Una ipocrisia che ha radici lontane


OGNI ANNO SI FA MEMORIA DELL’OLOCAUSTO MA SI TACE SU TUTTI GLI ALTRI CRIMINI, PASSATI E PRESENTI, CHE CONTINUANO A INSANGUINARE IL MONDO. A COMINCIARE DALLA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI

di Pietro Licciardi

Ieri, 27 gennaio, è stato il “Giorno della memoria”, in cui si è ricordato lo sterminio degli ebrei avvenuto nei lager nazionalsocialisti.

In realtà questa giornata si sarebbe dovuta chiamare “giorno dell’ipocrisia”, buono per lavare la coscienza di chi, ricordando il massacro del popolo ebraico – anche se nei campi nazisti sono morti anche milioni di non ebrei – ha potuto tacitare la coscienza e chiudere gli occhi di fronte agli altri massacri che sono avvenuti, e ancora avvengono, nel mondo.

Una ipocrisia che si è manifestata subito dopo la scoperta dell’Olocausto, da parte di chi a Norimberga ha puntato il dito contro il Terzo Rech nazionalsocialista ignorando che l’alleata Unione sovietica stava massacrando milioni di uomini e donne nei gulag siberiani e causato lo sterminio di almeno tre milioni di ucraini durante la carestia artificiale, l’Holodomor, voluta da Stalin.

Ipocriti i comunisti europei, in particolare Togliatti e la sua banda, che hanno strumentalizzato le atrocità hitleriane per collocare la loro ideologia omicida nel campo dei “buoni”, avendo combattuto per la “libertà” al fianco degli Alleati, potendo così compiere indisturbati ancora prima del 1945 la loro pulizia etnica in Istria e nell’Italia centrale – il famigerato “triangolo rosso” – costata la vita a decine di migliaia di italiani. 

Una ipocrisia che ha radici lontane. Fu infatti grazie al genocidio dei cristiani armeni, perpetrato dai turchi dal 1915 al 1916 senza che nessun paese Occidentale emettesse un fiato, che Adolf Hitler si convinse che avrebbe potuto portare a termine i suoi piani di sterminio.

Soprattutto dopo l’astuta mossa di far salpare da Amburgo verso Cuba la nave St. Louis con a bordo 930 ebrei in fuga dalle persecuzioni. Nessuno, neppure gli Stati Uniti, concessero asilo e i malcapitati dovettero fare ritorno in Germania dove finirono nelle camere a gas.

E gli stermini non si sono certo fermati con la fine del regime nazionalsocialista e la caduta di Stalin.

Con la fine del colonialismo le rivoluzioni socialiste hanno contaminato Africa e Sud est asiatico portando con se guerre, stermini di intere etnie e il massacro di innocenti.

Quasi tre milioni di morti in Corea dal 1950 al 1953, più di  quattro milioni di morti in Vietnam fino al 1975, e alte decine di migliaia dopo la fine delle ostilità, quando un numero enorme di sud-vietnamiti cercarono di sfuggire al regime comunista per trovare la morte in mare.

Allora l’Italia mandò in soccorso dei disperati che affrontavano quei viaggi della more due navi della Marina Militare ma i comunisti italiani pretesero che non più di poche centinaia di rifugiati potessero sbarcare nei nostri porti. 

Un altro genocidio si consumò nella Cambogia di Pol Pot, dove quasi due milioni di persone perirono in quel paese trasformato dalla follia comunista in un immenso lager.

Ma di tutto questo si è sempre parlato poco o niente, soprattutto in Italia, dove l’egemonia comunista ha sempre cercato di impedire la circolazione di qualsiasi notizia che potesse mettere in cattiva luce le colpe dell’Urss o di qualsiasi altro partito “fratello”.

E il silenzio colpevole continua ancora oggi, in un Occidente in cui il comunismo non è scomparso ma ha solo cambiato faccia. Le simpatie delle nomenklature in Italia, come nell’Unione Europea, e adesso anche negli Stati Uniti di Joe Biden e Kamala Harris, vanno alla Cina di Xi Jiping, alla quale strizzano l’occhio pure le multinazionali di tutto il mondo, che sfruttano la manodopera a bassissimo costo nei laogai – la versione cinese dei lager nazisti e dei gulag sovietici – per produrre le loro merci. E così continua indisturbata la persecuzione e la soppressione delle popolazioni del Tibet, degli Uiguri e la repressione a Hong Kong.

Il massimo dell’ipocrisia però riguarda tutti coloro che, pronti a battersi e a sbraitare per i diritti veri o presunti di chiunque, versare fiumi di lacrime ogni volta che si celebra la “Giornata della memoria” restano in un silenzio tombale di fronte alla persecuzione e al massacro dei cristiani in corso praticamente da sempre in ogni angolo del mondo. 320 milioni i perseguitati e 4.761 i morti nel solo 2020. 

Cifre da fare impallidire qualsiasi Olocausto e seppellire di vergogna le anime belle che ogni 27 gennaio cianciano dai giornali, dalle televisioni e dalle tribune. 


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