Durante la processione a Pesaro è apparso San Giuseppe


DALL’8 DICEMBRE 2020 ALL’8 DICEMBRE 2021 SI CELEBRA, COME VOLUTO DA PAPA FRANCESCO, UN ANNO PARTICOLARE DEDICATO A SAN GIUSEPPE, IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO DALLA SUA PROCLAMAZIONE A PATRONO DELLA CHIESA CATTOLICA.

PER MEDITARE OGNI GIORNO DI MARZO SUL PADRE PUTATIVO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO INFORMAZIONE CATTOLICA VI OFFRE UNA RIFLESSIONE QUOTIDIANA.

Di don Giuseppe Tomaselli*

 

Tredicesimo giorno

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

A Gerusalemme

La felicità della Sacra Famiglia nella casa di Nazareth ebbe una parentesi dolorosa. Fu una dura prova che il Signore stesso volle; il cuore della Vergine e quello di San Giuseppe sanguinarono.
Gli Ebrei celebravano ogni anno grandi solennità religiose; infatti la Legge di Dio prescriveva: Tre volte l’anno ogni maschio comparirà davanti al Signore Dio, nel luogo che Egli avrà eletto: nella festa degli Azimi (Pasqua), nella festa delle Settimane (Pentecoste) e nella festa dei Tabernacoli (Deut., XVI – 16).
Erano obbligati ad andare al Tempio di Gerusalemme soltanto gli uomini; le donne erano libere di andarvi, ma vi accorrevano numerose per devozione; i fanciulli erano esenti da questa legge, però solevano seguire i genitori. L’obbligo cominciava all’età di 12 anni, quando il ragazzo si chiamava « Figlio della Legge ». San Giuseppe si recava ogni anno a. Gerusalemme, seguito dalla Madonna e da Gesù. Circa cinque giorni durava il viaggio. Durante il cammino i pellegrini cantavano i Salmi delle Ascensioni.
Gesù contava allora dodici anni e nella festa della Pasqua era a Gerusalemme in compagnia dei Genitori. Finite le pratiche di rito, che duravano quasi una settimana, ci si accinse al ritorno.
Per usanza, o forse per prescrizione, si partiva da Gerusalemme in due carovane: quella degli uomini e quella delle donne. I fanciulli potevano andare con l’una o con l’altra carovana. Gesù, approfittando della confusione, si sottrasse allo sguardo dei Genitori e rimase a Gerusalemme.
La Vergine, non vedendolo vicino a sé, credette che fosse con San Giuseppe; questi credette che fosse con sua Madre. Ma quando giunsero alla fine della prima tappa del viaggio, presso la moderna cittadina di Ramallah, luogo ove si riunivano le due carovane, Maria e Giuseppe si avvidero che Gesù si era smarrito. Quanto dolore e quante lacrime!
Cominciarono le ricerche, dapprima informandosi con i pellegrini e poi, ritornati a Gerusalemme, chiedendo notizie presso parenti ed amici.
Passarono tre giorni nel dolore. San Giuseppe consolava la Santa Sposa e contemporaneamente domandava a se stesso se fosse stato colpevole dello smarrimento di Gesù.
Dopo ansie, sospiri e lacrime, lo ritrovarono nel Tempio, in atto di disputare con i Dottori della Legge. Gesù ascoltava ed interrogava quei vecchi Dottori, i quali restavano sbalorditi della sua sapienza e delle sue risposte.
Quando la Vergine poté riabbracciarlo, gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo Padre ed io, addolorati, ti abbiamo cercato!
Gesù rispose: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo trovarmi nelle cose che riguardano il Padre mio? (San Luca, II – 48).
Con questa risposta Gesù voleva ricordare alla Madonna ed a San Giuseppe che Egli era il Figlio di Dio e che, permettendo quel dolore, aveva operato in conformità al volere del Padre Celeste.
San Giuseppe e la Vergine conservavano nel loro cuore le parole di Gesù e le meditavano.

Esempio

Nella mattinata del 14 Marzo 1858, alcuni giorni prima della festa di San Giuseppe, un giovane mercante era partito da Pesaro. Sentendosi male, si fermò in un albergo. L’indomani l’albergatore, non vedendolo uscire dalla camera, vi entrò per informarsi della sua salute. Il mercante era irrigidito ed immobile, come fosse di marmo.
Fu chiamato il medico, che riscontrò l’apoplessia; diede i rimedi del caso, ma tutto fu inutile. Appena appena si avvertiva che l’infermo respirava ancora; il suo corpo era insensibile anche al bottone di fuoco. Cinque giorni durò tale stato.
Un Sacerdote, che era corso al letto del moribondo, gli diede l’assoluzione sotto condizione ed affidò quel caso pietoso a San Giuseppe, pregando e facendo pregare.
Dopo cinque giorni, essendo la festa di San Giuseppe, si faceva la processione con la statua del Santo; appena questa giunse sotto la finestra del moribondo, avvenne un prodigio. Il moribondo cominciò a muoversi e riprese a parlare; dopo mezz’ora era perfettamente guarito. Il medico non sapeva spiegarne la guarigione.
Il Sacerdote commosso chiese al miracolato: Com’è avvenuto il prodigio?
– Mentre si svolgeva la processione, mi è apparso San Giuseppe, in bellissimo sembiante, e mi ha detto: Sono venuto a darti la salute!

Fioretto – Vedendo qualche Chiesa o passandovi vicino, volgere il pensiero a Gesù Sacramentato e dire qualche breve preghiera.

Giaculatoria – San Giuseppe, aiutami nelle avversità a fare la volontà di Dio!

 

Il testo che vi abbiamo proposto è stato tratto da libro Don Giuseppe Tomaselli, San Giuseppe – Mese in suo onore (1962), di proprietà dell’Istituto Teologico “San Tommaso“, Via del Pozzo, 43 – 98121 Messina, al quale il libro può essere chiesto, oppure scrivendo alla mail: dongiuseppetomaselli@gmail.com.

 

* Don Giuseppe Tomaselli, nato a Biancavilla (Catania) il 26 gennaio del 1902 e morto a Messina nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1989, entrò nel 1916 nella Congregazione Salesiana, venne ordinato sacerdote nel 1926 e, lungo il suo ministero, durato quasi 63 anni, fu parroco, insegnante, cappellano presso comunità religiose, esorcista, taumaturgo ed apostolo della buona stampa cattolica. Proprio in quest’ultima veste diffuse ben 10 milioni di copie dei suoi 120 libri, testi che ancora sono molto richiesti e letti.

 

 

 

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments