Perché il cristiano non può che essere controrivoluzionario


IL DOVERE DI SEMPRE DI TESTIMONIARE LA VERITA’ DI CRISTO E LA CONTRAPPOSIZIONE INEVITABILE ALLE FORZE DI OGGI DELLA DISSOLUZIONE

A cura di Pietro Licciardi

Dopo aver familiarizzato col concetto di controrivoluzione concludiamo la nostra serie di riflessioni su destra, sinistra e rivoluzione spiegando perché oggi un cristiano non può che essere controrivoluzionario. Lo facciamo attingendo ampiamente alle tesi del professore Plinio Corrêa de Oliveira, peraltro autore di un testo imperdibile per comprendere il cammino che ha portato all’attuale drammatica crisi in cui versa tutto l’Occidente: Rivoluzione e controrivoluzione.

Come Cristo stesso ci ha detto: «Non sono venuto a portar la pace, ma la spada» (Mt. X, 34.), vi è dunque per ogni cristiano un dovere della militanza, che però oggi è sempre più ignorato, negato, vilipeso, perché le idee liberali e relativiste hanno preso sempre più piede e anche nella Chiesa si è diffuso un malsano clima di irenico ecumenismo e di “dialogo” che ha l’amaro sapore del cedimento di fronte alle ideologie del mondo

Le idee ed i principi sono diventati secondari, l’importante è la fratellanza, il dialogo ottimista e aperto tra gli uomini, senza diffidenze né riserve, anche tra coloro che hanno le posizioni religiosi, morali, filosofiche e ideologiche più contraddittorie. Tutto ciò che distingue, che definisce, che stabilisce o ricorda doveri, che rivendica i diritti di una Verità assoluta è considerato il vero nemico contro il quale si rivolge feroce il pacifismo relativista dei nostri giorni. La stessa ferocia che mostrarono, circa duemila anni fa, il Sinedrio ed i farisei contro Colui che disse di Se stesso: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gio. XIV, 6.)

Ma chi pretenda di seguire seriamente Nostro Signore, ha l’obbligo di testimoniarLo davanti agli uomini, in presenza di coloro che Lo aggrediscono e in urto con quelli che si organizzano per distruggere la Sua opera di salvezza e lo deve fare anche con eroismo se i tempi lo esigono, come fecero i primi cristiani nelle catacombe e nei colossei romani o fanno oggi i cristiani nell’Islam e negli ultimi regimi comunisti

Nelle nostre società occidentali il nemico del cristiano è misterioso e multiforme ed è stato ben descritto da Pio XII nella Allocuzione all’Unione degli Uomini di Azione Cattolica, del 12 ottobre 1952: «Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. È un ‘nemico’ divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio»

Questo nemico si chiama Rivoluzione.

Essa ha istillato odio contro qualsiasi superiorità, portando all’affermazione che la disuguaglianza è di per se stessa un male, a tutti i livelli ma principalmente quello metafisico e religioso. Questo è l’aspetto ugualitario della Rivoluzione. La sensualità, di suo, tende ad abbattere ogni barriera. Non accetta freni e conduce alla ribellione contro qualsiasi autorità e qualunque legge, sia divina che umana, ecclesiastica o civile. Questo è l’aspetto liberale della Rivoluzione. Ambedue gli aspetti, che in ultima istanza hanno un carattere metafisico, sembrano contraddittori in molti casi, ma si conciliano nell’utopia marxista di un paradiso anarchico nel quale l’umanità altamente evoluta ed “emancipata” da qualsiasi religione, vivrebbe in un profondo ordine senza autorità politica ed in una libertà totale dalla quale, tuttavia, non deriverebbe alcuna disuguaglianza. In tal modo, l’orgoglio e la sensualità, in quanto profonde spinte rivoluzionarie nell’intimo dell’anima umana, alimentano tendenze sempre più radicalmente egualitarie e liberali.

Queste tendenze disordinate hanno modificato le mentalità, i modi di essere, le espressioni artistiche e i costumi, fatto spuntare dottrine nuove; estendendosi poi al terreno dei fatti, trasformando le istituzioni, le leggi e i costumi, tanto nella sfera religiosa quanto nella società temporale.

Ai nostri giorni il cristiano non può ignorare o rimanere indifferente davanti all’esistenza di questo processo e del suo dinamismo di distruzione di tutte le gerarchie religiose, politiche, sociali ed economiche, di negazione di ogni legge divina e naturale. In nome dell’amore verso la Civiltà Cristiana, verso le nostre radici di italiani e dell’amore verso Dio per mezzo di Maria egli deve resistere alle forze della dissoluzione e con ciò stesso reagire riaffermando e vivendo nella propria vita personale e sociale quelle verità da sempre proclamate dalla sapienza e dal magistero della Chiesa interpretando le parole e gli insegnamenti di Cristo stesso.

E come abbiamo visto è proprio questa l’anima e l’essenza della controrivoluzione

 

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