Troppi dicono: “prima la salute!”, e non si avvedono della lebbra del peccato


Il peccatore che va a confessarsi con fiducia dal ministro di Dio trova Gesù misericordioso che gli toglie la lebbra del peccato e gli restituisce la grazia, che è la vita dell’anima

Di Padre Giuseppe Tagliareni

VI Domenica del T. O. Anno B.

La lebbra è una malattia devastante e alla lunga mortale.

È contagiosa e per questo Mosè aveva ordinato, dopo aver fatto la diagnosi, di dichiarare “impuro” il lebbroso e cacciarlo fuori dell’accampamento.

Se per grazia di Dio, fosse guarito, doveva farsi constatare la guarigione dai sacerdoti e offrire a Dio un sacrificio di ringraziamento, prima di poter essere riammesso.

I lebbrosi vivevano in grotte e gironzolavano in cerca di cibo, col volto coperto e vesti strappate.

Questa miserevole condizione esprime nel fisico ciò che fa il peccato mortale: rende impuri, indegni di stare nel tempio, deturpa il volto dell’anima, impedisce di lavorare per il regno di Dio, contagia ad altri il male, conduce alla morte spirituale.

Nessuno si può liberare da sé dal peccato: ci vuole un miracolo di Dio.

Oggi, in tempo di pandemia, si teme più il virus che il peccato.

S. Paolo esorta i suoi ad essere imitatori di Cristo, a fare tutto per la gloria di Dio, ad operare per la salvezza della maggior parte e non essere motivo di scandalo per nessuno.

Gesù ha compassione di un lebbroso, che in ginocchio lo supplicava di guarirlo.

Lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii guarito!».

Così è il peccatore che va a confessarsi con fiducia dal ministro di Dio: trova Gesù misericordioso che gli toglie la lebbra del peccato e gli restituisce la grazia, che è la vita dell’anima.

Troppi dicono: “Prima la salute!” e non si avvedono di stare nel peccato.


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