Continuano le blasfemie in Quaresima: “Domine, salva nos, perimus!”


UNA GRANDE OPERA DI MISERICORDIA DEL CATTOLICO, CHE NON SI INSEGNA PIÙ, È QUELLA DI RIPARARE LE BESTEMMIE, AIUTANDO COLORO CHE BESTEMMIANO LO SPIRITO SANTO

Di Matteo Castagna

Non solo lo show blasfemo al festival di Sanremo. Pochi giorni dopo, una fetida caricatura della Madonna, rappresentata con la forma dell’organo sessuale femminile, portata in “processione” da alcune femministe fino alla scalinata che porta al sagrato della parrocchia dei Santi Angeli Custodi, di piazza Sempione a Roma, la Città Eterna. Il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, ignoti malfattori hanno rubato il tabernacolo della chiesa di Tavernelle (VI).

Possiamo continuare con la squallida cronaca delle profanazioni con la distruzione di una statua della Santa Vergine Maria, con la vigliaccata di sabato a Castello di Cosseria (Savona) ove un Crocifisso è stato brutalmente vandalizzato, attraverso l’amputazione delle gambe, una delle quali conficcata nel ventre di Gesù.

Sembra che episodi analoghi siano all’ordine del giorno, specialmente durante questa Quaresima, periodo di preparazione alla Santa Pasqua, ovvero al Sacrificio perfetto del Messia, che dopo la Passione e la morte infame di croce, risorge dagli inferi per la redenzione del mondo, compiendo l’atto più avverso a Satana, quello più insopportabile, che dimostra l’onnipotenza del Dio che si fa Uomo e gli strappa le anime sante dalla dannazione eterna.

L’insegnamento morale della Chiesa cattolica applica il secondo comandamento “Non pronunciare il nome di Dio invano” alle bestemmie, anzi, vede nella bestemmia un gesto ancora più grave di quello stigmatizzato dal secondo comandamento.

L’imperatore Giustiniano giudicava i bestemmiatori meritevoli di morte più di qualsiasi altro delinquente. Filippo II li faceva affogare con una grossa pietra al collo. Luigi IX faceva forare la lingua dei bestemmiatori con un ferro rovente e diceva che egli stesso si sarebbe sottoposto a tale supplizio pur di eliminare la bestemmia dal suo regno.

San Giovanni Crisostomo ha scritto negli Annali: «Per la bestemmia vengono sulla Terra le guerre, le carestie, i terremoti, le pestilenze. Il bestemmiatore attira il castigo di Dio su se stesso, sulla sua famiglia e sulla società: Dio, per la bestemmia, spesso punisce gli uomini in generale, ma a volte punisce anche il singolo in particolare. Pur se nel corso della vita ci sono dei bestemmiatori che non vengono puniti dalla giustizia di Dio, alla fine della vita nessuno sfuggirà alla sua sentenza».

Padre Pio ha scritto nell’Epistolario: «La bestemmia attira la maledizione di Dio sulla tua casa ed è la via più sicura per andare all’inferno».

San Luca evangelista ci spiega che “chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo non sarà perdonato”. Si pecca contro lo Spirito Santo quando non ci si pente sinceramente dell’oltraggio compiuto. Coloro che bestemmiano lo Spirito Santo stanno rifiutando il perdono di Dio fino alla fine della loro vita. Questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo, poiché si rifiuta la salvezza che è offerta a ogni persona dallo Spirito Santo.

Perciò, è un grande atto di pietà non solo riparare con le preghiere alle blasfemie ed ai sacrilegi, ma anche sperare che vengano identificati presto gli autori di questi ignobili gesti, non solo perché ricevano la giusta punizione del mondo, ma affinché possano essere aiutati a pentirsi veramente, affinché non si trovino in stato di impenitenza contro lo Spirito Santo al momento del Giudizio. Questa sarebbe la vera, grande opera di misericordia del cattolico, che non si insegna più. Domine, salva nos, perimus!

 


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