Mario Draghi sarà vittima e continuatore della tradizione pulcinellesca?


ALCUNE COSTANTI SU CUI DOVREMMO RIFLETTERE TUTTI, E NON SARÀ IL CAMBIO DEL PREMIER O DELLA SUA MAGGIORANZA A INCIDERE MOLTO SU DI ESSE

Di Diego Torre

Il popolo italiano ha trovato un’altra forma di distrazione (ovviamente “suggerita” dai massmedia). Draghi ce la farà o no? E’ lui l’uomo della provvidenza che attendevamo, che sanerà tutte le ferite e risponderà a tutte le emergenze?

Oltre al valore del personaggio e alle sue (passate) convinzioni, altre considerazioni non vengono fatte.

Siamo nel tempo del Grande Fratello e l’attenzione si concentra su quante vi è di più superficiale. Inoltre la personalizzazione della politica, a cui ci siamo disgraziatamente abituati, ottunde la capacità critica dei cervelli ed inibisce analisi più approfondite.

Gli atteggiamenti mutano con le simpatie alla persona, da come veste e da come parla. Quel popolo che metteva in testa ai sondaggi Giuseppe Conte, dopo 24 ore è diventato tifoso di Mario Draghi. Eppure sono due persone completamente diverse come diverso è il mandato che hanno ricevuto. Vedremo presto quanto siano diversi i programmi.

Rimangono sullo sfondo alcune costanti su cui dovremmo invece riflettere tutti, e non sarà il cambio del premier o della sua maggioranza a incidere molto su di esse.

La politica è vassalla della finanza internazionale ed i suoi centri di decisione non sono facilmente identificabili; almeno per il grande pubblico. Essa pertanto non riesce ad essere responsabile della vita della nazione; meno che mai con lo strapotere dell’Unione Europea e in un mondo sempre più globalizzato. La politica deve riappropriarsi della sua sovranità, pena la sua sostanziale inutilità.

In questo tempo in cui una visione organica della vita e del mondo non si trova che raramente fra gli uomini politici, quanti di questi sono autonomi nei confronti di quei poteri che promuovono il politicamente corretto ed il Nuovo Ordine Mondiale? La gran maggioranza di essi è disposta ad eseguire decisioni prese fuori dai confini nazionali per mantenere il ”posto di lavoro” e non concepiscono il loro ruolo come servizio al popolo che dovrebbero rappresentare.

E’ risibile la distinzione fra governo tecnico e politico. I “tecnici” non hanno una visione politica? E la tanto decantata competenza è di sicuro garanzia di efficienza? Essa non abbisogna di una “visione” del mondo? Anche Monti è stato un premier competente… e ci ha fatto una cura dimagrante di assoluta efficienza.

Supermario è keynesiano, alunno di Federico Caffè, con una spruzzata di liberismo e un passato fra banche di un certo “peso” nel mondo, cattedre universitarie, alte responsabilità nello Stato italiano, ed istituzioni europee. E’ già difficile definire le sue scelte nelle emergenze indicate da Mattarella. Ma saranno veramente le sue o saranno frutto di equilibrismi, impensabili ai più, dai quali verrà fuori un compromesso globale indecifrabile? Ciò sarebbe in linea con la tradizione pulcinellesca viva nel nostro paese. Draghi ne sarà vittima e continuatore? Sappiamo benissimo che l’elemento unificatore di tanti parlamentari è la salvaguardia della legislatura fino alla sua naturale estinzione e la conseguente maturazione del vitalizio d’oro. Per tanti accettare un programma a zig zag è un prezzo accettabilissimo pur di salvare l’amato cadreghino.

Programma e squadra di governo saranno rivelatori dei reali intendimenti di chi comanda in Italia o saranno la solita foglia di fico?

Come finirà quest’ultimo teatrino? Siamo abituati in Italia alla commedia napoletana; ne abbiamo viste tante. Ma il prezzo del biglietto questa volta potrebbe essere troppo salato. Draghi o non Draghi, le tante emergenze costringono ormai a giocare d’azzardo, come con il Recovery Found, una valanga di debiti per i nostri figli e i nostri nipoti.

Sarebbe certamente prezioso raccomandare la nostra Patria alla Madonna, alla quale è pur stata consacrata nel 1959. Ma se tale iniziativa non parte dalla chiesa… vogliamo che ci pensino i politici?

Sarebbe utile ripescare la negletta (anche fra i cristiani) dottrina sociale della Chiesa.

Sarebbe necessario ritrovare la solidarietà nazionale, ma anche lo spirito di sacrificio dell’equipaggio di una nave nell’oceano in tempesta.

Ma forse più che un draghi ci vorrebbe qualcuno mezzo aquila e mezzo leone. Anzi, molti più di qualcuno, perchè la radice di qualunque crisi rimane sempre  l’animo umano. E anche la soluzione.


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