Molti oggi si dicono “agnostici” per ignoranza!


Dio non è amato perché non è conosciuto. All’ignoranza si aggiunge la vanità e la mala volontà…

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Il profeta rimprovera il suo popolo: gli fa prendere coscienza dei suoi peccati e minaccia i castighi di Dio. Quando poi, questi arrivano, ne spiega il senso e il valore medicinale. “Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà… Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra” ( (Os 6,1.3).

Il popolo muore per mancanza di conoscenza: Dio non è amato perché non è conosciuto. All’ignoranza si aggiunge la vanità e la mala volontà; uno sguardo sempre rivolto alle cose della terra non può percepire il volto di Dio e capire l’opera sua. “Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti” (v.6).

Molti oggi si dicono “agnostici”: non hanno conoscenze certe su Dio e magari sono scienziati o uomini di cultura. Temono di dire: “io credo!”. Sono cattivi conoscitori e poco amatori della verità. Un amore che svanisce come la rugiada ai primi tepori del mattino.

Il superbo esalta se stesso e disprezza gli altri. Così il fariseo al tempio, che davanti a Dio vanta i propri meriti e giudica indegno il pubblicano. Ma questi fu più accetto a Dio dell’altro, perché più umile si riteneva meritevole di castighi e chiedeva pietà.

E l’ottenne, perché “chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”.


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