Shemà. Commento al Vangelo del 20 marzo della teologa Giuliva Di Berardino


Shemà (in ebraico “Ascolta”), un commento al Vangelo del Giorno di Giuliva Di Berardino.

Anche a noi, uomini e donne del terzo millennio, Nostro Signore Gesù Cristo dice: “Shemà”. Ascoltiamolo!

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IL COMMENTO TESTUALE

IL VANGELO DEL GIORNO: Gv 7, 40-53

sabato 20 marzo 2021

Il Vangelo di oggi mette in evidenza il dissenso sulla persona di Gesù, le diverse opinioni che c’erano sul personaggio di Gesù. Il testo si apre, infatti, con un’esigenza che avvertiamo nel cuore, l’esigenza di una ricerca della verità su Gesù: chi è Gesù? Questa domanda apre il testo. E il Vangelo ci annuncia che per alcuni è il profeta, per altri il Salvatore, ci ricorda che c’è chi lo accoglie, chi lo rifiuta, chi desidera eliminarlo dai pensieri e dalla vita, e chi, come Nicodemo,  che era andato di notte da Gesù, cerca di far riflettere i suoi colleghi del sinedrio in modo da aprire nuove piste di ricerca sulla verità, ma non ci riesce. Queste reazioni contrastanti che provoca Gesù sono la prova del fatto che Egli è il “segno di contraddizione” che lascia emergere dai cuori stessi degli uomini la verità, cioè tutto ciò che è nella profondità, nell’animo, nel cuore delle persone. Ecco, come a Gesù, e come in questo testo a Nicodemo, anche a noi può capitare di venire smentiti e derisi perché cerchiamo di condividere una nostra esperienza di Gesù a coloro che lo rifiutano, e anche noi possiamo quindi facilmente sperimentare quello che oggi il Vangelo ci annuncia, cioè che la via del Signore è sempre quella che non si impone mai, che rispetta sempre la libertà di chi rifiuta la verità, di chi è in ricerca, perché in realtà  siamo tutti in ricerca della verità. Questo è il senso della testimonianza che ci offre la croce di Gesù, una testimonianza che non si impone, ma che, allo stesso tempo, non si nasconde, perché resta lì, come segno di contraddizione, come segno di quell’amore offerto, che si può accogliere o di rifiutare,ma che resta per sempre. Ora, questo intervento nel sinedrio di Nicodemo è per noi un esempio di quello che può provocare una testimonianza di fede, perché, innanzi tutto, Nicodemo non si nasconde più, come aveva fatto qualche giorno prima andando a incontrare Gesù di notte, non desidera più nascondere che, grazie a quella notte, ha potuto riconoscere che Gesù è il Messia. E oggi vediamo quindi Nicodemo che dice la sua opinione su Gesù, e, anche se viene umiliato, perché gli viene detto che parla come uno che non studia e non conosce Dio, nel suo cuore sa che l’unica via per conoscere Dio è quella di riconoscerlo insieme agli altri e perciò è pronto a vivere questa umiliazione pur di suscitare il confronto, il dialogo. Nicodemo, non è scritto, ma si avverte, vorrebbe avere la libertà di parlare della sua esperienza personale, di condividere le sue impressioni sull’incontro avuto di persona con Gesù, perché ha imparato da Gesù, il Maestro, che la conoscenza della verità non può essere uno strumento di potere, ma una via di comunione. E invece, come vediamo, il tentativo di Nicodemo non riesce, perché il testo ci informa che “ciascuno tornò a casa sua”. Comprendiamo allora che, quando ci comportiamo come i colleghi di Nicodemo, quando ci riteniamo sapienti e facciamo di quello che sappiamo un mezzo per escludere gli altri, allora facciamo come questi membri del sinedrio, che pensavano di conoscere bene il disegno di Dio, pensavano di avere una buona conoscenza di Gesù, ma non l’avevano incontrato di persona, non ci avevano parlato, fosse pure di notte, come Nicodemo. Studiavano la Sacra Scrittura, ma non sapevano che in realtà Gesù veniva dalla Galilea, ma non era originario della Galilea e che perciò davvero poteva essere   lui il Messia. Oggi, allora, in qualche modo il Vangelo ci esorta a fare anche noi la nostra parte, come ha fatto Nicodemo: a suscitare delle domande in chi ci sta accanto, ad agire come Gesù ci ha insegnato, con rispetto e discrezione, con amore verso gli altri, perché l’esperienza unica che abbiamo fatto personalmente di Gesù, non è la stessa per tutti, ma è proprio per questo che parlare, con rispetto e stima reciproca, può aiutarci a conoscere meglio l’amore infinito di Dio per tutta l’umanità. Preghiamo allora perché in questo tempo di grazia possiamo anche noi fare come ha fatto Nicodemo: sopportare forse  anche qualche umiliazione per amore di Gesù, sapendo che comunque la nostra presenza nel mondo può aprire un varco nelle coscienze, può insegnare un modo diverso di cercare la verità, di condividere le esperienze di Dio senza giudizio, con rispetto, perché Dio desidera farsi conoscere a tutti, ma non come ce l’aspettiamo noi. Buona giornata!

Gv 7, 40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

IL COMMENTO IN VIDEOhttps://www.youtube.com/channel/UCE_5qoPuQY7HPFA-gS9ad1g/videos


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