I frutti della disobbedienza e gli attacchi a Dio


I frutti della disobbedienza: la perdita dell’innocenza e la paura di Dio

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Poco durò l’innocenza beata delle origini, perché presto arrivò la caduta nel peccato, che è la disobbedienza a Dio.

L’uomo fu messo alla prova mediante la tentazione. Satana, il primo ribelle a Dio e da lui maledetto, tenta Eva, facendole pregustare il frutto proibito: afferma, mentendo, che non ci sarà affatto la morte, ma che essi saranno “come Dio, conoscendo il bene e il male” (Gen 3,5).

Eva peccò e trascinò Adamo nella disobbedienza. Subito persero l’innocenza, “si accorsero di essere nudi, intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture” (v. 7), nel maldestro tentativo di nascondere il corpo del reato.

“Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino” (v. 8), per paura di lui.

Ecco i primi frutti della disobbedienza: la perdita dell’innocenza e la paura di Dio. Chi pecca, pensando di accrescere la sua “conoscenza del bene e del male”, fa un enorme sbaglio e un gravissimo torto a Dio.

Amara è la condizione dei sordomuti: pur vedendo, non sentono e non parlano; sono come chiusi nel loro isolamento. Gesù ne guarì molti.

In un caso particolare, toccò le orecchie, pose la sua saliva sulla bocca del sordomuto, alzò gli occhi al cielo e sospirò: “Apriti!”. E lo guarì.

«Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Anche oggi. Egli è il Messia!

 


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