Il cardinale Romeo su Benedetto XVI: “il Papa della Bellezza”


IL CARDINALE ROMEO: “I NON CREDENTI SONO I PAGANI DI OGGI CHE NON POSSIAMO ESCLUDERE, MA ACCOGLIERE”.

Di Rossella Cea

Arte come sintesi di un popolo, aperta anche ai non credenti. Sono i due punti salienti di questa intervista che ci ha rilasciato sul tema “Arte e Bellezza” il Cardinale e arcivescovo emerito di Palermo Sua Eminenza Paolo Romeo, diplomatico di lungo corso.

Eminenza Romeo, intanto grazie per questa intervista su un argomento atipico. Che cosa per lei l’arte e un artista?

“L’artista è una persona alla continua ricerca di bello e Bellezza, basterebbe riflettere ad esempio sulla Commedia di Dante, letteratura russa dell’Ottocento o sulle profondità di alcuni filosofi. In chiave di credente cito un documento dei vescovi italiani nel quale essi scrivevano che l’arte è continua ricerca di Dio ed ars vivendi. Del resto, la lettura del racconto della Creazione nella Genesi, ci fa capire che la vita stessa è mirabile opera di arte. Se vogliamo, la Sacra Scrittura, specialmente alcuni passaggi dell’ Antico Testamento, tinteggiano opere di arte. Come non pensare al Cantico dei Cantici?”.

Qual è il rapporto tra Dio e l’artista?

“In chiave credente, l’artista è uno che ricerca Dio, che in questa direzione si pone delle domande e vuole risposte. Ma spesso queste risposte non arrivano, rimane il silenzio, o arrivano tardi e si giunge alle notti oscure, quelle del dubbio che hanno assalito tanti mistici. Il dubbio, la paura di non credere non sono debolezza, ma anzi forza. L’arte, come tante manifestazioni della vita, è un sapiente incontro tra fede e ragione, evitando letture esclusivamente meccaniciste o soltanto spirituali. San Giovanni Paolo II aveva considerato bene questo aspetto nel documento Fides et Ratio. Il santo Papa polacco diceva che una fede priva di ragione è fanatismo, ma una ragione senza fede è aridità, meccanicismo”.

Papa Benedetto  XVI si è sempre ispirato all’idea di Bellezza…

“Quando indico l’arte come ars vivendi penso ad alcuni passaggi di Benedetto XVI, il Papa del Bello. Egli ricordava una volta il caso della statua del Mosè e la sua gestazione. Alla fine dell’opera l’artista domanda angosciato al Mosè: ‘perché non parli?’ E gli scaglia contro un martello. Lo fa perché lo scultore si rende conto di aver ricavato il meglio scartando dal blocco di marmo tutto quello che non serve, eppure non ha risposte. L’artista, pittore o scultore, fa questo. Lavora, aggiusta, riprova, fruga nel suo animo e poco alla volta, eliminando l’inutile, produce il capolavoro, che è frutto di tormento, spesso di macerazione. Non tutto viene di getto e causa sofferenza, combattimento interiore”.

Al Cardinale chiedo: ma l’arte ha una connotazione solo religiosa?

“L’arte è naturalmente la sintesi di un popolo e della sua cultura o religione dominante. In Italia l’80 per cento del patrimonio artistico è nelle Chiese. Ma San Paolo ci dice che la creazione interpella tutti, credenti e non, anche i pagani. L’arte è creazione pura e pertanto vale per credenti e non credenti, i pagani di oggi che non possiamo escludere, ma accogliere”.

 


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