La vanità: una dipendenza dagli applausi


LA VANITÀ “INQUINA” IL NOSTRO AGIRE RENDENDOCI SCHIAVI DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI E PER QUESTO CI TOGLIE NON SOLO LIBERTÀ, MA ANCHE AUTENTICITÀ

Di Andrea Sarra

È il vizio preferito dal Nemico, secondo il celebre film “L’avvocato del diavolo”: la vanità. In un modo o in un altro siamo tutti portati a costruire un idolo di noi stessi e a “lucidarlo” nelle nostre azioni. La vanità “inquina” il nostro agire rendendoci schiavi del giudizio degli altri e per questo ci toglie non solo libertà, ma anche autenticità. Infatti, il vanitoso a causa del suo vizio non riesce ad entrare veramente in relazione interponendo tra sé e gli altri una “nebbia” di finzione che non gli permette di presentarsi per ciò che è realmente.

Siamo soliti pensare alla vanità fisica, ma c’è anche una vanità intellettuale: entrambe hanno come tratto caratteristico una sorta di “dipendenza dall’applauso” o da “like” – se vogliamo trasportare il discorso al mondo dei “social”. In altre parole, tutto il bene o il bello che potremmo trasmettere agli altri condividendo i nostri talenti per la reciproca edificazione viene ridotto all’ennesima occasione per gonfiare il nostro ego, lasciandoci sostanzialmente soli a mendicare un po’ di stima o di considerazione.

Quale virtù esercitare allora per combattere, insieme alla grazia di Dio, questo vizio? Senza dubbio, la virtù che più di tutte fa cadere le nostre “maschere”, ovvero la semplicità, unità anche a un pizzico di autoironia per non prendersi troppo sul serio.

Per la rubrica dei video, più o meno recenti, utili per conoscere la realtà che ci circonda vi proponiamo le riflessioni sul tema della vanità a cura della professoressa Giorgia Brambilla, bioeticista e teologa morale.

 


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