La vera fede non si piega ai tiranni di turno, a prezzo della vita


Chi può dire: sono a posto e non ho bisogno di perdono?

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Durante la deportazione in Babilonia, tre giovani ebrei, educati alla corte del re Nabucodonosor, furono accusati di non adorare la statua del re e i suoi idoli, contravvenendo al decreto del re. Interrogati risposero: “Noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto” (Dan 3,18).

Furono pertanto, gettati nella fornace ardente. Ma essi non vennero bruciati, perché un angelo li protesse.

Azaria fece una fervente preghiera a Dio, riconoscendo le colpe del suo popolo e la giusta punizione divina e disse: “Non ci abbandonare fino in fondo… ; oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati. Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocausto né sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia. Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato… Fa’ con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia” (vv. 34.37.38.39.42).

La vera fede non ammette idoli e non si piega ai tiranni di turno. A prezzo della vita.

Dio ama usare misericordia, se è pregato. Ma esige che la misericordia circoli, raggiungendo chi è nostro debitore e ci chiede pietà. Ma guai a chi la nega, perché se la vedrà negata da Dio.

Chi perdona ed è sempre disposto a farlo, sarà beato! Infatti, con la misura con cui perdoniamo saremo perdonati. E chi può dire: sono a posto e non ho bisogno di perdono?


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