Occorre togliere alla sinistra un tema cattolico: il rispetto del creato


TOGLIERE L’ECOLOGISMO ALLA SINISTRA PUO’ ESSERE UNO DEI COMPITI DEI DUE PARTITI DEL CENTRO-DESTRA CHE SOSTENGONO IL GOVERNO DRAGHI

Di Matteo Castagna

La Bibbia insegna che l’uomo deve soggiogare e dominare (Gn. 1,28) la Terra. In Genesi 2,15 si legge che deve assolvere a questo dovere coltivando e custodendo.

Il custode del Creato non deve essere un tiranno, ma un lavoratore diligente e giusto, a immagine e somiglianza di Dio.

L’uomo deve saper usare la natura per le sue necessità e poi coltivarla con il rispetto che merita ogni creatura, per Amore del Creatore. Dalla bellezza e perfezione del creato si può giungere alla razionale dimostrazione dell’esistenza di Dio – sosteneva Sant’Ignazio di Loyola.

Ne consegue che il cattolico deve amare la natura perché ama il Creatore ed è quindi un “ecologista teologico”, non un panteista né un animalista new age come un sinistro qualsiasi, che si è impossessato indebitamente della questione ecologica, declinata in ideologia, atea e idolatrica.

L'”ecologia teologica” è identitaria e ha, oggi, il compito di educare ad una cultura della custodia del creato per Amore del Creatore che sostituisca la versione green del globalismo internazionale, incarnato dal gretininismo militante.

La teologia della creazione di San Tommaso d’Aquino è rintracciabile, in modo speciale, nello Scriptum super Sententiis, nelle Quaestiones disputatae De potentia Dei e nella Summa theologiae.

In quest’ultima opera, le questioni relative al nostro argomento si trovano nella I pars, immediatamente dopo quelle che trattano di Dio in sé, nella sua unità (qq. 2-26) e nella sua Trinità personale (qq. 27-43).

Tali questioni sono dedicate anzitutto all’approfondimento del concetto di creazione e del modo di intendere questa speciale forma di causalità (qq. 44-46); nelle qq. 47-102, S. Tommaso parla dei diversi esseri creati e infine tratta del governo divino (qq. 103-119).

L’orizzonte ermeneutico nel quale l’Aquinate pensa la creazione è quello della causalità. Chi dice creazione (nel senso dell’atto divino del creare), intende la produzione libera di effetti o esistenti che partecipano l’essere di Dio, che è l’Ipsum Esse subsistens. “Creare est proprie causare sive producere esse rerum” (creare è comunicare l’essere a tutti gli esistenti finiti).

Partecipando l’essere, per il fatto di riceverlo dal Creatore, le creature si trovano ad una ‘distanza ontologica’ infinita da Dio; questi non perde la sua ricchezza di vita nel momento in cui, dalle tenebre del nulla, chiama all’esistenza la molteplicità degli effetti finiti.

San Tommaso afferma che l’Autore del creato è anche ‘causa esemplare’ di tutte le creature, oltre che ‘causa finale’: come dire che tutto ‘esce’ dalle mani di Dio, portando in sé un’impronta, una traccia del suo Principio; e tutto è orientato a Lui.

É opportuno notare che questa maniera di intendere il rapporto Creatore-creatura, è speculare alla concezione biblica dell’agire del Dio creatore e dell’evento della creazione.

Come è stato correttamente osservato, in San Tommaso il tema della creazione non si confonde con quello dell’inizio o del punto di partenza; nell’ Aquinate “la teologia della creazione romperà con il tema dell’inizio come punto di partenza a vantaggio della perfezione di un’origine come dono e sovrabbondanza, che proviene da un Dio esistente e animato da volontà”.

Il dato dell’esistenza di realtà finite, nelle quali si dà compresenza o composizione di materia e forma (Aristotele) o di potenza e atto, rinvia necessariamente a un Essere semplice, nel quale non esiste tale composizione e che è pura attualità, origine di ogni esistente, causa non causata, unico possessore di ogni perfezione di essere e di vita. Poiché questa Causa prima è perfetta, allorquando agisce non ha bisogno di qualcosa di preesistente, ma pone in essere ex nihilo il proprio effetto; perciò, si dice creato proprio quell’ esistente che riceve originariamente e totalmente il proprio atto d’essere.

L’agire creatore di questa Causa prima è libero: lo testimoniano la finitezza del mondo, la sua molteplicità e gradualità nell’essere. Fine di questo libero agire divino è la stessa bontà di Dio, che è infinita e viene diffusa e partecipata alle creature; queste ultime non apportano a Dio nessuna perfezione; né aumentano la sua beatitudine. Esse costituiscono, invece, un libero e splendido effetto della sua ricchezza di vita; pur se connotate dal limite, le creature costituiscono un riflesso luminosissimo dell’infinita luce divina.

 


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