Shemà. Commento al Vangelo del 26 febbraio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mt 5, 20-26

venerdì 26 febbraio 2021

Oggi il Vangelo ci fa meditare sul nostro stare con gli altri come il risultato pratico della relazione interiore di tipo filiale che viviamo con Dio Padre. Già in questa settimana la liturgia ci ha guidato a comprendere che più siamo in relazione col Padre, più ci dovremmo sentire profondamente fratelli e sorelle tra noi. Ecco. La parole di Gesù, oggi ci indicano una giustizia superiore, che supera quella dei farisei, scrupolosi nell’osservanza. Si tratta infatti di una giustizia che supera l’osservanza, perché arriva in profondità. Nel testo sembrano comparire quattro antitesi, che però, secondo gli studiosi di giudaismo, non sono altro che indicazioni proprie di una certa pedagogia rabbinica, che Gesù riprende, ma anche riadatta a suo modo. Quello che interessa al Rabbi di Nazareth, infatti, è arrivare a insegnare che la legge è un mezzo importante per estirpare il male che gli esseri umani possono procurarsi tra di loro, in modo da poter costruire il bene a partire dal cuore, dal di dentro della persona e non dalla legge. Gesù allora non nega la legge, ma ci conduce al cuore. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio, afferma Gesù. Il Maestro dichiara che il comandamento non uccidere va oltre al semplice non uccido, ma si radica sul nostro modo di vedere l’altro, sul nostro giudizio. Quando infatti si arriva a disprezzare l’altro come essere umano, fino a renderlo insignificante  per noi o per qualcuno, significa ucciderlo, perché, di fatto, si uccide in lui la possibilità di renderlo amabile e, quindi, la dignità di figlio di Dio. Allora in questo venerdì di Quaresima chiediamo al Signore che guarisca il nostro cuore dal male e tolga da noi ogni dinamica che ci possa portare al disprezzo di qualcuno, perché togliendo la stima a una persona, non considerandola, cancellandola, posso uccidere quella persona dentro di me e questo non è degno di un figlio di Dio. Il Signore ci aiuti a capire che quando neghiamo la fraternità, quando non accogliamo come un dono chi ci sta vicino, di fatto, uccidiamo non solo quel fratello o quella sorella che il Signore ci mette accanto, ma stiamo uccidendo la più bella opportunità che abbiamo di trasformare il nostro cuore, di convertirci davvero, accogliendo Dio come Padre di tutti. Il testo è molto chiaro: Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Con queste parole Gesù ci insegna ancora questo superamento della giustizia: leggiamo, infatti, non se tu hai qualcosa contro tuo fratello, ma se tuo fratello ha qualcosa contro di te. Questo vuol dire che tu hai il dovere di andare verso di lui, prima ancora di andare da Dio: non puoi andare  verso il Padre, finché l’altro non è per te fratello e bisogna tentare di riconciliarsi col fratello se davvero ci si vuole avvicinare al Padre. Sta a noi cercare di fare il primo passo per riconciliarci, proprio come afferma il testo verso la conclusione: Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia. Nel viaggio di questa vita possiamo vedere l’altro o come avversario o come fratello, sta a noi fare dell’avversario un fratello. Se l’altro sarà un fratello saremo certi che, alla fine, qualunque cosa faremo, il fratello ci porterà sempre davanti al Padre. Però, se l’altro restasse un avversario, non staremo mai tranquilli, perché l’avversario sarà sempre lì a cercare il modo per portarci davanti al giudice. Allora il Vangelo oggi ci insegna una grande verità mettendoci alle strette: dobbiamo cambiare il cuore, dobbiamo convertirci, perché dipende anche da noi, come abbiamo a cuore gli altri, da come li amiamo e li rispettiamo, se Dio sarà per noi Padre o giudice. Buona giornata! 

Mt 5, 20-26


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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