Alle blasfemie contro la nostra fede cattolica rispondiamo da novelli “Cristeros”


SANREMO NON TI È PIACIUTO? BUTTA LA TV… LA PROTESTA LASCIA IL TEMPO CHE TROVA: NON PAGHIAMO PIU’ IL CANONE ALLA RAI…

Di Pietro Licciardi

Pure quest’anno la Rai ha voluto deliziarci con il Festival della canzone italiana e ancora una volta la manifestazione è stata accompagnata dalle polemiche.

Perfino il vescovo di Ventimiglia e San Remo Antonio Suetta e l’Unione degli esorcisti hanno alzato la voce per denunciare l’ennesima irriverente, blasfema e pure cretina “provocazione” di un Fiorello travestito da Cristo con tanto di corona di spine nel ruolo di occasionale spalla ad un certo Achille Lauro che si è esibito in una serie di patetiche e scontate performance che probabilmente volevano essere “trasgressive” ma che di fatto sono state solo l’ennesima genuflessione ad un pensiero unico e omologante ormai quotidianamente imposto dai mezzi di indottrinamento di massa, prima tra tutte la tv, presente ormai in ogni casa.

Intendiamoci, è giusto e doveroso alzare la voce per denunciare certe aggressioni e al vescovo va tutta la nostra gratitudine per non aver fatto come tanti suoi confratelli, i quali per non essere “divisivi” hanno rinunciato da un pezzo ad aprire bocca, salvo semmai esprimere il loro biasimo per chi, laico o sacerdote, ancora cerca di difendere le ragioni di Dio e della religione.

Meglio ancora sarebbe accompagnare il tutto con qualche querela, che se pure lascia il tempo che trova considerati i tempi biblici della nostra “giustizia”, comunque servirebbe a ricordare che c’è ancora qualche legge a tutela dei diritti – effettivi e non fantasiosamente inventati – dei credenti che occorrerebbe far rispettare.

Tuttavia l’amara sensazione è che certe proteste non siano ormai che le velleitarie e inutili lamentazioni di chi ormai si è rassegnato alla scomparsa del proprio mondo; una battaglia di retroguardia combattuta a parole, anche infuocate, ma preferibilmente a rischio zero e senza sconvolgere il comodo tran tran quotidiano.

Eppure quando nel 1929 in Messico il governo massone e anticlericale di Plutarco Elias Calles, in una situazione assai simile a quella in cui versa oggi l’Italia, dichiarò guerra alla Chiesa iniziando una feroce persecuzione il popolo cattolico iniziò a boicottare in tutti i modi lo Stato: i risparmi furono tolti dalle banche pubbliche, i conti correnti chiusi, nessuno usò più i mezzi di trasporto delle aziende statali e cessò l’acquisto di beni che avrebbero portato soldi nelle casse dell’erario… e quando il boicottaggio risultò vano impugnarono le armi. Ma nel Messico del 1929 i cattolici avevano ancora gli attributi…

Insomma, smettiamo di limitarci ai soliti, sterili chiacchiericci e cominciamo a colpire sul serio la blasfemia. Non potendolo fare alla maniera islamica, ovvero tagliando la gola al primo che si azzarda a sputare su Cristo e i cristiani per educare altri cento al rispetto della religione, almeno cominciamo col buttare in discarica la televisione.

Si badi bene: buttare, non spegnere quando c’è questo o quel programma, perché sarebbe perfettamente inutile. E’ infatti smettendo di pagare il canone alla Rai – e facendo crollare assieme all’audience gli introiti pubblicitari delle emittenti private – che si tagliano i fondi che finanziano tutti quei programmi spazzatura o pseudoculturali dai quali tracimano le nefaste ideologie oggi in voga e l’odio anticristiano, ma anche tutti quei personaggi assai discutibili e che dalle loro passarelle televisive non perdono occasione per catechizzare il popolo bue, irridere Dio e la religione. E poco importa se lo fanno per effettiva convinzione o perché, come le prostitute, non sanno dire no ai cachet a tre zeri che accompagnano le loro comparsate.

E se non siamo capaci di rinunciare al televisore per dedicarci alla recita di un rosario e alla lettura di un buon libro, ben ci sta Fiorello e tutto il caravanserraglio televisivo.

 


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