Shemà. Commento al Vangelo del 1° febbraio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mc 5,1-20

 lunedì 1 Febbraio 2021

Oggi il Vangelo ci fa meditare un testo interessante, perché ci descrive come agisce il male a livello personale e sociale. Gesù riconsegna la libertà a una persona che non può più dominare se stessa e che, già dall’inizio del racconto, viene descritto come qualcuno che possiede le caratteristiche del male: viene dai sepolcri, infatti, secondo la visione biblica, il male porta alla morte. Ma non solo, il evidenzia molto bene che quest’uomo sia completamente estraniato da se stesso e dagli altri, perché è minaccioso, violento, senza controllo, privato di coscienza, di autocontrollo, di autonomia. E questa scena che apre il testo è impressionante perché, davanti a Gesù, tutto il male, la violenza, di quest’uomo si scioglie: l’uomo cade in ginocchio, il demonio, dopo aver dichiarato il suo nome, Legione, che di fatto, è il nome degli eserciti dell’impero romano che è un regime di violenza, questo demonio sconfitto chiede di non essere espulso dalla regione ma di andare nei maiali, perché il maiale è impuro e il potere del male è impuro: non ha né autonomia né consistenza. A questo punto il testo si fa misterioso perché i maiali finiscono nel mare, cioè nel caos che esisteva prima della creazione e che secondo le credenze dell’epoca, minacciava la vita. Dicevo che questa parte del testo è misteriosa perché diversi studiosi si sono soffermati a cercare di capire come mai questi 2000 porci si siano buttati in mare, ma di fatto non c’è spiegazione, anzi, sembra essere proprio la conferma del fatto che il male è inconsistente e ciò che lo contraddistingue è la mancanza di senso. Però possiamo trarre riflessioni interessanti dal seguito del testo, perché, se questi porci non si fossero buttati in mare, non solo l’uomo non sarebbe tornato in se stesso e non sarebbe guarito, ma i mandriani non avrebbero perso il loro lavoro. Ecco perché chiedono a Gesù di andarsene: per loro quei porci erano più importanti di quell’uomo che era tornato in sé. Le nostre ingratitudini, i nostri egoismi non solo ci impediscono di accogliere Gesù, ma anche di riconoscere la sua azione di verità. I mandriani, è vero, hanno perso il lavoro, ma quel lavoro si reggeva su un sistema che, in modo subdolo, guadagnava sulla sofferenza di quell’uomo disperato, che nessuno aveva saputo amare davvero, solo Gesù. Allora oggi chiediamoci: è più importante il guadagno del mio lavoro o l’attenzione, l’amore che posso dare alle persone che mi sono vicine? Ma c’è ancora un ultimo sguardo che il testo, in conclusione, ci fa porre su Gesù: Gesù se ne và, non è venuto per affermare la sua persona, la sua potenza, e neppure la sua divinità perché non agisce come un dio delle religioni pagane, che vince il male per essere venerato e onorato. No! Gesù vince il male perché ama l’essere umano, per amore dell’uomo e della donna, perché basta un solo uomo o una sola donna che abbiano sperimantato l’amore misericordioso di Gesù, anche se vivano in terra pagana, in mezzo alle tenebre dell’idolatria e dell’impuità, basta un testimone della libertà e dell’amore di Gesù a sucitare nei cuori il desiderio di un nuovo modo di vivere, di guardare gli altri, di lavorare, un nuovo modo che è quello del Vangelo, dell’ accoglienza, della gratitudine e dell’amore. Buona giornata! 

Mc 5,1-20

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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