L’aborto si combatte anche con “1450 pannolini”. L’esempio del dottor Festa


MEDICI E INFERMIERI HANNO UNA GRANDISSIMA RESPONSABILITÀ POICHÉ SANNO BENISSIMO CHE L’ABORTO UCCIDE IL FIGLIO E NON FAVORISCE IN ALCUN MODO LA SALUTE DELLA MADRE

Di Maria Luisa Donatiello

I temi attuali e dibattuti dell’interruzione volontaria di gravidanza e della difesa della vita del concepito non sono certo da sminuire e da liquidare affermando che esiste una legge al riguardo la 194/78, perciò il dott. Roberto Festa medico di famiglia di origini irpine e Presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Loreto (AN) (https://www.cavloreto.it/), attivista pro life da sempre, si è fatto promotore di un’iniziativa in difesa della vita nascente: il 17 gennaio scorso si è personalmente recato presso la sede della Regione Marche con un carico di 1450 pannolini, 1450 come il numero di bambini abortiti in un anno nella regione dove vive, le Marche.

Il movente della sua iniziativa è la difesa della vita e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema dell’aborto contro il quale si batte da tempo, ma ci può spiegare cosa in concreto l’ha spinta ad attuare l’iniziativa che ha visto coinvolto anche il suo primo figlio Daniele di 8 anni?

Come ha detto, è da tanto tempo che mi dedico a questo problema, e ovviamente in famiglia si condivide tutto, per cui quando mio figlio Daniele, di otto anni, ha sentito che mia moglie ed io parlavamo della polemica tre due consigliere regionali, Bora e Latini, ci ha chiesto di spiegargli che cosa fosse l’aborto. Laura, mia moglie, ha cercato le parole più semplici e delicate, ma Daniele è rimasto comunque turbato e ha subito d’istinto affermato: “ma se le mamme delle donne che abortiscono avessero fatto lo stesso, loro adesso non esisterebbero!”. Da qui è nata l’esigenza di dare un segnale alla società e alla politica, qualcosa di significativo e di positivo, tramite la forza della trasparenza dei bambini, infatti parlandone con una famiglia di amici, anche la loro bimba grande, coetanea e amichetta di Daniele, ha voluto partecipare: i pannolini sono sembrati un gesto eloquente, 1450, tanti quanti i bambini volontariamente abortiti nelle Marche nel 2019 (l’ultimo anno di cui sono noti i dati ufficiali). Inoltre il carico di pannolini, voleva richiamare le parole forti della consigliera Bora che aveva intimato alla collega Latini di frenare le sue iniziative a difesa della maternità e della vita nascente, altrimenti sarebbero stati “scaricati” davanti alla Regione camion di uomini e donne in protesta. Ecco quindi invece il carico di pannolini e il loro affidamento alla consigliera Bora, che poi da quanto ho letto dai giornali, ha consegnato i pannolini al CAV di Jesi tramite la Caritas locale, proprio come richiesto, motivo per cui desidero esprimere gratitudine nei suoi confronti.

La sua iniziativa sta avendo risonanza perciò le chiedo quale sarà il passo successivo che intende compiere…

Sono lieto di questa risonanza poiché, come ripetevano continuamente Madre Teresa di Calcutta e don Oreste Benzi, il grande problema dell’aborto è il silenzio e l’indifferenza. Io sono solo un semplice medico di famiglia che con il Forum delle associazioni familiari e il Centro di aiuto alla vita cerca di aiutare le famiglie e le donne sole in difficoltà affinché l’arrivo di un nuovo bambino sia sempre vissuto con gioia. Ritengo tuttavia che l’impegno sociale, civico, sia un dovere per tutti, così ad esempio qualche anno fa ho scritto e promosso insieme ad alcuni amici e a politici di buona volontà la modifica del regolamento regionale, poi approvata, allo scopo di dare una corretta informazione ai genitori sulla possibilità della sepoltura del bambino che perdono in gravidanza. Ora mi piacerebbe contribuire a scrivere, insieme con la nuova amministrazione recentemente insediatasi, una legge regionale per la tutela della maternità e la difesa della vita.

In qualità di medico e di obiettore di coscienza le chiedo delle considerazioni bioetiche in merito alla pratica dell’aborto che, se pur legale in Italia, la si può considerare moralmente ed eticamente lecita?

L’aborto è l’uccisione diretta di un essere umano innocente, piccolo (piccolissimo) e indifeso, con l’aggravante che a compiere questo delitto non è un estraneo, ma la madre stessa e il personale sanitario che invece ha il dovere di custodire sempre la vita. È ovvio che questo è semplicemente il giudizio oggettivo della ragione, e non spetta a me né a nessuno, ma solo a Dio, giudicare poi la coscienza dei singoli. Anzi, personalmente avverto che la società in generale, i padri in particolare, e chi ha voce in capitolo come i politici e i medici siano più responsabili delle donne stesse. Ma sul piano oggettivo e quindi anche sociale, lo Stato e la legge devono intervenire per difendere la vita e aiutare le mamme e i papà a non compiere gesti scellerati. Per i colleghi medici, in realtà, mi è molto difficile comprenderli perché sanno benissimo che stanno uccidendo il figlio di quella donna affidata alle loro cure. Quindi nessuna legge che consenta l’aborto può essere considerata legittima poiché contraddice il senso stesso di ogni legge: la difesa del più debole. Tuttavia c’è da dire con forza che intorno alla legge 194 si gioca sempre un grande equivoco, perché viene fatta passare e di fatto viene arbitrariamente applicata come una legge che stabilisce il diritto della donna ad abortire sulla base della propria autodeterminazione. Invece la legge, che si fonda su una precedente sentenza della Corte costituzionale, nega questo presunto diritto e ammette l’aborto solo per motivi di salute. Anche per questo medici e infermieri hanno una ulteriore grandissima responsabilità, poiché sanno benissimo che l’aborto uccide il figlio e non favorisce in alcun modo la salute della madre, anzi!

In che modo i Centri di aiuto alla Vita, presenti su tutto il territorio nazionale, e il Centro di Aiuto alla Vita di Loreto nella Regione Marche, di cui lei è il Presidente, sostengono le donne incinte supportandole per tutta la durata della gravidanza e salvando vite dall’aborto?

Penso che quasi tutto stia semplicemente nell’esserci, stando accanto, offrendo soluzioni concrete, sperando contro ogni speranza, ribadendo sempre e comunque che l’aborto non è mai la soluzione, ma che insieme ogni problema può essere affrontato e risolto, e quel bimbo che era stato inizialmente visto come il problema da eliminare, sarà invece portatore di gioia, di forza, di risorse insospettate e strabordanti. Perché i bambini, si sa, sono il sorriso di Dio sulla terra.

 


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