L’economia funziona se segue i criteri dell’etica cristiana


L’etica cristiana alla base delle scienze. Il pensiero dell’economista cattolico Giuseppe Toniolo

Di Emanuela Maccarrone

Pensare che l’etica cristiana non sia conciliabile con ambiti quali la politica e l’economia è una questione che per alcuni studiosi non esiste.

E’ il caso dell’economista e sociologo cattolico Giuseppe Toniolo.

L’attività scientifica e didattica del professor Toniolo, fu professore di Economia politica a Modena, si sviluppa nel periodo tra il 1871 e il 1918.

In un momento storico in cui si richiedeva l’influenza di personalità cattoliche nell’economia e nelle scienze sociali, il pensiero di Toniolo, fortemente ancorato alla dottrina cristiana e al pensiero di San Tommaso d’Aquino, fu fondamentale per introdurre nella teoria economica l’etica cristiana volta alla centralità dell’uomo.

Infatti, per Toniolo esisteva una correlazione positiva tra etica ed economia.

Egli sosteneva che “l’economia fiorisce quando vigoreggia la morale cristiana e fatalmente decade quando le verità cristiane sono ignorate, neglette e calpestate” (“Elementi di economia politica in Giuseppe Toniolo”, libro di Fiorenza Manzalini, pubblicato da Cantagalli nel maggio 2009).

Per il professore non sussisteva una separazione tra l’economia e l’etica in quanto, seppur due dottrine distinte, non erano reciprocamente indifferenti.

L’economista sostenne questa sua teoria da un punto di vista speculativo e pratico. Da un punto di vista speculativo egli affermava che “come scienza, l’economia, che è dottrina dell’utile non può formulare integralmente i suoi principi e le sue leggi senza l’etica, che è la dottrina dei fini e dei doveri”.

Da un punto di vista pratico, Toniolo specificò che: “è sempre l’uomo che con l’azione sua deve adempiere simultaneamente alle leggi dell’utile, dell’onesto e del giusto”.

In altre parole, l’economia deve accettare degli obiettivi superiori al proprio fine economico, poiché l’uomo nel perseguire l’utile deve ispirarsi all’etica affinché il suo agire sia onesto e giusto.

In quest’ottica, l’obiettivo di Toniolo fu di “umanizzare l’economia” riconoscendo la centralità dell’uomo, inteso nella sua interezza intellettuale, della volontà, della sensibilità e dei sentimenti, e non il solo homo oeconomicus mosso dall’interesse personale.

Pertanto, la centralità dell’essere umano comporta la concezione di ‘un’economia a servizio dell’uomo’ e il rifiuto per ogni sistema economico e politico contrario alla dignità umana.

Per l’economista, seppur l’economia ha leggi indipendenti dall’etica, l’elemento che unisce le due dottrine è il fine morale. Cosicché, per Toniolo, era necessario riconsiderare i presupposti e le basi della scienza economica.

Alla base del pensiero del professore, quindi, l’uomo è inteso nei suoi diritti e nei suoi doveri, elementi che dovrebbero essere inclusi nella teoria economica.

Per Toniolo, quindi, l’accrescimento della ricchezza non è cosa sbagliata, purché sia considerata non solo come un mezzo diretto per acquisire beni di ordine superiore, ma anche, indirettamente, bene utile per promuovere alcune virtù individuali e sociali: mobilità sociale e indipendenza economica, indipendenza delle coscienze (libertà delle proprie opinioni), indipendenza nazionale dall’influenza estera.

Al contrario, la carenza di ricchezza induce ad “abitudini di servile adulazione”. Tuttavia, l’accrescimento della ricchezza non deve diventare il fine ultimo, ma essa “ha importanza e nobiltà, soltanto nella misura che conferisca effettivamente ai fini spirituali della civiltà”, ossia affinché sia utile a elevare l’uomo verso le virtù.

In conclusione, Toniolo pone alla base della scienza economica i criteri di etica cristiana affinché la teoria economica non sia solo calcolo razionale, ma diventi uno strumento utile allo sviluppo umano nella sua interezza, anche morale.


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