Shemà. Commento al Vangelo del 29 gennaio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: venerdì 29 gennaio 2021

Oggi il Vangelo ci racconta due brevi parabole che contengono elementi ed immagini che possano aiutarci a percepire e sperimentare la presenza del Regno di Dio nella nostra vita dio ogni giorno: la parabola del seme che cresce da solo e la parabola del piccolo seme di senape che cresce e diventa albero.

L’idea che si percepisce dalle due parabole è quella di un processo, che non esclude gli ostacoli, ma li inserisce in un percorso di crescita, di maturazione. Il seme che cresce da solo nasconde un processo di trasformazione che include anche distacchi, rinunce, sofferenze, ma tutto questo è necessario per definire delle   tappe e dei momenti importanti per la crescita.

Una crescita che si dispiega nel tempo e i cui aspetti positivi si possono osservare anche all’esterno, se, nella pazienza, si fa attenzione a quello che succede, e si impara a fare del dolore una risorsa. Il piccolo granello di senape che cresce e diventa un albero capace di ospitare gli uccellini, ci mostra che il Regno di Dio è qualcosa che supera le aspettative di tutti, ma opera sempre secondo un progresso che richiede tempo, pazienza e che sempre trasforma, disponendoci all’accoglienza di qualcosa di grande, attraverso un lento cambiamento.

Il consiglio allora che ci viene da questo testo del Vangelo è imparare a fare attenzione ai nostri processi interiori che ci portano ad accogliere quella dinamica nascosta anche nelle difficoltà che possiamo vivere al momento presente, perché se il processo dinamico interiore si compie da sé, noi possiamo accogliere ciò che ci accade come una segreta e lenta trasformazione che si compie e che, nonostante il dolore o la fatica che sperimentiamo, ci rende migliori.

Così, più ci sentiamo travagliati dentro, come il seme, più ci sentiamo felici perché ci vediamo cambiati, ci scopriamo ogni giorni  migliori di prima, capaci di avere più pazienza, di fare più attenzione agli altri, di fare gesti di bontà, di dare parole di speranza,  di perdonare le offese, di accogliere il perdono degli altri, insomma…di fare ciò che prima non avremmo mai pensato di fare.

Il Regno di Dio non si costruisce semplicemente compiendo qualche buona azione, ma percependo la gioia profonda di progredire, nonostante le avversità, nonostante i dolori che  possono capitare nelle nostre giornate. l’importante è accorgerci che siamo sempre sostenuti da Dio, che c’è un progetto di bene che si realizza in noi e attraverso di noi, perché siamo chiamati a diventare più di quello che pensiamo.

A questo proposito  sono di grande incoraggiamento le parole di Santa Teresa di Lisieux, che ci possono essere di aiuto nel mettere in pratica il Vangelo di oggi: ” Che importa alla piccola canna se deve piegarsi? Non ha paura di rompersi perché è stata piantata in riva alle acque. Invece di andare a toccare la terra, quando si piega, non incontra altro che un’onda salutare che la fortifica e suscita in lei il desiderio di nuove tempeste. È la sua debolezza che costituisce tutta la sua forza. Non potrebbe spezzarsi mai perché, qualunque cosa le accada, non vuol vedere altro che la dolce mano del suo Gesù. Talvolta, i piccoli colpi di vento sono più difficili a superarsi per la fragile canna delle grandi tempeste perché allora, mentre vorrebbe immergersi di nuovo nell’amato torrente, i colpi di vento non sono forti abbastanza per piegarla così in basso. Sono queste le punture di spillo…ma nessuna sofferenza è troppo grande per conquistare la palma..

Che le parole di santa Teresina ci aiutino oggi a crescere e a far crescere il Regno di Dio, perché dipende da noi se il piccolo seme che siamo, diventerà un grande albero. Buona giornata!

Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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