Shemà. Commento al Vangelo del 17 gennaio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

***

IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 1,35-42

domenica 17 gennaio 2021

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Oggi è la seconda domenica del tempo ordinario e la liturgia ci  invita a celebrare il che Signore è presente, è vicino, è in mezzo a noi. Certo, serve qualcuno che ce lo indichi, come ci fa capire bene il Vangelo, perché è il profeta precursore Giovanni il Battista a indicare Gesù ai due apostoli Giovanni e Andrea. Gesù è con noi, ma noi siamo chiamati a conoscere meglio il Signore, a cercare Lui, a camminare dietro a Lui. La liturgia ci presenta la prima lettura, tratta dal primo Libro di Samuele (1Sam 3,3-10.19) che ci racconta il commovente episodio della chiamata del giovane Samuele e la bellissima risposta che, dopo numerosi risvegli notturni, gli viene suggerita dal maestro Eli: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta. Seguire il Signore è ascoltare un desiderio profondo, che ci risveglia e ci chiede una disponibilità del cuore.

Nella seconda lettura è San Paolo che, scrivendo ai Corinti (1Cor 6,13-15.17-20), ci mostra che la disponibilità che ci chiede il Signore è vivere una comunione piena con Gesù e tra noi, una comunione spirituale che per ciascuno di noi è anche una responsabilità gli uni degli altri. L’apostolo ci ricorda che in realtà  noi non apparteniamo più a noi stessi, ma siamo tutti chiamati a glorificare Dio, in Gesù, il Figlio amato. Ecco allora che il Vangelo ci offre la proposta del cammino di questi due primi discepoli: Giovanni e Andrea, che, per primi, nel desiderio di conoscere Gesù, gli camminano dietro. E Gesù, lo leggiamo nel testo, a un certo punto “si volta”, cioè non và più per la sua strada, ma cambia orientamento, và Lui verso i discepoli e chiede loro: ” che cosa cercate?“. Ecco oggi, chiediamocelo anche noi: cosa cerchiamo seguendo Gesù?  Cosa cerchiamo oggi, in questo giorno in questa messa: cosa cerchiamo?

Il vangelo sembra comunicarci che questa domanda sia fondamentale, perché il verbo greco zhtew, che il testo utilizza, non vuol dire solo cercare, ma desiderare di sapere, investigare, meditare, aspirare, bramare. Cosa desideriamo veramente da Gesù? I discepoli nel loro cuore avevano il desiderio di conoscere dove dimorava Gesù, letteralmente il verbo usato significa proprio restare, rimanere. I due discepoli seguivano Gesù perchè avevano il desiderio di restare un pò con Lui e questo desiderio si è realizzato, ce lo racconta il testo, ma non subito, perché Gesù li fa camminare un pò: “venite e vedrete“. Eppure una cosa è certa: se il nostro desiderio è restare con Gesù, non saremo mai delusi. Certo, ci vorrà forse tempo, si dovrà camminare e faticare, ma non saremo delusi!

Gesù esaudisce i desideri veri, quelli del cuore, se però il desiderio è vero, cioè se noi siamo fedeli a Lui, nel tempo, se davvero camminiamo desiderando Lui, senza voltarci indietro o temporeggiare di qua e di là. Ora, se ci facciamo caso, questo Vangelo ci trasmette un vero e proprio cammino spirituale, caratterizzato dai verbi “udire, seguire, vedere rimanere”. Questi verbi non sono altro che la risposta al desiderio profondo di Dio che, gradualmente, si radica dentro di noi e quindi si compie al tempo che Dio sa. Chiediamo allo Spirito Santo che ci doni di udire, di ascoltare in profondità, per poter dare anche noi  una risposta d’amore.

Chiediamo che lo Spirito Santo ci apra gli occhi del cuore per iniziare a vedere veramente ciò che accade, vedere e riconoscere in ogni cosa l’amore del Signore. Iniziamo oggi questo cammino per conoscere ancore di più il Signore, rendendoci disponibili come il giovane Samuele, amando il Signore Gesù e glorificando solo Lui, come ci indica San Paolo nella seconda lettura! Cerchiamo anche noi , come i discepoli, la gioia di stare con Gesù, e scopriremo che ci sarà data una gioia più grande, quella di annunciare agli altri il suo amore, e magari, come è successo a Simone al quale Gesù cambiò il nome ancor prima di iniziare a seguirlo, potremmo ritrovarci completamente cambiati dall’amore di Gesù, completamente nuovi. Buona giornata!

Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments