Shemà. Commento al Vangelo del 28 febbraio della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: domenica 28 febbraio 2021

II DOMENICA DI QUARESIMA

Il Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima ci fa gustare già il fine del nostro cammino: la contemplazione della gloria di Dio nella persona del Figlio amato dal Padre, Gesù. La liturgia infatti ci fa contemplare il Figlio amato, già dalla seconda domenica di Quaresima perché è proprio questa visione il compimento di quello che ciascuno di noi è chiamato a diventare, attraverso la vita di ogni giorno, ma soprattutto in questo cammino quaresimale che ci trasforma il cuore e, in qualche modo, ci trasfigura in luce, come Gesù, luminoso e glorioso, immagine della Bellezza eterna. Il testo di questo Vangelo racconta, quindi, l’evento della Trasfigurazione del Signore, in presenza dei tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, scelti da Gesù come i testimoni di questa visione luminosa che si rivela come, è stato detto,  anticipazione della manifestazione gloriosa della Pasqua. Gesù stesso, ci conferma il testo, fa riferimento alla sua Risurrezione, perché esprime il desiderio ai tre discepoli di non rivelare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Quello che vivono, allora, i tre discepoli non è comprensibile nel presente, ma questi tre uomini sono chiamati a custodire l’esperienza della trasfigurazione di Gesù, per il futuro. E questo è molto interessante per noi, perché a volte il Signore agisce così: ci rivela qualcosa della sua divinità che non possiamo rivelare subito a tutti, ma certe esperienze, a volte, è necessario custodirle, nel silenzio del cuore. E solo colui che sa custodire nel silenzio del cuore sa essere davvero saggio, per un semplice motivo: egli non dimentica l’intervento di Dio, anzi, lo rende sempre presente a se stesso, soprattutto quando si trova nella prova. Il custode è colui che non si addormenta, non prende sonno, come canta il Salmo 121, perché il custode vuole restare sveglio per non dimenticare l’amore che ha ricevuto. Questa è la saggezza alla quale oggi il Signore ci chiama, offrendoci la possibilità di meditare questo testo in cui centrale è l’esperienza profonda della bellezza, che questi tre discepoli hanno potuto vivere nel loro quotidiano, durante il loro viaggio, dietro il Maestro. La descrizione del testo ha tutti gli elementi stilistici tipici delle teofanie: il simbolo del colore bianco, condensazione cromatica che l’occhio umano riceve in modo intenso quasi accecante per lo splendore. Ma anche altri elementi sono significativi: la visione di personaggi ritenuti santi, Mosè ed Elia, che richiamano la Legge e i Profeti; la bellezza di questa visione è bello per noi essere qui, il desiderio di restare, dichiarato da Pietro che, però, allo stesso tempo, è preso dallo spavento. Anche la nube è un simbolo della presenza divina, la Shekinà in cui abitava la Presenza di Dio, e poi la voce, che dichiara la divinità del Figlio amato e invita alla sua sequela. Ecco, il testo ci conferma che siamo di fronte a una evidente rivelazione, ma, ciò che per noi oggi è significativo oggi, è che questa esperienza fatta nel bel mezzo della quotidianità degli apostoli, diventa per loro una chiamata a custodire la visione, perché questa esperienza  di bellezza non è fine a sé stessa, non è semplice esperienza di gioia e di bellezza, come tante se ne possono fare nella vita che ci sono e poi non ci sono più. No! Questa esperienza è una chiamata per chi la vive: chiamata alla custodia, alla vigilanza che richiama la Pasqua. A dire che più ci immergiamo nel mistero della gloria della Risurrezione, più impariamo a vivere le esperienza del quotidiano, perché l’esperienza della gloria è sempre termine e completamento dell’esperienza della Passione e della Morte di Gesù. Allora oggi chiediamo al Signore non solo di farci vivere questa esperienza di bellezza in questa domenica, ma soprattutto di darci la grazia che accompagna la visione, che è la custodia, la vigilanza dei saggi, perché in questo tempo di grazia possiamo imparare a custodire nel cuore la bellezza di Dio. Il nostro cuore non è fatto per custodire la sofferenza e il dolore, ma la gloria, la bellezza del Figlio di Dio. Allora oggi, chiediamo al Padre, celebrando in comunione con Gesù e tra noi tutti, che in questa seconda domenica di Quaresima, l’esperienza della bellezza di Gesù Risorto e della sua luce gloriosa, ci consoli, trasfiguri il dolore che abita i nostri cuori e ci doni l’entusiasmo necessario per continuare a camminare con gioia, verso la Pasqua. Buona seconda domenica di Quaresima! 

Mc 9,2-10

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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