Le Chiese non sono sale riunioni. Ascoltiamo Benedetto XVI e l’Esodo!


L’ARCHITETTURA DELLE CHIESE È FONDAMENTALE PER ELEVARE LO SPIRITO VERSO DIO. LE CHIESE NON POSSONO FAVORIRE UNO STILE MODERNO PENALIZZANDO LA SACRALITÀ DEL LUOGO.

Di Emanuela Maccarrone

Chiunque entri in una Cattedrale, in una Basilica, in un Santuario o in una qualsiasi Chiesa costruita decenni o secoli fa, può rimanere meravigliato dalla loro magnificenza.

Accanto all’arte, per la quale si ammira e si apprezza la bellezza delle Chiese, è fondamentale ricordare che l’estetica nei luoghi sacri è utile per elevare lo spirito verso l’essenza che è Dio, presente nel Suo tempio.

L’architettura ‘antica’ o ‘ tradizionale’ di moltissime Chiese è l’elemento che completa la ritualità liturgica e, soprattutto, favorisce la contemplazione, l’adorazione e la devozione del fedele, poiché evoca la sacralità del luogo, a differenza della freddezza che caratterizza molte Chiese moderne.

Il problema sui cui si vuole porre l’attenzione non riguarda l’estetica in sé o il lusso, esistono Chiese rustiche e semplici ma molto spirituali, quanto un fenomeno latente che la scrittrice Susanna Tamaro, in  un articolo del giornale ‘Luce di Maria’, ha definito “mancanza di una dimensione trascendente” nelle moderne architetture delle Chiese.

In altre parole, il cattolicesimo rischia di adattarsi al mondo contemporaneo a tal punto che anche l’architettura, gli edifici sacri, rispecchiano l’abbandono del valore spirituale.

Già l’attuale Papa emerito Benedetto XVI aveva lanciato l’allarme un’udienza generale, quella del 18 novembre 2009.

Nell’occasione, Benedetto XVI aveva elogiato l’architettura romanica e gotica dicendo che “quando la fede, in modo particolare celebrata nella liturgia, incontra l’arte, si crea una sintonia profonda, perché entrambe possono e vogliono parlare di Dio, rendendo visibile l’Invisibile”.

Nello stesso documento, volendo descrivere il senso della bellezza dell’arte gotica, Benedetto XVI aveva riportato una citazione presente nel portale centrale dell’Abbazia di Saint-Denis, a Parigi: “Passante, che vuoi lodare la bellezza di queste porte, non lasciarti abbagliare né dall’oro, né dalla magnificenza, ma piuttosto dal faticoso lavoro. Qui brilla un’opera famosa, ma voglia il cielo che quest’opera famosa che brilla faccia splendere gli spiriti, affinché con le verità luminose s’incamminino verso la vera luce, dove il Cristo è la vera porta”.

E’ questo l’obiettivo dell’architettura sacra, ossia elevare i cuori a Dio, parlare di Lui. Il fine è quello di favorire nei fedeli la spiritualità, perché (è ancora Benedetto XVI a parlare) “i fedeli, oltrepassando la soglia dell’edificio sacro, entrano in un tempo e in uno spazio differenti da quelli della vita ordinaria”.

Se le parole di Benedetto XVI non bastassero, si possono analizzare le disposizioni che Dio stesso indicò a Mosè per la costruzione del Suo Santuario (vedi il capitolo 25 del libro biblico dell’Esodo). La descrizione comunica la sacralità che avrebbe dovuto avere il luogo Santo.

Si spera che la Chiesa, Tempio di Dio, non si adatti alla contemporaneità a tal punto da consentire la costruzione di edifici sacri che, invece di elevare a Dio, sembrano più delle sale riunioni.

 


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