Shemà. Commento al Vangelo del 28 gennaio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mc 4,21-25

giovedì 28 gennaio 2021

SAN TOMMASO D’AQUINO, PRESBITERO E DOTTORE DELLA CHIESA

Oggi è la memoria liturgica di San Tommaso d’Aquino, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e dottore della Chiesa, dotato di grandissimi doni d’intelletto. Autore della Summa theologica, la sua dottrina  ha attraversato i secoli, influenzando tutto il pensiero occidentale filosofico e teologico. La sua santità è dovuta soprattutto al fatto di aver dato testimonianza di una sapienza che corrisponde alla vita, insegnandoci così, soprattutto, che lo studio e la conoscenza su Dio sono vuote se non nascono dalla fede e non portano a una vita di altissimo spessore morale.

San Tommaso d’ Aquino nacque nel 1224 a Roccasecca (Frosinone), divenuto domenicano a Montecassino, studiò a Napoli, Colonia, Parigi dove insegnò. Invitato dal beato papa Gregorio X a partecipare al secondo Concilio Ecumenico di Lione, morì il 7 marzo lungo il viaggio nel monastero di Fossanova nel Lazio, nel 1274 . Solo nel 1369, il 28 gennaio, il suo corpo fu traslato a Tolosa, nella chiesa dei Giacobini, dove San Domenico, fondatore del suo ordine religioso, aveva fondato l’ordine nel 1217.

Personalmente ho avuto la grazia di visitare a Tolosa il luogo in cui riposano le sue spoglie, un luogo che oggi  fa parte dell’università di Tolosa, un ambiente che non sembra più neppure una chiesa, visto che il mausoleo che era dedicato al santo dottore fu completamente distrutto durante la Rivoluzione Francese, così come tutta la chiesa.

Vi condivido che in quel luogo si avverte una strana emozione: c’è il ricordo del santo, chiamato nella tradizione cattolica il “sommo dottore”, in un luogo di grande cultura, ma anche di grande indifferenza. Allora mi viene dal cuore accostare la figura della lampada che illumina l’oscurità della notte, simbolo che il Vangelo di oggi ci propone, con la presenza di questo santo in questa importante università europea che però, come del resto oggi tutta l’Europa,  preferisce mettere sotto il moggio la luce della Sapienza vera, non quella che lega l’essere umano alle cose, ma quella che rende presente Dio nelle cose umane.

Quando infatti ci si lascia influenzare da preconcetti, da pregiudizi o comunque cerchiamo di vedere le cose solo dalla prospettiva delle cose, perdendo la direzione verticale, si perde la vera vista, quella spirituale. Ecco perché, come ci mostra il testo del Vangelo, se la luce non viene messa in alto, anche la nostra visione delle cose, la nostra conoscenza, la sapienza, viene limitata! Senza una visione del tutto, senza una luce che viene dall’alto, non si può pienamente essere dentro le cose della vita, perché non si può neppure stare dentro le cose del Regno di Dio.

Questo nascondere la luce di Dio porta all’indifferenza e alla freddezza. Ecco perché Gesù chiede ai discepoli di fare attenzione a quello che ascoltano, perché l’essere umano può avere ascolto e vista delle cose, ma può avere anche ascolto e vista dello Spirito, che è dono di Dio. E le parole di Gesù ci comunicano che ascoltare e vedere le cose di Dio significa ricevere qualcosa in più, un dono dall’alto! Ecco, oggi chiediamo al Signore, per intercessione di San Tommaso d’Aquino di poter ascoltare e vedere le cose di Dio, quelle che Lui vuole mostrarci, così che la luce risplenda in tutta la nostra persona e, anche se ci trovassimo ad abitare in un luogo pieno di indifferenza, potremo sempre dare quel “qualcosa in più” che il Signore ci ha dato.

Preghiamo insieme a San Tommaso d’Aquino una preghiera che anche io ho sempre pregato, nella mia lunga vita di studentessa in teologia: “Creatore ineffabile, che dai tesori della tua sapienza hai scelto le tre gerarchie degli Angeli e le hai collocate con ordine mirabile sopra il cielo empireo e disposto le parti dell’universo con somma arte: tu, dico, che sei chiamato vera fonte della luce e della sapienza e principio supremo, degnati di far penetrare nelle tenebre del mio intelletto un raggio della tua luce, allontanando da me le doppie tenebre in mezzo alle quali sono nato, quelle del peccato e quelle dell’ignoranza. Tu che rendi eloquenti le lingue dei bambini, istruisci la mia lingua e versa sulle mie labbra la grazia della tua benedizione. Dammi acutezza nel comprendere, capacità di ritenere, metodo e facilità nell’imparare, sottigliezza nell’interpretare, grazia copiosa nel parlare. Ispira l’inizio, guida il progresso, corona la fine: tu che sei vero Dio e vero uomo e vivi e regni nei secoli dei secoli.” Amen. Buona giornata!

Mc 4,21-25

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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