Shemà. Commento al Vangelo del 2 marzo della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Mt 23, 1-12

 martedì 2 marzo 2021

Il Vangelo di oggi ci mette in guardia su un rischio spirituale che tutti noi corriamo e che possiamo allenarci a riconoscere, durante questo tempo di Quaresima. Il tema infatti che viene affrontato dalla liturgia oggi è l’incoerenza, che porta alla vanagloria, a dominare gli altri attraverso l’uso distorto delle proprie qualità. Il testo riporta un discorso di Gesù rivolto alle folle e ai discepoli e inizia facendo riferimento a Mosè, che ha comunicato al popolo le dieci parole di vita. Le parole di Gesù mostrano che i farisei e gli scribi hanno preso il posto di Mosè, ma non si sono  lasciati coinvolgere nella vita dalle parole di Mosè e questo si vede perché, come è scritto, essi dicono e non fanno. Utilizzare la Parola di Dio per sentirci più bravi, forse più accettati in certi ambienti, non ci fa vivere nella fiducia in Dio, non ci mette in condizione di cercare la verità, ma ci fa vivere l’incoerenza più profonda e anche più pericolosa, dalla quale oggi la liturgia ci mette in guardia, perché l’incoerenza di per sé è umana, non può far paura, ma quello che invece deve far paura è quando l’incoerenza diventa un sistema che si giustifica e che porta a rendere normale un comportamento che non lo è. Il vangelo allora ancora una volta ci richiama alla conversione e ci fa andare alla redice del problema, che consiste in una nostra scelta: se scegliamo di essere visti dal Signore, come figli amati, avremo sempre la forza sufficiente per vivere in verità. Ma se scegliamo di essere visti e approvati dalle persone, allora, diventeremo sempre mendicanti di consenso, fino al punto di non sapere più chi siamo per davvero. Il testo del Vangelo riporta alcuni esempi significativi: allargano i loro filattèri e allungano le frange; Vengono menzionati i filatteri, cioè delle scatolette che si tengono sulla fronte, sul braccio sinistro, con dentro le parole principali della legge e gli uomini li legano addosso per pregare, ancora oggi in Israele. In pratica si evidenzia che in certi ambienti, sia religiosi, come fa notare Gesù, che mondani, sembra essere più utile apparire che essere. Si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, Vengono menzionati i saluti nelle piazze e nelle sinagoghe, come pretesa di essere visti dalla gente. Ma è comprensibile che se uno vive in funzione di queste cose non potrà mai fare una cosa onesta, una cosa vera, perché farà sempre quelle cose che gli procurano un riscontro. E poi c’è l’esempio di chi si fa chiamare  “rabbì” dalla gente, il titolo che riconosce il maestro, perché egli sia non solo maestro, ma anche padre e giuda, col rischio di togliere la libertà e l’identità alla persona, quando invece, tutti abbiamo un “maestro interiore”, come lo chiamava Sant’Agostino, che è lo Spirito di verità. L’invito è quindi anche a stare attenti perché chi si fa dominare da un altro rinuncia allo Spirito di verità e alla libertà interiore, rinuncia ad essere persona umana, autonoma e pienamente consapevole di sé. Per questo Gesù aggiunge ancora: non chiamate nessuno padre, perché solo Dio è principio della vita e noi siamo tutti figli, anche i genitori in fondo sono stati figli per poi essere genitori. Quindi, per concludere questo discorso denso di insegnamenti, torniamo ancora alla verità che Gesù ci ricorda e sul quale indirizzare il nostro cammino di conversione: se uno vuole essere grande non faccia il padre, la madre, il maestro, la guida, ma si faccia servo di tutti. Proprio per continuare questo percorso di conversione iniziato i questo tempo, chiediamo allora al Signore che ci doni la grazia di uscire dall’illusione di essere stimati dagli altri e di farci amare sempre di più quello che siamo: figli guardati e custoditi da Dio. Buona giornata! 

Mt 23, 1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

 

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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