Genitori se accettate l’equipollenza “genitori 1 e 2” con “madre” e “padre” firmate la vostra condanna a morte


I GIOVANI CRESCIUTI SENZA FEDE E VALORI FACILMENTE SI RIFUGIANO NELL’AUTOLESIONISMO

Di Antonella Paniccia

“Ma in fondo che differenza fa? … Io non capisco… avere una madre e un padre, chiamarli genitori 1 o 2, o avere due mamme o due papà non è la stessa cosa? Cosa c’è di male? Qual è il problema? Vogliamo forse discriminare? Siamo nel 2021, dobbiamo avere una mente aperta, evoluta, non essere bigotti o medievali!”.

Stralcio di un dialogo di ordinaria amministrazione con una giovanissima parente.

E talvolta ti pare di sentire una voce interiore che ti dice: “E tu, ottusa che non sei altro, ti ostini a ribadire che “n’est pas la meme chose!”, che la mamma non è un concetto antropologico, che i genitori non sono semplicemente numeri indefiniti ma persone determinanti, altroché, nella vita dei loro figli.”

Così, da tali scambi di idee, sovente scaturiscono baruffe mentali con altri parenti che, immancabilmente, troverai tutti meravigliosamente concordi nel dichiarare che sei tu la troglodita, quella che vive fuori dal tempo, e si sperticheranno in infiniti elogi sulla maturità di quella giovinetta straordinariamente dotata di sì ardite certezze.

Carissimi tutti, parenti, amici veri e amici virtuali (specie quelli che concordano su chat private, ma non si sbilanciano pubblicamente per apparire à la page con gli annacquatori di cervello contemporanei), io non mi cimenterò in teorie complesse per dimostrarvi scientificamente la bontà delle mie affermazioni, vi risparmierò anche le citazioni bibliche (chè già vi immagino: “maccheccefregadeareliggione!”), ma due paroline semplici semplici desidero dirvele.

Sì, perché, nel momento medesimo in cui concordate con i figli sull’equipollenza dei termini genitori 1 e 2 con l’appellativo “madre” e “padre”, firmate virtualmente la vostra condanna a morte. E quella dei vostri figli. Certo, voi siete bravissimi nell’assecondare ogni loro convinzione, vi fa sentire molto più “ggiovani” (perché no?), vi esalta essere stimati quali sicuri sostenitori delle loro idee, vi gratifica tremendamente l’illusione di essere considerati, nel contempo, genitori, amici, complici…bene, sappiate intanto che state firmando la vostra “dichiarazione di nullità”. Sì, perché, se rinnegate persino il vostro sacrosanto ruolo di madre e padre, lo stesso che già è appartenuto ai vostri genitori e a tutti i vostri avi, inconsciamente rendete nullo ogni vincolo di parentela e di sangue con i figli che avete generato.

Ai miei alunni io ero solita insegnare a comprendere e a ricostruire- per quanto possibile – le radici della loro esistenza: ecco che, dunque, essi disegnavano meravigliosi alberi della vita, con rami che tendevano verso il cielo, poi si biforcavano e rivelavano i nomi dei “costruttori” della loro vita. Così, accanto ai nomi dei bisnonni comparivano quelli delle bisnonne; dai nonni (nonno paterno e nonno materno) e dalle nonne, si giungeva alla mamma e al papà: due rami diversi che si incrociavano, si fondevano e marcavano l’inizio della loro esistenza! La storia.

Tutto ciò è inconfutabile: è la vita! Nessuno, infatti, potrà mai dimostrare che i figli nascono da due donne perché ad esse manca una parte essenziale, lo spermatozoo maschile. Parimenti, due uomini mai riusciranno a partorire un figlio perché la natura li ha dotati di altro, non certo della vagina e dell’utero, dove si forma e cresce un bambino.

Dal nostro lavoro di indagine scaturiva una storia bellissima che i bambini arricchivano e documentavano con foto, ecografie, documenti, racconti, interviste. Era la loro VITA ed i genitori erano entusiasti di questi lavori perché in essi si specchiava la loro storia e quella delle persone più care.

Ma voi…cosa insegnate, oggi, a questi figli? Quale menzogna, seguendo il pensiero deformato, viene loro spacciata per verità? E voi che rinnegate il ruolo della vostra genitorialità, potreste dirmi cosa balbettava il vostro bambino di pochi mesi quando lo stringevate fra le braccia? Non sillabava, forse, le parole mamma, papà? O forse sillabava “ge-ni-to-re-1, ge-ni-to-re-2”?Cosa vi è accaduto, care mamme e cari papà?

