Uomini e donne per Dio: uguali nella dignità, complementari nel sesso, necessari l’uno all’altra


I DUE SONO FECONDI E TENDONO ALL’UNITÀ: SI UNISCONO PER AVERE POSTERITÀ

Di Padre Giuseppe Tagliareni

«Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli sia simile» (Gen 2,18).

L’uomo per sua natura è superiore a tutte le bestie. Dio gli fa prendere coscienza della sua solitudine, facendogli passare davanti tutti gli animali: non c’è nessuno con cui poter dialogare.

Lo fece addormentare e da una sua costola formò una donna e gliela condusse. “Allora l’uomo disse: “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne” (v. 23).

Ecco nata la coppia perfetta: l’uno corrisponde all’ altra; è diverso e complementare. I due sono fecondi e tendono all’unità: si uniscono per avere posterità.

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (v 24). Così nasce la famiglia, prima comunità  umana, che sarà la cellula della società. “Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna” (v.25).

Lo stato originale dei due era l’innocenza. Uguali nella dignità, complementari nel sesso, necessari l’uno all’altra, entrambi innocenti: ecco la coppia primigenia.

Non tutti i mali sono malattie; vi sono pure le possessioni. Una donna pagana riesce a strappare a Gesù un esorcismo a distanza, per sua figlia che era tormentata dal demonio. Gesù prima mise alla prova la sua fede e poi lo esaudì, dimostrando ai suoi apostoli che anche un pagano può avere fede in lui e forse anche di più di un figlio d’Israele.

 


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