Lo Stato ha “diritto” sul corpo, ma non sull’anima


COM’ERA GRANDE E DA RIPRENDERE IL PENSIERO IDENTITARIO DI SAN TOMMASO D’AQUINO!

Di Matteo Castagna

Tre settimane di chiusura completa, dopo un anno di restrizioni, saranno pesanti anche sotto il profilo psicologico. L’uomo è un animale sociale e quindi, la clausura forzata, diviene faticosa.

Draghi, a differenza del passato, ha assicurato che, poi, si vedrà la luce in fondo al tunnel. Gradualmente, ma si vedrà. Sembrerebbe la richiesta di un ultimo sforzo. Un ultimo sacrificio prima del traguardo, che, però, è sempre quello più duro.

La società è lacerata dalla paura e dalle incertezze, dalla crisi economica e dal nichilismo, dalla mala gestio dell’emergenza sanitaria del 2020. Per San Tommaso d’Aquino la società è un fenomeno naturale e non convenzionale: l’uomo è naturalmente sociale. E in questo egli concorda con tutta la tradizione cristiana, precedente e successiva. La clausura forzata e la privazione delle libertà fondamentali possono portare gravi conseguenze, di cui è necessario tener conto.

Rispetto a Sant’ Agostino, egli pensa che anche lo Stato sia naturale e non conseguenza del peccato originale: in questo si esprime il suo realismo e l’avversione a ogni sogno utopico. L’uomo avrebbe, comunque, avuto bisogno di un’ organizzazione statale, di leggi, strutture, istituzioni.

Di qui il rigetto, anche attuale, di teorie irrazionali, dettate dall’istinto, inventate per scopi non espliciti, prive di basi teologiche o scientifiche, umorali o preconcetti ideologici, allocuzioni visionarie del futuro, in particolare farneticazioni deliranti di accademici “tuttologi”, solitamente narcisi logorroici in cerca del secondo reddito, che, come sempre avvenuto nella storia, si sentono frustrati dietro la cattedra, quindi desiderano emanciparsi dalla carriera da loro scelta, per andare ad occuparsi di quella politica, di cui nulla capiscono, non perché non ne abbiano le doti intellettive, quanto perché manca loro l’esperienza e il modo di pensare della politica. “Ad ognuno il suo – direbbe mio padre – perché solo in questo modo si fa girare l’economia”…

San Tommaso ci insegna che ogni individuo ha dei doveri verso lo Stato (deve pagare le tasse, ad esempio, ma anche essere disposto a morire per la Patria, visto che questa gli assicura la sopravvivenza materiale: garantendogli la vita del corpo ha diritto a chiedere in cambio la stessa vita del corpo); tuttavia lo Stato non gli può chiedere tutto: ha un diritto sul corpo, ma non sull’anima. In particolare non gli può chiedere di andare contro coscienza: le leggi positive, emanate dagli Stati, sono obbliganti in quanto rispecchiano la legge naturale, che ogni uomo può avvertire nella sua coscienza.

Ciò non significa, peraltro, individualismo. Importante è, infatti, il concetto di bene comune, a cui l’individuo deve indirizzare la sua azione. Resta la possibilità di ribellarsi a un’autorità statale gravemente ingiusta, attuando una rivoluzione, se il regime da rovesciare sia effettivamente fonte di gravi mali e se il suo rovesciamento appare ragionevolmente possibile senza creare mali ancora peggiori.

E’ attitudine eversiva ed a-cattolica anche solo paventare questa possibilità, se non si è in grado di esser certi che con essa non si crei un male peggiore. Ogni utopia e soluzione irraggiungibile cozzano con il realismo tomista e spingono nel baratro dell’isolamento o, ancora peggio, della perdita di credibilità, a favore soltanto della “nicchia dei folli”, che svanisce col cambio di stagione, lasciando il poveretto con il cerino in mano. Peraltro spento.

Poiché la società politica non è una sostanza, ma una relazione, il bene comune a cui pensa San Tommaso è il bene di tutti e di ciascuno, cioè un bene che non deve mai togliere all’individuo quello che gli è essenziale per essere uomo; non un bene a sé stante, perché appunto la società non è una sostanza a sé stante, ma quel bene che rifluisce sui singoli per il fatto della loro unione, un bene insomma del quale tutti partecipano. Ma Tommaso va oltre. Sostiene che il bene dell’intera città è maggiore di quello del singolo individuo, e ancor più grande è il bene che si riferisce “ad un’intera gente, nella quale sono contenute molte città”. Com’era grande e da riprendere il pensiero identitario di San Tommaso d’Aquino!

 


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