Illuso, infelice e nevrotico: come l’Occidente ha rifiutato il Cristianesimo


LE AVVERSIONI CHE IL CRISTIANO HA ATTIRATO CONTRO DI SÉ LUNGO I SECOLI

A cura di Andrea Sarra

Tre sono state (e sono) le avversioni che il cristiano ha attirato contro di sé, lungo i secoli: fedeltà alla Chiesa; fedeltà alla divinità di Gesù; fedeltà alla logica.

È rimasto cattolico, nonostante ogni sorta di eresia o apostasia; è rimasto cattolico, contro la pretesa di bruciare il granellino di incenso al potere (e al principe) di questo mondo; è rimasto cattolico, perché ha affrontato, su campo nemico e con le stesse armi del nemico, le raffinate e aggressive insinuazioni che lui – povero credente – fosse in fondo un narcotizzato, un minorato, un meschino, un alienato. Quattro in sintesi queste grandi accuse.

L’Occidente ha assediato, infatti, il Vangelo per mezzo di quattro grandi strategie filosofiche. E proprio sul piano della filosofia ha fallito. Ha proposto di uccidere Dio, perché solo dalla “morte di Dio” sarebbe scaturito l’oltre-uomo: in onore di Dionisio o della rivoluzione comunista.

Ma chi può essere così certo che né “Dionisio” né “la società senza classi” siano davvero immuni da ogni forma di “fede”?!

In alternativa, ha scelto la via della ambigua verità del Cristianesimo: per i teologi della liberazione, il Vangelo è l’utopica speranza della liberazione socialista; per i teorici dell’inconscio, Dio è la necessaria proiezione della coscienza umana, oppure un surrogato psicologico del padre-padrone, assetato di sesso in primitive orde barbariche.

Eppure, proprio da queste presunte ambiguità, si ricava con logica che molte religioni sono in effetti false (come pensa il Cattolicesimo da e di sempre), oppure che il padre-padrone ricorda – un po’ troppo da vicino – quell’antico e malvagio demiurgo gnostico.

Nel video che segue le riflessioni in materia del professor Pierluigi Pavone.

 


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