Come conoscere la volontà di Dio sull’esempio di san Giuseppe


La prima cosa da imparare da san Giuseppe è la purezza

Di Maria Bigazzi

San Giuseppe conobbe la volontà di Dio grazie alle sue virtù di uomo giusto e alla piena fiducia in Dio.

Egli non dubitò né di Dio, né di Maria perché in lui si compiva perfettamente la volontà del Padre, che lo guidò in modo straordinario durante tutta la sua vita, elevandolo a guida e modello per tutta l’umanità.

La figura di san Giuseppe riveste un ruolo importantissimo e si propone a noi come guida sicura per arrivare a Maria, e per mezzo di Lei a Gesù, e per mezzo di Gesù a Dio.

San Giuseppe è colui che, come afferma il beato Bartolo Longo, “Dio volle esaltare sopra i re della terra e i principi della sua celeste milizia!”. Basterebbe il solo fatto che egli fu scelto da Dio come padre del Suo Figlio Unigenito, vero Uomo e vero Dio, a confermarne la grandezza.

Il santo patriarca si presenta come modello per la nostra società, oggi ferita dall’indifferenza e spesso dall’odio verso il Creatore. In particolare, egli ci insegna la via per raggiungere la perfezione e diventare veri figli di Dio, sopportando con pazienza tutte le difficoltà e le prove della vita.

La prima cosa da imparare da san Giuseppe è la purezza, quell’importantissima e fondamentale virtù per apparire luminosi di fronte a Dio. Oggi il mondo ci propone sempre il male e il brutto, e questo è ciò che vuole il demonio, per turbare gli animi e allontanarli dalla Bellezza che viene da Dio.

Un altro insegnamento prezioso che ci fornisce san Giuseppe è il pieno abbandono in Dio, che comporta una cieca fiducia in Lui e una sincera apertura del cuore, perché attraverso la sua Grazia Egli possa comunicarci la Sua volontà.

Una concezione erronea e fuorviante presenta san Giuseppe come un uomo dubbioso che non comprende la missione a cui è chiamato, in quanto desideroso di realizzare i suoi progetti umani.

Lo sposo di Maria non fu un uomo qualsiasi, bensì quell’uomo scelto tra gli uomini, cui Dio volle affidare “la custodia dei suoi tesori più preziosi” (S.Rituum Congreg.,Quaedmodum Deus).

Nel Vangelo, Giuseppe viene chiamato “uomo giusto”, e ciò indica sì la sua attenzione alle leggi di Dio e degli uomini, ma soprattutto sottolinea che egli era stato scelto per affiancare Colei che fu pensata e preservata dal peccato fin dall’eternità, perché diventasse degna dimora del suo Figlio Unigenito.

Dunque, san Giuseppe era già nel progetto di Dio, perché divenisse il custode e padre terreno del Suo Figlio e di Maria Vergine. Un mistero grande e incomprensibile alla mente umana, ma avvicinabile da chi si apre totalmente alla volontà del Padre, come fece mirabilmente san Giuseppe.

Offerta già la sua verginità a Dio, come Maria Santissima, i due santi Sposi divennero entrambi partecipi in modo differente, ma sempre uniti, al mistero della Redenzione del genere umano.

Al momento dell’Annunciazione la Vergine Maria aveva già detto il suo Fiat alla volontà di Dio, divenendo così Mediatrice della grazia divina e redentiva e portatrice di Gesù a tutti gli uomini.

Mancava il sì di san Giuseppe, chiamato da Dio a divenire “l’introduttore” e modello della Buona Novella predicata da Gesù e Dio stesso, come afferma Paolo VI.

Il Vangelo ancora una volta ci presenta questa figura legata a Dio in un modo particolare, tanto da ricevere continui consigli da Lui per mezzo dei Suoi angeli. San Giuseppe si mostra obbediente e docile alla volontà del Padre, perché sa che solo confidando pienamente in Lui, potrà portare a compimento la vocazione a cui Egli lo ha chiamato. 

Giuseppe però, comprendendo il grande mistero che si stava compiendo sulla sua Sposa, si sente “turbato”, in quanto non si ritiene degno di diventare partecipe del mistero della Salvezza umana, evento tanto sospirato e atteso da tutte le genti. 

Tale turbamento o dubbio, non riguarda la Vergine Maria che lui ben conosceva e sapeva essere la più pura delle creature, investita di una particolarissima grazia di Dio. Ella, che fin da bambina si era consacrata a Dio, non poteva che nascondere in sé un mistero più grande (il più grande di tutta la storia umana), di cui san Giuseppe, considerando la propria umanità, si ritiene non degno di prendervi parte. 

Ma Dio intervenne in modo mirabile, lasciando percepire a Giuseppe la presenza del Suo Figlio nel grembo di Maria, primo Tabernacolo, e attraverso lo Spirito Santo che fa riconoscere a santa Elisabetta la Madre del suo Signore, la Piena di grazia, che porta in sé Dio stesso.

Non solo, Dio gli confermò il suo compito, privandolo del dubbio di essere indegno di rivestire tale ruolo, mediante l’annuncio dell’angelo, il quale gli dice di non temere di prendere Maria sua Sposa, infatti il Bambino che è in lei viene dallo Spirito Santo (Mt 1, 20-21) e lui dovrà provvedere ad essergli padre sulla terra. 

San Giuseppe ci insegna che attraverso la purezza e aprendo il cuore a Dio per ascoltarLo, Egli ci fa conoscere le sue vie in modo meraviglioso, senza lasciarci mai soli e abbandonati.

Tutto si riassume in un’unica espressione tanto cara al card. J. Henri Newman: “Cor ad cor loquitur”. Dio parla all’uomo per mezzo di Gesù Cristo; l’uomo parla all’uomo collaborando con la grazia divina in unione con lo Spirito Santo – ne abbiamo un grande esempio con Elisabetta, che colma di Spirito Santo, dichiara la divina maternità di Maria agli uomini –; e infine “l’uomo parla a Dio” aspirando, con l’aiuto della sua grazia, ad una profonda unione con Dio.

La vita di san Giuseppe si racchiude in questa formula.


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