Dall’idea della famiglia “deviata” arriva l’utero in affitto e i bimbi come “viandanti senza origine”


CORRIAMO AL LACCIO DI UNA “SCIENZA” CHE NON E’ PIU’ UMANA MA RINCORRE IL “PRIMATO” DELL’IBRIDAZIONE

Di Barbara Appiano

Due sentenze della Corte costituzionale ammoniscono il Parlamento italiano a legiferare sulla maternità surrogata alias utero in affitto nonché procreazione assistita eterologa.

La Consulta ha dovuto esaminare altrettanti ricorsi, il primo riguardante “due papà” uniti civilmente e successivamente diventati “genitore 1” e “genitore (sempre) 1” attraverso la pratica dell’utero in affitto (vietata in Italia), il secondo relativo a due mamme che ricorrendo alla procreazione assistita eterologa sono diventate “genitore 1” e “genitore (sempre) 1” da mutare in madre biologica la prima e madre “intenzionale” la seconda (tradotto = “genitore 1” e basta di due gemelle).

Entrambi i ricorsi chiedevano se era legittimo essere riconosciuti in Italia come genitori dello stesso sesso, il che vuole dire approvare /consentire le pratiche ad oggi proibite di maternità surrogata (già i due termini per spiegare che un bambino può essere messo in cantiere come se si dovesse costruire una grattacielo, o fabbricare caffettiere piuttosto che lavatrici è surreale, in natura esiste la MATERNITA’ punto e basta e la natura non concede deroghe sul punto nemmeno se lo dice la Corte Costituzionale).

Dunque abbiamo il consorzio umano che, organizzato in Tribunale (che si dovrebbe occupare di conflitti e attribuzioni delle leggi), inventandosi  “l’emersione di nuovi diritti” (ma quali?!) pungola il legislatore e cioè il Parlamento a provvedere per soddisfare l’egoismo che vuole il bambino a tutti i costi. Il “diritto al figlio”, insomma, in ogni maniera, frullato, geneticamente programmato, facendosi beffa della legge della natura, inneggiando ad una parità di diritti che per quanto riguarda la vita umana e la sua procreazione contraddice la natura che decide. E non saranno ovociti e gameti mescolati a farle cambiare idea!

Ma tra i cosiddetti “nuovi diritti emergenti”, non vi è anche il diritto di conoscere le proprie origini? Parrebbe di no, magari verremo smentiti, posto che un neonato nato “su commissione” o “per soddisfare una presunta “genitorialità” non può avere doppia “omogenitorialità”…

Il neonato nato da un utero in affitto ha il problema del cordone ombelicale che è un legame naturale e non indotto dalla teoria LGBT (sembra una sigla automobilistica) e quant’altro. Quello è un legame che nutre il bambino sin dal momento della sua procreazione e lo lega alla “mamma surrogata” che tale non è visto che biologicamente con la placenta veicolata da tale cordone e altro fenomeno naturale detto allattamento è madre cioè PARTORIENTE E NON MADRE SURROGATA.

La surroga lasciamola alle banche che devono rottamare i debiti cattivi e li surrogano vendendo carta straccia sottoposta alle linee guida della finanza, ma qui siamo in un campo dove la Natura è sovrana e qualsiasi tentativo di inventarsi anche attraverso la legge ad “neonato surrogato” porta al delirio. Il delirio di una società che non aiuta le famiglie che rinunciano a fare figli per problemi economici e le donne che lavorando fuori casa hanno bisogno di un sostegno che arrivi dallo Stato per non ritrovarsi con le gomme a terra…

E invece l’attenzione mediatica, giudiziaria e culturale oltre che legislativa è rivolta ad accontentare l’omogenitorialità che, a tutti i costi, vuole il bambolotto per essere “normale” e conformista. Dimenticando che l’omosessualità vissuta come “scelta di vita” prescinde la consapevolezza che non si può essere omosessuali e contemporaneamente genitori perché i due concetti letteralmente cozzano tra di loro.

Questo “accanimento terapeutico” di insistere nel normalizzare un qualcosa che normale non è, significa sfidare la natura, che si mette giustamente per traverso. Il dissenso verso questo conformismo aberrante che ci vuole tutti discepoli del Politicamente corretto dimentica che un bambino nato attraverso queste pratiche è un viandante senza origine, che crescendo come normale che sia si confronterà con gli altri bambini che hanno papà e mamma si andrà formando dentro di sé il sentimento di estraneità confrontandosi con la sua famiglia.

A casa egli troverà (finché dura) due papà o due mamme che non possono essere spiegati attraverso la retorica dell’amore (in questo caso un capriccio, una forma di egoismo e di conformismo ribaltato) che vince su ogni cosa.

Ma in realtà non si tratta di vincere su ogni cosa, l’amore non è questo, non è forzare il sistema NATURA per inserire norme che vanno contro l’umanità stessa, dove la famiglia bicolore con mamma e papà viene emarginata dalla sempre più crescente e ingiustificata presa di posizione che se non si è allineati alla “famiglia su commissione” non si è accettati.

È pur vero che ognuno di noi ha diritto di vivere la propria esistenza seguendo le proprie inclinazioni ma queste inclinazioni non possono diventare un diktat da imporre alla società civile, ribaltando i ruoli.

Nessuno si occupa di favorire le adozioni, forse perché il mercato dei bambini da “fabbricare” su commissione a catalogo è molto più redditizio…

Terribile poi lo sfruttamento del corpo femminile diventato un forno a microonde dove mettere in gestazione un figlio che verrà abbandonato alla nascita, senza considerare che le neuro scienze sono arrivate a determinare che il nascituro anche da feto avverte il mondo esterno, lo interpreta e lo comprende e quindi è in  grado di comprendere se la sua esistenza sia un atto d’amore per conto terzi  o un atto d’amore perché lui deve venire al mondo per rendere il mondo migliore.

La maternità surrogata è un abominio già come termine e, se mai fosse accettata e legalizzata, dovremmo allora rivisitare la dimensione della natività di Cristo e il ruolo di Maria che dandolo alla luce non ha certo partorito come madre surrogata o madre “intenzionale”. Non basta l’intenzione per essere genitore, l’intenzione è idea di qualcosa che può anche cambiare (intenzione non è fattualità di un’azione), lo dimostra che le due mamme protagoniste del secondo ricorso litigano perché la madre “intenzionale” e non biologica non viene riconosciuta madre-genitore dall’altra che ha partorito tramite il seme di uno sconosciuto messo a servizio dalla “scienza”.

Su questo pasticcio creato dall’egoismo che cosa c’è da legiferare? Forse che il bambino o le bambine (la madre biologica ha partorito due gemelle) messo in mezzo dalle due donne domandi ma “da dove vengo”? Oppure: “chi sono i miei nonni?” “Perché ho due mamme e non un papà e una mamma?”.

Si sa, le domande dei bambini sono nella loro innocenza imbarazzanti ma assolutamente coerenti rispetto alla realtà esterna. Assistiamo ad un’estinzione crescente della nostra umanità sostituita dal progetto e non mistero che la scienza ci vuole propinare come il nuovo modello della famiglia ignorando il calo delle nascite. In modo surreale stiamo cercando di ribaltare i ruoli tra noi e Dio dove Dio è diventato nostro figlio e noi i suoi genitori, Corte costituzionale e Parlamento permettendo.

 


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