“San Tommaso è fondamentale per capire il ruolo del Papa come ostacolo dell’Anticristo”


LA MODERNITÀ È DIVENTATA ATEA E ANTI-CRISTIANA DOPO IL SORGERE DEL PROTESTANTESIMO…

Di Matteo Orlando

Oggi è la memoria liturgica di San Tommaso d’Aquino, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani) e dottore della Chiesa.

Autore di grandissime opere di teologia e filosofia, la dottrina tomista ha attraversato i secoli, influenzando tutto il pensiero occidentale filosofico e teologico.

Per riflettere su San Tommaso d’Aquino e sulla filosofia in generale abbiamo pensato di intervistare Pierluigi Pavone, docente di Filosofia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Il professor Pavone si occupa principalmente di Gnosi e contro-Chiesa e ha come ambiti di ricerca la Filosofia politica e la Filosofia della storia.

Come è nata la sua passione per la filosofia?

A dire il vero, la passione per la filosofia è nata per terza! Dopo quella per l’astrofisica, che a sua volta ha destabilizzato – fin dal liceo – una certa fame di Verità: ho sempre voluto capire l’origine dell’Universo. In quel punto dove si radica il mistero totale dell’esistenza di tutta la materia e di tutta l’energia. Per gli antichi filosofi – che si sono emancipati dai poeti, che raccontavano miti religiosi, quanto dai sofisti, che facevano del sapere una vacua arte del “bel parlare” – questa fu la prima delle questioni. Una questione che oggi chiunque, giustamente, definirebbe “scientifica”. Questo furono i filosofi antichi: scienziati del mondo. Volevano sapere – e io con loro – l’archè. Il principio ultimo dell’essere. Non trovarono il bosone di Higgs. Per lo più si accontentarono dei quattro elementi fondamentali di acqua, aria, terra e fuoco. Aristotele poi ne aggiunse un quinto per i corpi celesti e questa idea restò di moda fino al cannocchiale di Galileo. Ma il problema era stato posto una volta per tutte. E con esso anche quello di Dio, come “Causa prima del mondo”.

Ci può indicare tre opere filosofiche che, a suo giudizio, un cristiano dovrebbe leggere…

Accettando molte rinunce e scegliendo quelle più determinanti nel bene e nel male, direi – oggi – la Repubblica di Platone, il De Civitate Dei di sant’Agostino, l’Orazione sulla dignità dell’uomo di Giovanni Pico della Mirandola. La Repubblica di Platone è di filosofia politica: ed insegna che ogni dottrina politica si radica sempre su una precisa visione antropologica. La laicità non è affatto immune da ciò anche quando recita ipocritamente la parte di neutralità e tolleranza. Anche perché, sulla base platonica, Agostino è riuscito a dimostrare che ogni visione antropologica si basa a sua volta su una precisa visione “religiosa”. E questo è confermato anche dall’Umanesimo anti-cristiano, che è alla base della teologia e antropologia moderna (e modernista). Sant’Agostino ha avuto il grande merito di capire la storica e millenaria conflittualità tra queste due teologie (come grano e zizzania nel campo del mondo), all’interno delle sei età della storia e specialmente nell’ultima – la sesta – inaugurata da Cristo, contrassegnata dalla Chiesa, fino al periodo dell’Anticristo con l’apostasia generale (al venir meno del potere spirituale del Vicario di Cristo) e al Giudizio Universale.

Lei da quale di queste tre opere si sente particolarmente influenzato nella sua attività quotidiana?

Più che io personalmente, vedo con evidenza l’influenza attuale delle tesi di Pico della Mirandola: in questo senso sono da queste influenzato per opposizione e questa opera spiego con estrema attenzione nel mio lavoro. L’Umanesimo italiano (parallelamente a Lutero) è il mediatore formidabile tra Gnosi antica e Gnosi moderna. E la Gnosi è l’essenza di ogni forma di eresia e/o apostasia anti-cristiana, per quanto sia più che necessario distinguere sempre la forma religiosa antica da quella laica moderna. Pico infatti recupera la mistica della Cabala – che pensava Dio stesso come infinito indeterminato e il mondo come tempio di Dio (qualcosa di assolutamente affine all’ecologismo contemporaneo) – e radica questa nella visione dell’uomo, il quale senza natura definita, hail compito di auto-plasmarsi fino alla divinità. A ben vedere, questo nucleo si riscontra in Kant quando crede che l’uomo diventi un agente morale; in Hegel o in Marx quando si teorizza che il lavoro è strumento di umanizzazione; persino nella dottrina Gender, che contestualizza questo nulla dell’essenza e il conseguente processo di auto-creazione sul piano della identità sessuale.

