguito numeroso di gente comune, di emarginati, poveri, malati che seguivano il Maestro e lo consideravano una vera autorità perché il suo insegnamento era diverso dagli altri maestri. La folla si accorse subito che Gesù parlava in modo nuovo, che il suo modo di spiegare la Parola di Dio partiva dall’esperienza e rendeva accessibile l’esperienza di Dio a tutti. Così la presenza di Gesù era subito collegata con i suoi effetti: la guarigione da malattie e da infermità fisiche e la liberazione dal male. Tuttavia, per permetterci di fare un cammino in profondità, eri il vangelo ci faceva comprendere che l’insegnamento di Gesù non è riscontrabile solo negli effetti, ma soprattutto nella profondità della coscienza che veniva perdonata dai peccati. Così anche oggi, proseguendo la lettura del Vangelo di ieri, siamo invitati a considerare forse l’effetto più importante e più vero del perdono dei peccati: la conversione. Il testo, che è uno tra quelli che preferisco maggiormente, ci racconta, nel modo sintetico dello stile proprio di Marco, che Gesù chiama Levi, un pubblicano, passando, e costui, immediatamente, lascia tutto e Lo segue. Gesù passa, vede e chiama. Passa perché non costringe; vede, perché lo sguardo coglie e permette di ricevere su di sé la percezione dell’altro: è dallo sguardo degli altri che capiamo se siamo accolti o rifiutati, amati o giudicati. Ecco, sicuramente lo sguardo di Gesù non era lo sguardo di tutti gli altri, Levi ha percepito di essere visto in modo diverso, non come tutti quelli che lo giudicavano peccatore, corrotto, venduto al potere dei Romani. Gesù lo “vede” come Dio vede ciascuno di noi. Nel libro della Genesi è ben descritto lo sguardo di Dio su tutte le creature e, in Gen1,31 è scritto come Dio guarda l’uomo,  “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (tov mehod), perchè Dio vede ciascuno di noi come “vede” il suo unico Figlio. Levi, dunque, riceve lo sguardo compiaciuto di Dio su di sè e cambia vita. Questo cambiamento è indicato nel testo attreaverso le posture di Levi, così come allo stesso modo è indicato nei racconti di guarigione, in particolare quella del paralitico e anche quella della suocera di Pietro. Se facciamo attenzione infatti nel testo è scritto che Levi è  “seduto al banco dell’imposte”. Levi era “seduto“, adagiato in una posizione che non gli permetteva il movimento, seduto tutto il giorno a contare soldi. E Gesù gli dice: “Seguimi“,  la stessa parola, lo stesso verbo, che aveva detto anche a Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, pescatori onesti, chiamati da Gesù. Ecco allora che emerge l’azione dell’autorità vera di Gesù che questo Vangelo ci annuncia: un peccatore pubblico che si mette al seguito di Gesù, non per sua iniziativa, ma per iniziativa di Gesù stesso. E mentre gli altri discepoli sono chiamati a due a due, Levi è chiamato singolarmente, perché questa chiamata è per tutti. Quando nel vangelo o nella Bibbia viene scelta una persona è perché quello che vivrà quella persona è ciò che è dato a tutti, pensiamo ad Abramo, a Mosè, a Maria, la madre di Gesù. Ecco, Levi, dunque, “si alzò”, proprio come fece il paralitico, e come fece anche la suocera di Pietro, “si alzò“, verbo di risurrezione perché guarire, essere perdonati e seguire Gesù è risorgere, e ricominciare a vivere in modo nuovo, è vivere davvero. E Levi non solo si alzò, è scritto che “lo seguì“, una risposta immediata, totale, pura, senza neppure una parola Levi  lascia tutto e và dietro Gesù. E’ impressionante! Levi trova la forza di cambiare, di convertirsi sdi mettersi in movimento per seguire una vita diversa! E non lo fa per fare un atto eroico, ma perchè finalmente si sente felice, finalmente segue qualcuno che non gli offre illusioni, o ma il senso, il gusto della vita.  A questo punto il testo mostra un’ambiguità perché si parla di un banchetto fatto in onore di Levi, ma non si capisce bene se questo banchetto viene fatto a casa di Levi o a casa di Gesù. Gli studiosi ci hanno riflettuto, ma è probabile che sia un’ambiguità voluta dall’evangelista che, in ogni caso, ci annuncia l’incontro con Gesù come uno stare a casa, in festa, in un banchetto, e che, in questa festa, Gesù, letteralmente dal testo, “si sdraia a mensa” con i peccatori, per indicare la familiarità che si usava proprio nei banchetti delle grandi feste al tempo di Gesù, dove i nobili mangiavano sdraiati. Questo per dire che Gesù, quando invita qualcuno al suo seguito, non lo tiene in una condizione di sudditanza, ma gli ridona la dignità. Inoltre mangiare insieme e spezzare il pane con un altro significava vivere insieme, essere in comunione.  Per questo sorge la polemica che gli scribi e i farisei sottopongono ai discepoli sul fatto che il loro Maestro condividesse il pane con i peccatori. Il testo ci indica che a questa provocazione non rispondono i discepoli, che si intuisce fossero turbati anche loro dal modo di fare di Gesù, ma risponde Gesù stesso: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti ma i peccatori!“. Il segno della vera guarigione e della vera liberazione dal male non è tanto non avere problemi di salute o non riscontrare disturbi psicologici o mancanze affettive, ma il segno evidente che si è guariti e si è stati liberati dal male è il cambiamento, quello che chiamiamo anche conversione, il fatto cioè che non si è più come prima. Questo è il cuore dell’insegnamento di Gesù, la sua autorità su di noi, la forza che ci rimette in piedi, che ci rende nuovi, accoglienti verso gli altri e verso noi stessi, amabili verso tutti: il perdono dei peccati. Chiediamo allora allo Spirito Santo che questo Vangelo oggi proclamato nella liturgia ci metta una grande gioia nel cuore, perché non esiste un uomo o una donna su questa terra che non abbia la possibilità di sperimentare l’amore di Gesù e cambiare vita. Buona giornata! 

Mc 2, 13-17

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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