Affermare che siamo tutti fratelli non basta per impedire la violenza


Oggi gli omicidi non si contano, a cominciare dagli aborti. Il sangue innocente grida a Dio dalla terra.

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Caino e Abele, i primi due figli di Adamo ed Eva, offrivano a Dio i loro sacrifici, ma Dio non gradiva quelli di Caino, perché nel suo cuore vi erano invidia e gelosia nei confronti del fratello.

Questi mali sentimenti crebbero fino al punto che Caino diventò assassino di suo fratello.

Chi afferma che siamo tutti fratelli, dimentica che questo non basta per impedire la violenza.

Dio aveva già richiamato Caino per aiutarlo a vincere la tentazione; dopo compiuto il delitto, maledisse il fratricida, lo condannò ad una vita raminga e senza pace, ma volle che nessuno lo toccasse, riservandosi la vendetta.

Gli pose un segno particolare, perché tutti lo evitassero, lasciandolo nelle mani di Dio.

Così egli avrebbe potuto finalmente ravvedersi del suo terribile peccato. Solo allora si sarebbe potuto far tacere il grido del sangue di Abele dalla terra al cielo (cfr. Gen 4,10).

Oggi gli omicidi non si contano, a cominciare dagli aborti. Il sangue innocente grida a Dio dalla terra. Come può Dio benedire le città assassine? E che farà dei legislatori che li giustificano?

Gesù aveva appena sfamato circa quattromila uomini con sette pani e pochi pesciolini e alcuni farisei gli chiesero un segno dal cielo.

“In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno”, rispose amareggiato.

Quanti non si vogliono convertire e aspettano altri miracoli! Ma Dio tace ed essi rischiano di morire nei loro peccati, proprio come quei farisei.

 


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