Oggi si invita il peccatore a restare nel suo peccato


Si può peccare gravemente anche con la bocca e poi ritenersi giusti perché andiamo al tempio

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Dio vuole la nostra salvezza nel tempo e nell’eternità. Per questo ci ha creati. Ma pone una sola condizione: ubbidirgli, non separarsi da Lui col peccato.

Chi disubbidisce, fa il male e cade nella maledizione e nella morte.

Ora Dio non vuole la morte del peccatore, ma “che si converta e viva” (cfr. Ez 18,23.32).

Se un peccatore si ravvede e si pente, sarà perdonato; viceversa, se un giusto pecca e si perverte, la sua giustizia sarà persa e verrà condannato.

Emblematico il caso del re Davide: pur essendo un prediletto, peccò di adulterio e di omicidio. Ma dopo il richiamo del profeta Natan si pentì, si umiliò e chiese perdono. E Dio gli concesse un cuore nuovo, puri ficato e non fu più ricordato il suo peccato.

Questa è la via della riconciliazione con Dio, che soprattutto in Quaresima la Chiesa ci invita a prendere, per poter degnamente celebrare la Pasqua.

Purtroppo, oggi, dicendo che Dio è Misericordia e perdona sempre, si invita il peccatore a restare nel suo peccato. Ma se non si converte, come potrà mai avere il perdono e la vita?

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Essi infatti, stavano attenti alle formalità e curavano le apparenze, ma il loro cuore era lontano da Dio.

La vita del fedele dev’essere intessuta di amore e verità. Si può peccare gravemente anche con la bocca e poi ritenersi giusti perché andiamo al tempio.


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