Shemà. Commento al Vangelo del 7 febbraio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: domenica 7 Febbraio 2021

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

Oggi è la quinta domenica del tempo ordinario e la liturgia ci mostra come Gesù ci guarisce con la sua tenerezza e la sua misericordia e ci mette a servizio gli uni degli altri perché la sua tenerezza regoli la nostra esistenza e la sua misericordia governi sulle nostre vite. Come leggiamo dai commentari degli esegeti, questo brano del Vangelo ci presenta la giornata tipo di Gesù: il suo vissuto di un giorno. In questa liturgia è interessate che ci venga offerto questo quadro, ma non ci interessa molto per osservare cosa faceva Gesù nelle sue giornate e quale fosse la sua agenda. Alla comunità credente che si riunisce oggi per la messa, questo Vangelo annuncia invece che oggi Gesù passa dentro le storie di ciascuno di noi, ma passa anche  tra gli uomini e le donne che sono nelle loro case, o nelle strade, negli ospedali, nelle carceri, nei bar, nei luoghi pubblici. Questo Vangelo ci mostra un Gesù vicino alle persone malate e sofferenti, perché, allora come ora, chi sta per strada può vivere sofferenze che non gli permettono di stare nella casa, nel luogo in cui si impara a costruire la pace e chi resta a casa, in genere, sono i malati, oggi certo ci sono anche i positivi al covid. Ma questo Vangelo non si accontenta di annunciare in generale che Gesù ci sta vicino, ma racconta è la guarigione della suocera di Pietro, come modello della guarigione che Gesù ci offre oggi. I gesti di Gesù ci mostrano tutto questo: prende per mano la donna, che nella Bibbia è un gesto sponsale, e questa presa fa rialzare la donna dalla posizione distesa alla quale la febbre l’aveva portata, alla posizione verticale, posizione che dice la dignità, la libertà di agire. E la donna, simbolo nella Sacra Scrittura dell’umanità, una volta libera, si mette a servire.  Tutto il Vangelo è annuncio di questo passaggio: Gesù ci rialza per farci vivere non da schiavi ma da figli, e questa libertà d’amore che Gesù ci offre ci fa vivere in modo nuovo, insegnandoci il servizio reciproco, gli uni verso gli altri, la diaconia che mostra  la dignità di chi dà priorità all’amore che libera e non al potere che sottomette. Il testo ci mostra anche la forza che Gesù riceve dalla preghiera, fatta durante la notte, nel tempo in cui il buio diventa fisico, distende i corpi e li rende fragili. Gesù vince il buio e proclama la vittoria sul buio col suo corpo: si alza e prega, mostrandoci che non è sufficiente essere guariti e aver sperimentato il suo aiuto, perché per vivere la diaconia, il servizio vero dell’amore e della carità, per essere davvero servi e serve gli uni degli altri, è necessario alzarsi e scrollarsi di dosso il che ci resta appiccicato addosso, ogni giorno, e pregare. Alzarsi dal buio perché, come è capitato a  Gesù in questo brano del Vangelo, anche a noi credenti può capitare il rischio di confondere l’amore per gli altri dall’amore per se stessi. È un meccanismo subdolo, sempre in agguato, e che Gesù ci insegna a scuoterci di dosso con la preghiera, con la luce di Dio che dissipa le tenebre e porta alla comunione spirituale con Dio. Mentre Gesù è in preghiera i suoi discepoli gli dicono “tutti ti cercano”, ma Lui, proprio perché è in comunione col Padre, decide di andare oltre, di liberarsi dall’esagerazione di un amore che restringe il cuore e può portare all’idolatria. Ecco, noi, come Gesù, abbiamo bisogno di questo dono di luce nella preghiera per essere veri figli di Dio. Se non ci scrolliamo di dosso quel po’ di buio che ci si accumula addosso giorno dopo giorno, quelle piccole oscurità che ci illudono di essere noi gli autori di quel po’ di bene che facciamo, non potremo mai servire davvero gli altri con cuore libero, perché non saremo mai capaci di andare oltre le nostre illusioni e non ci sarà annunciare la bellezza del Regno di Dio e del suo amore, perché annunceremo solo il nostro bisogno di essere riconosciuti e amati. Il Signore allora, oggi, in questa santa domenica, ci guarisca davvero in profondità il cuore, ci prenda per mano perché possiamo metterci a servire con libertà e gioia le persone che abbiamo accanto. Buona domenica! 

Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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