Dalla Rivoluzione francese discende l’odierna “società mafiosa”


CON LA RIVOLUZIONE IN FRANCIA INIZIA LA SIGNORIA DELLO STATO CHE AVRÀ ANCHE IL COMPITO DI GESTIRE L’ “IPOTECA SOCIALE” E CON CIÒ LEGITTIMARE IL PROGRAMMA SOCIALCOMUNISTA.

Di Pietro Licciardi

Con la Rivoluzione religiosa di Martin Lutero l’uomo in quanto fedele viene abbandonato solo di fronte a Dio e al suo mistero senza adeguata mediazione, dal momento che è circondato da uguali, non riconoscendo più alcuna gerarchia ecclesiastica e attribuendo a tutti la facoltà di “interpretare” la Bibbia. Nel caso della Rivoluzione politica, esplosa in Francia nel 1789, l’uomo in quanto cittadino viene abbandonato nelle mani della società e della sua gestione statuale mentre agli uguali che lo circondano non è concesso unirsi e ordinarsi, come avveniva in epoca Medievale, dove era un fiorire di corporazioni e confraternite, ma solo eventualmente sommarsi.

Alla separazione fra il potere politico e l’autorità ecclesiastica segue un rapporto prima duramente conflittuale, quindi sostitutivo, nel senso che lo Stato si trasforma in Chiesa il cui potere è anonimo, senza linite alcuno: né da parte Dio né da parte dagli uomini, se non — nel caso di questi ultimi — attraverso la derisoria manifestazione della “volontà popolare”, manipolata in modo sempre più scientifico e tecnologicamente avanzato da opinion maker espressi e sostenuti da lobby ideologiche e/o economiche.

Insomma, quella che doveva essere una “liberazione” delle mille arterie che univano l’uomo agli altri uomini in diversi e articolati rapporti, e che impedivano secondo il pensiero degli “illuminati” il pieno manifestarsi della liberté ed egalitè si rivela in ultima analisi come ben poco liberatorio, in quanto tali rapporti rimangono come bisogni insoddisfatti, così che le istituzioni e i costumi si trasformano nelle catene di una libertà-beffa, sempre più imbrigliata da una burocrazia disumanizzata e anonima.

Questa, in sintesi estrema, la Rivoluzione francese e la sua parte nel processo rivoluzionario. Con essa, grazie all’abolizione delle vestigia del regime feudale e di quello corporativo, all’individualismo e all’ugualitarismo religiosi fanno seguito l’individualismo e l’ugualitarismo politici, mentre, con la Rivoluzione sovietica, seguirà la stagione dell’ugualitarismo economico.

Così lo storico francese François Furet sintetizza i decreti emanati dal 4 all’11 agosto 1789: «Essi distruggono da cima a fondo la società aristocratica e la sua struttura di dipendenze e di privilegi. Ad essa sostituiscono l’individuo moderno, autonomo, libero di fare tutto ciò che la legge non vieti. La tabula rasa realizzata a partire dal 4 agosto liquida tutti i poteri intermedi che possono esistere tra l’individuo e il corpo sociale nel suo insieme. L’opera sarà completata nel 1791 con l’approvazione della legge Le Chapelier, con la quale si proibivano le associazioni. Assai presto la rivoluzione ha manifestato un radicale individualismo».

L’ordine umano medievale viene dunque violentemente “potato” non solo dei rami secchi ma anche delle radici, e anzi talora solo delle radici, producendo così una “società mafiosa”, le cui conseguenze in campo economico – con l’abolizione del regime feudale – sono la “liberazione” della proprietà privata dall’ “ipoteca sociale” storica, che su di essa si era venuta costituendo organicamente, ovvero quella rete di garanzie e “ammortizzatori sociali” costituita dagli usi civici, dalle consuetudini locali, dalle opere di carità.

Quanto alle corporazioni prerivoluzionarie, Luigi Dal Pane nel suo, Il tramonto delle corporazioni in Italia (secoli XVIII e XIX), Milano 1940, nota ad esempio — con riferimento all’Italia, ma il giudizio è estensibile — che esse «[…] assolvono anche funzioni di difesa dei lavoratori, di previdenza sociale e di mutuo soccorso […]. Quando costituiscono le doti alle figlie dei matricolati, quando distribuiscono sussidi agli infermi e alle vedove, quando provvedono all’assistenza dei soci ammalati, quando assolvono doveri di pietà verso i moribondi ed i morti ed onorano Iddio, esercitano funzioni socialmente utili».

Grazie alla Rivoluzione in Francia, i cui principi saranno esportati in tutta Europa dalle armate di Napoleone Bonaparte, si sviluppa così una mentalità secondo cui — come profeticamente dirà Papa Pio IX nel Sillabo, del 1864, alla proposizione LVIII — «ogni regola ed onestà dei costumi consiste nell’accumulare e nell’accrescere per qualsiasi maniera le ricchezze, e nel contentare la voluttà».

Con la Rivoluzione dell’89 si preparano le condizione storiche che in un futuro non troppo lontano attribuiranno allo Stato il compito di gestire l’ “ipoteca sociale” e con ciò legittimare il programma socialcomunista.

 


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