Oggi, 28 gennaio, ricordiamo liturgicamente San Tommaso d’Aquino, Sacerdote e dottore della Chiesa, è una delle colonne del pensiero filosofico occidentale che ci offre l’esempio di un ricercatore che ha saputo vivere intensamente ciò che stava al centro dei suoi studi: il messaggio di Cristo. Non a caso la sua eredità è diventata parte integrante del patrimonio di fede e ha contribuito a modellare il volto della Chiesa. Quanto sarebbe necessario, a suo giudizio, riscoprire la riflessione metafisica di San Tommaso d’Aquino?

L’Occidente ha sempre combattuto in sé una certa tentazione orientale. Pensare l’essere come derivato dal Nulla, dove per Nulla non si intende l’assenza di realtà, quanto l’Indeterminazione infinita. Si riscontra in Anassimandro sul piano fisico (l’apeiron infinito da cui derivano colpevolmente le cose determinate); nella Gnosi (il dualismo tra la realtà divina originaria e il mondo prigione); nella Cabala (Dio come Infinito in cui gli opposti coincidono e l’universo come Sua auto-contrazione); in Lutero (la Giustificazione anarchica e priva di ragione da parte di Dio). La “dottrina dei trascendentali” di san Tommaso è, allora, illuminante: permette di capire l’analogia tra l’essere che è Dio – che non è Unità Indistinta ma Trinità di Persone – e l’essere che hanno le cose, per partecipazione, che quindi sono logiche, determinate e buone; permette di capire che Dio è oltre le cose, ma non altro dalle cose, e che il mondo non è Dio e non è neppure male in sé, ma piuttosto il luogo del conflitto tra Chiesa e Anti-Chiesa; permette di distinguere il male delle cose, che non esiste, da quello determinato dall’abuso della libertà e dalla pretesa di farsi come Dio (male morale), quindi dalla morte (male fisico) che deriva proprio dal peccato. E poi san Tommaso è fondamentale per capire l’essenziale importanza del ruolo del Papa come ostacolo dell’Anticristo, proprio nel suo esercizio del potere vicario.

Che risposta si è dato al perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla?

Dunque, prima di tutto le possibili risposte sono solo due: o l’universo esiste da sempre oppure è stato creato. Per logica escludiamo che si sia auto-generato: nessuna cosa – neppure Dio – è causa sui. O Dio non esiste affatto o Dio è eterno, quindi increato. Niente, se accettiamo il principio di non contraddizione, è causa ed effetto di sé. Per i Greci – eccetto Platone – l’universo esiste da sempre e di necessità (non può non esistere). Anche quando è teorizzato razionalmente Dio (come in Aristotele) l’universo è chiuso nello spazio e eterno nel tempo. Noi sappiamo che le cose sono più complesse. L’universo diviene e non è statico. È illimitato ma “finito”. E proprio questa maggiore complessità aumenta – per così dire – la ragionevolezza di Dio. Sapere che il divenire non è nello spazio e nel tempo, ma il divenire è “l’espansione dello spazio-tempo”, sapere che l’universo ha un inizio, in senso assoluto, conferma quanto asseriva san Tommaso: l’esistenza di Dio è una questione di logica. Ma in Genesi 1 c’era già scritto tutto, con tanto di “luce” (l’assoluto di Einstein) come prima cosa creata…

Il nostro processo decisionale è influenzato da una catena infinita di eventi. Come si coniuga il libero arbitrio con la casualità o, meglio, con le influenze esterne che ci condizionano?

Di primo acchito mi viene in mente il paradosso marxista: liberare l’uomo dalla fabbrica e da Dio e credere che la sua essenza sia determinata dalla struttura economica. Se penso poi all’inconscio freudiano più che trovare conferma dell’idea che le nostre decisioni siano in realtà manifestazioni nevrotiche, trovo piena conferma che l’uomo è erede del peccato originale (che dà molto più senso anche alla libido). Nessuno ha mai creduto nel caso, come sistema. La “teoria del caos” e il noto “effetto farfalla” inducono a pensare che nulla è determinato, che resta sempre qualcosa di imprevedibile. Ma non siamo comunque nell’ambito del mero caso. Non credo affatto – come invece Epicuro – che il caso sia liberazione (anche dalla paura degli dei). Molte cose possono anche avvenire in modo fortuito, ma sempre all’interno di un ordine: noi stessi siamo esseri ordinati, come ogni cosa in natura. L’evoluzionismo darwinista è una religione che vuole negare una evidenza: la nostra ricerca (anche medica o biologica) ci spinge sempre a sistemi semplici ma ordinati. E l’ordine umano è un ordine morale, cioè libero. Non meccanico. L’uomo dimostra sempre di essere capace di trascendere la mentalità del mondo in cui vive. La Verità è per sua natura eterna e immutabile. E la Verità presuppone e sugella allo stesso tempo la libertà.