Eppure so di figli a cui le “antiche mamme” non hanno certo lesinato l’educazione o l’esempio di vita cristiana, so di mamme che hanno pregato tanto per crescere una famiglia “santa”, l’hanno chiesta persino in dono incontrando personalmente Padre Pio.

Ma molti hanno allontanato Dio dalla loro vita e da quella dei figli, hanno disertato la chiesa e i sacramenti, hanno schernito e deriso la fede altrui. Badate che, se Dio viene escluso dalla propria e dall’altrui esistenza, non ci si può, poi, adirare e chiedergli “Dio dov’eri?” quando accade ciò che mai dovrebbe accadere!

Oggi leggo con molta tristezza di giovani, giovanissimi, che si affidano alle challenge (le cosiddette sfide) dei social che, camuffate da giochi innocui, sempre più spesso li invitano ad eseguire pericolose azioni, ad esibirsi in performances che possono anche condurli alla morte. Con dolore immenso ho letto di una bimba di dieci anni che è morta mentre eseguiva un comando ricevuto sui social, quasi fosse un gioco. Sono parecchi gli adolescenti che pensano di dimostrare il loro coraggio cimentandosi in prove estreme, al solo fine di mostrare la loro abilità agli amici. Responsabile di questo decadimento anche, e soprattutto, una scuola assente, chiusa per decreto assurdo, la quale ha così permesso che i ragazzi si trovassero isolati, racchiusi in un mondo virtuale che hanno finito per confondere con la vita vera. E non avendo più relazioni con gli amici, con i compagni di scuola, nessuno scambio di idee e di emozioni, cercano visibilità sui social … perché? Perché è come un grido per affermare al mondo: “Guardate, io ci sono, sono capace di grandi e spericolate azioni, sono bravo!”.

Ciò che è stato loro sottratto dalla scuola, dalla società, anche dalla famiglia troppo spesso impegnata nel lavoro e con poco tempo a disposizione per i figli, essi cercano di riacquistarlo in maniera virtuale. Quella bravura, quei talenti che avrebbero potuto essere proficuamente investiti nello studio, maturando abilità e competenze utili alla loro vita, si trasformano invece in pericolo di morte.

L’allarme giunge anche dall’ospedale Bambin Gesù di Roma dove, ogni giorno, aumentano i ricoveri di ragazzi che, costretti all’isolamento, corrono gravi rischi per la loro salute mentale. Ci sono alcuni che si procurano ferite sul corpo, tagli alle braccia, alle gambe; altri, addirittura, cercano di suicidarsi. Si parla di emergenza, gli psicologi invitano ad una maggiore “saggezza digitale”…

Io credo che ci voglia ben altro. Ciò che manca è scritto nel salmo 78:

Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli, perché ripongano in Dio la loro fiducia e non dimentichino le opere di Dio, ma custodiscano i suoi comandi…”

Ciò che manca, oltre la scuola, è quella certezza che deriva dalla conoscenza della propria origine, dall’amore per la propria storia, la sicurezza degli affetti familiari, il calore di un abbraccio, il conforto di un viso che possa guardarti con amore infinito – come solo una madre può fare – e ti illumini con un sorriso, orecchie pronte all’ascolto e alla comprensione…

Manca la famiglia. Quella vera, l’unica, come Dio l’ha concepita per l’umanità.

Ma essi lo tentarono, si ribellarono a Dio, l’Altissimo, e non osservarono i suoi insegnamenti.

Ciò che manca, ancor più, è la trasmissione della fede, la conoscenza di un Dio che si è fatto bambino per esserti accanto, che si è fatto uomo per guarirti, che si è fatto crocifiggere per salvarti… Manca l’Incontro con la Salvezza.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli, raccontando alla generazione futura le azioni gloriose e potenti del Signore e le meraviglie che egli ha compiuto.”

Manca il momento della preghiera nelle famiglie. Quella che ci veniva insegnata dalle nostre mamme, che ci dava la certezza che, anche se fosse mancata ogni cosa, davvero ce l’avremmo fatta perché al di sopra di tutto eravamo amati da Dio. Amati e perdonati. Compresi, non condannati. Salvati, non persi.

 


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