Le tappe della Rivoluzione: il comunismo di Lenin, Stalin e Mao


IL COMUNISMO NON HA VOLUTO ESSERE UNA SEMPLICE “RICETTA” PER LA SOLUZIONE DI PROBLEMI ECONOMICI, MA HA AVUTO LA PRETESA DI CAMBIARE TUTTO L’UOMO E OGNI AMBITO DELLA SUA VITA.

Di Pietro Licciardi

Nei precedenti articoli (QUI e QUI) abbiamo accennato alle origini della Rivoluzione innescata e condotta dalle forze della sovversione – che dopo l’89 francese si identificheranno con la sinistra – per distruggere ciò che la civiltà cristiana aveva edificato nel corso di oltre un millennio.

La rivolta luterana fu una prima rivoluzione, con la quale si sparse lo spirito del dubbio, il liberalismo religioso e l’ugualitarismo ecclesiastico. La seconda rivoluzione fu l’89 francese, che segnò il trionfo dell’ugualitarismo in due campi: nel campo religioso, sotto la forma di ateismo, seducentemente etichettato da laicismo e nella sfera politica, con la falsa tesi che ogni disuguaglianza è una ingiustizia, ogni autorità un pericolo, e la libertà il bene supremo.

Il comunismo con la trasposizione di queste tesi nel campo sociale ed economico rappresenta una terza rivoluzione.

E’ dalla Rivoluzione francese che nacque il movimento comunista di Babeuf  mentre in seguito – dallo spirito sempre più attivo della Rivoluzione – sorsero le scuole del comunismo utopistico del secolo XIX e il comunismo “scientifico” di Marx. Ma fu con la Rivoluzione d’Ottobre in Russia e con la nascita dell’Unione sovietica di Lenin e Stalin che il comunismo ha cominciato a diffondersi con maggiore virulenza, grazie anche alle metastasi rappresentate dai vari partiti social-comunisti e rivoluzionari che sono sorti un po’ ovunque nel mondo.

Il comunismo, conformemente alle idee di Marx, ribadite e accettate da Lenin, Stalin, Mao e da tutti gli altri suoi leader storici, tuttavia non ha voluto essere una semplice “ricetta” per la soluzione di problemi economici, ma ha avuto la pretesa di cambiare tutto l’uomo e ogni ambito della sua vita: pubblico e privato, economico e culturale, sociale e politico, giuridico e artistico.

Per questo il comunismo non è stato un mezzo per “aiutare i deboli”, gli oppressi, gli sfruttati, lasciando neutrale e sostanzialmente inalterato il campo delle visioni del mondo, in modo che ognuno scegliesse liberamente a quale ispirarsi. Il comunismo, coerentemente alle idee del suo ispiratore, Karl Marx, ha avuto una sua ben precisa visione del mondo, che ha cercato di imporre come alternativa, incompatibile a qualsiasi altra.

In altri termini il comunismo è stato un tipo di sistema onnicomprensivo e onnipervadente: una forma di totalitarismo il cui fine è stato la creazione di un uomo nuovo – in perfetta continuità con le utopie illuministe – completamente sradicato dal suo passato e senza più legami con i suoi simili al di fuori di quelli permessi dal partito.

Aleksandr Solženicyn (1918 – 2008) – dissidente russo che fece conoscere in Occidente gli orrori dell’universo concentrazionario sovietico – nel suo scritto Tratti delle due rivoluzioni, individua alcune strette analogia tra la rivoluzione francese e quella sovietica. Entrambe vorrebbero affermare l’intrinseca virtù propria dell’uomo, che da questa virtù viene sviato unicamente a causa e ad opera di un ordine sociale sbagliato; per questo si respingono e si gettano via tradizioni ed usi considerati un ostacolo per i mutamenti sognati, e ciò facendo non si pensa al pericolo di un terremoto sociale.

Solženicyn si sofferma inoltre a lungo sull’importanza delle tendenze antireligiose nella gestazione della Rivoluzione, tanto in Francia quanto poi in Russia. In Francia «si parla di anticlericalismo, ma ben presto questo movimento degenera in vero e proprio anticristianesimo e raggiunge una violenza rabbiosa, sempre fra gli intellettuali». Le classi privilegiate, la nobiltà diventano la parte più areligiosa e antireligiosa della società, ed è da questi strati sociali che emana e si propaga la moda dell’anticristianesimo e della miscredenza: una moda alla quale non si può non aderire.

L’ideologia rivoluzionaria è antireligiosa nella sua sostanza, alla radice, dice Solženicyn, ed infatti offre se stessa al posto della religione. Proprio a questo è dovuta la crudeltà e l’estrema distruttività della rivoluzione: la guerra è stata dichiarata non all’ordinamento statale, ma insieme ad esso ad ogni principio e legge di natura morale e religiosa. Una guerra che ancora oggi è in pieno svolgimento.

Le utopie social-comuniste hanno infatti creato l’humus sul quale si sono sviluppati i fermenti del ’68, dai quali è scaturita una quarta rivoluzione; quella che dovrà definitivamente abbattere e sostituire l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio.

 


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