La domanda delle domande, filosoficamente come dimostrerebbe l’esistenza di Dio?

Insieme a quanto detto sopra, partirei dalla sua escludibilità. È un dato interessante nella modernità. Apparentemente è atea, in verità conferma il divino nell’uomo e nell’universo. Quando non adotta questa via, sceglie Lutero e a Lutero reagisce per militante opposizione, come in Marx o in Nietzsche. La modernità è diventata atea e anti-cristiana dopo aver conosciuto, nel protestantesimo, un Dio pensato solo come oggetto di coscienza, la cui esistenza si dà solo nella esperienza di fede (facile che sia solo “alienazione”), e dopo che – sempre Lutero – ne ha fatto una Anarchia (ingiusta) di Grazia salvifica. I greci erano più logici: Dio è stato davvero escluso solo nella teoria atomistica di Democrito. Il punto è che esistono gli atomi, ma non sono eterni, perché la materia ha un inizio. Sul piano fisico è ancora possibile risalire dal mondo a Dio, come ha mostrato nella cinque vie san Tommaso. L’unico modo per non farlo è negare – come ha fatto Kant e contro san Tommaso, ma anche contro Newton e Einstein, nonostante le reciproche differenze – la realtà effettiva del tempo, dello spazio (o dello spazio-tempo, al di là della nostra percezione o dei sistemi di riferimento) e del principio di causa-effetto. Preferisco il presupposto anti-kantiano. Seguo in questo la maggioranza ragionevole.

Professore, dal punto di vista filosofico c’è vita dopo la morte?

Prima di tutto mi lasci esprimere una certa irritazione emotiva e razionale verso coloro che adottano la soluzione retorica e sofistica di considerare la morte come qualcosa di naturale o un limite di senso alla vita o qualcosa da non temere, ignorando il dopo. La morte è una profonda contraddizione e non dà senso a nulla, ma distrugge la vocazione umana per eccellenza che è quella di amare e scoprire la Verità. E l’amore – come la Verità – è sempre esclusivo e irrevocabile. Certamente la morte si teme, con buona pace di Socrate. Anzi, il cristiano – proprio perché sa che dopo la morte verrà giudicato da Cristo degno o meno del Paradiso – ha tutta la ragionevolezza di vegliare, per morire in stato di Grazia e non di peccato mortale. Filosoficamente parlando la vita dopo la morte è pensabile solo ammettendo che l’uomo non si riduca ad un cervello più sviluppato di qualche delfino o scimmia. Pare che questa riduzione materialistica apra delle contraddizioni più incisive del contrario: l’autocoscienza dell’uomo, la capacità di chiedersi quale sia l’essenza stessa di Dio, la trasformazione del mondo, inducono alla ragionevolezza che il cervello sia lo strumento di un principio spirituale che trascende la materia e che in Occidente chiamiamo “anima razionale”. In quanto tale, lo spirito è di per sé immortale. Il punto è che l’uomo non avrebbe dovuto morire e l’anima quindi non avrebbe dovuto separarsi dal corpo…

Per concludere, a suo giudizio possiamo definire il “sistema morale cattolico” il modo migliore per valutare le azioni umane e il relativo codice di comportamento?

Spesso ci hanno inculcato che o si pensa o si crede. Questo è vero solo per il mondo protestante e l’universo illuminista. Lutero ha fatto dell’uomo il male stesso; l’illuminismo lo ha esaltato e gli ha reso culto, contro Dio. Quando l’Europa ha rinnegato entrambi – paradossalmente solo “alcuni” cattolici ancora fanno riferimento a Lutero – non ha scoperto nessun altro sistema morale. Prima ha adottato il presupposto freudiano che fa dell’uomo l’effetto del principio fisico di attrazione/repulsione. Poi ha esaltato il Sacro Caos. Il Nulla. Ha assolutizzato l’antica dottrina del serpente che la legge, l’ordine, la logica, la ragione, persino l’identità sono ostacoli per la libertà. E ha reso un nulla il soggetto di cui voleva tutelare questa libertà. Di contro c’è la verità ragionevole: basterebbe leggere con onestà intellettuale la visione antropologica cattolica per convertirsi. La ragione – anche se ferita dal peccato – riconosce la Verità. Quale sarebbe un sistema morale alternativo a quello insegnato dalla Chiesa cattolica? Esiste una sola alternativa: credere che l’uomo abbia una natura divina da plasmare e che la legge sia ostacolo. Provate voi a giocare a calcio, togliendo il “limite della porta”: non farete più gol. Semplicemente non giocherete affatto!

 


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Bellissima intervista